Una protesta che abbraccia quella degli autotrasportatori, che si fa espressione di un malcontento che investe le diverse fasce della società. E’ quella degli studenti che hanno manifestato questa mattina contro il carovita e insieme in difesa del diritto allo studio, denunciando le difficoltà quotidiane legate ai trasporti e alle condizioni degli edifici scolastici. Una protesta per manifestare solidarietà ad agricoltori e autotrasportatori e chiedere risposte concrete alle istituzioni, dando voce ai disagi che accompagnano il percorso scolastico di tanti giovani, soprattutto di chi ogni giorno deve spostarsi dai comuni della provincia per raggiungere il proprio istituto.
«Il diritto allo studio non può dipendere dal prezzo della benzina» e «Stop al caro vita» sono alcuni dei messaggi affidati agli striscioni. A campeggiare, tra gli altri, lo slogan «Meno illusioni, più soluzioni», ripetuto dai partecipanti per richiamare l’attenzione su problemi che, secondo gli organizzatori, non possono più essere rinviati.
In prima linea l’Unione degli Studenti, che ha rilanciato alcune delle principali rivendicazioni: riduzione del costo dei libri, gratuità dei trasporti per i pendolari e maggiore attenzione alla sicurezza degli edifici scolastici irpini. Questioni che si intrecciano con il tema più ampio delle disuguaglianze sociali e dell’accessibilità all’istruzione. Lo sottolinea Antonio Liuzzi dei Giovani Comunisti “Si continuano a destinare fondi alla guerra senza investire concretamente sull’istruzione. Intanto, aumenta il costo della vita ma non aumentano gli stipendi”. Numerose le associazioni presenti, Davide Perrotta per Arci, Giuseppe Aurigemma dell’associazione Nui ra Ferrovia, Uds, Legambiente e numerosi studenti universitari. Presente anche il comitato degli agricoltori.
A portare la propria solidarietà ai manifestanti anche il sindaco di Avellino, Nello Pizza, che ha condiviso le ragioni della protesta, soffermandosi sulle scelte di investimento pubblico. «Quando gli stidenti protestano hanno sempre ragione, ed è importante essere vicini oggi più che mai: hanno più di un motivo per essere arrabbiati e per protestare. C’è un taglio costante alle spese per la scuola e per l’istruzione, mentre aumentano gli stanziamenti per gli armamenti. Da questo punto di vista, credo che la loro manifestazione sia più che giusta», ha dichiarato.
Il primo cittadino ha poi sottolineato il valore della partecipazione giovanile, considerandola un segnale positivo in una fase in cui sembra difficile guardare al futuro con fiducia. «Portano con sé un vento nuovo, ed è un inno alla speranza. In un tempo in cui l’ottimismo sembra non avere più spazio, sono loro a restituircelo», ha aggiunto, rivolgendosi quindi al Governo: «In questa battaglia c’è il futuro dei nostri ragazzi. Non si ferma lo spopolamento delle aree interne, né si garantisce il diritto allo studio e a restare, se non si sostengono le economie che tengono vive queste terre, a partire dall’agricoltura. In Piazza Libertà, come in tante altre piazze, ho visto tanti giovani, consapevoli e presenti. Portano con sé un vento nuovo, ed è un inno alla speranza. In un tempo in cui l’ottimismo sembra non avere più spazio, sono loro a restituircelo. Il Governo non può girare la faccia dall’altra parte. Voltare le spalle a queste categorie, a queste generazioni significherebbe voltare le spalle al Paese intero e al Mezzogiorno»
Senza dimenticare la protesta degli autotrasportatori «La loro non è una protesta di categoria. È il grido di chi lavora, produce e manda avanti il Paese. E riguarda tutti noi, perché quando un camion si ferma o un campo resta incolto a pagarne il prezzo sono le famiglie che vedono salire la spesa, le piccole imprese che faticano a restare aperte, l’intera comunità che si impoverisce. Anche Avellino ne sente il peso, nelle attività commerciali, nei bilanci domestici, nelle preoccupazioni che ascolto ogni giorno dai cittadini. Da Sindaco sento il dovere di dare voce a questa sofferenza. Chi chiede di poter lavorare con dignità, senza essere schiacciato da rincari che mettono a rischio il proprio futuro, non chiede nulla di più di ciò che gli spetta».


