Verrà resa nota il prossimo 6 novembre la decisione del Gup del Tribunale di Avellino, Giulio Argenio, sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura nei confronti di tre indagati per la morte e la scomparsa di Domenico “Mimì” Manzo.
L’operaio 60enne di Prata Principato Ultra svanì nel nulla la sera dell’8 gennaio 2021 dopo un acceso diverbio con la figlia Romina, scoppiato mentre nella loro abitazione si stava svolgendo una festa di compleanno tra amici.
Gli accertamenti giudiziari delineano responsabilità distinte per i tre giovani coinvolti: Romina Manzo (la figlia): Risponde della contestazione di favoreggiamento nei confronti degli amici. Loredana Scannelli e Alfonso Russo: Raggiunti dalla pesante accusa di omicidio aggravato da motivi abbietti e occultamento/soppressione di cadavere.
Secondo la ricostruzione del sostituto procuratore Chiara Guerriero, che ha guidato le indagini dell’Arma dei Carabinieri, all’origine dei forti contrasti familiari c’era la ferma opposizione di Manzo alla frequenza della figlia con la coppia Scannelli-Russo. L’uomo era convinto che i due la stessero sfruttando economicamente, spingendola a dissipare la somma incassata come risarcimento a seguito di un grave incidente stradale.
La vicenda, rimasta a lungo al centro dei riflettori della cronaca nera nazionale e di frequenti approfondimenti della trasmissione TV “Chi l’ha visto?”, ruota attorno a quanto accaduto in quella drammatica serata.
Pochi minuti dopo essersi allontanato da casa in seguito alla lite, alle 21:50 dell’8 gennaio 2021, Mimì Manzo fu immortalato per l’ultima volta dalle telecamere di videosorveglianza mentre camminava lungo la strada diretto verso la dismessa stazione ferroviaria del paese. Da quel momento di lui non si è avuta più alcuna notizia.
Spetterà ora al giudice Giulio Argenio stabilire, il prossimo 6 novembre, se gli elementi raccolti dagli inquirenti siano sufficienti a disporre il rinvio a giudizio per tutti e tre gli imputati.

