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Andrea Iacomini, ospite on line del Convitto: “Cari ragazzi, sappiate farvi prossimi del vicino di casa e delle guerre lontane”

Andrea Iacomini, portavoce Unicef, è uomo appassionato e convinto comunicatore della sua missione di dare voce ai tanti diritti dell’infanzia negata, ma, ospite on line del Convitto Nazionale, non nasconde la sua emozione nell’essere accolto dai corsisti del Pon “Legislazione nazionale e sovranazionale per la difesa dei diritti dell’uomo”, curato dalla Prof. Angela Nardiello, con il supporto della Prof. Irene Massaro. A scuotere i relatori ed i partecipanti al lungo incontro pomeridiano del 13 aprile scorso, dopo i saluti istituzionali della Dirigente Prof.ssa Maria Teresa Brigliadoroe della Prof.ssa Amalia Benevento, Presidente del Comitato Provinciale Unicef, è la proiezione dello short-film di Elvis Naci, vincitore di un Premio Oscar, per aver raccontato con sensibilità come dietro al ritardo nell’ingresso a scuola di un alunno, sbrigativamente e severamente punito dal maestro, si nasconde magari l’assistenza ad un disabile.
“Questo video- esordisce Iacomini – dovrebbe avere una diffusione capillare, forse prima ancora dei vaccini che non sono ancora equamente disponibili. Essere portavoce dell’Unicef significa dare voce ad un’ associazione che opera in 96 Paesi e per la quale mi sto adoperando da più di10 anni”. Iacomini ama porsi subito alla pari con i ragazzi e racconta : “Avevo 12 anni e mi rintanavo in stanza con “ L’espresso”sul comodino, mentre crollava il muro di Berlino, con mia madre che mi diceva di “rubare con gli occhi” ciò che vedevo in viaggio, in roulotte con papà. Ho conservato questa abitudine per tutta la vita”. Non è, quindi, un caso se Iacomini ripropone a chi lo ascolta una serie di immagini impresse nel relatore e subito trasferite nelle mente e negli occhi degli uditori. Ecco, dunque, il ricordo di quella sabbia rossa che si confondeva con la melma dell’aereoporto in Sierra Leone, dove – avverte Iacomini – non si sa se si ritrova il bagaglio e dove medici volontari usano i loro cellulari per illuminare improvvisate sale travaglio, per far nascere bambini, dal destino incerto.
“Tanti bimbi muoiono magari in alluvioni sott’acqua ma non fanno notizia, come i canotti per salvare gli uomini di New Orleans”. Muove da questa esigenza di comunicare drammi tenuti nascosti dai mass media l’impegno del portavoce Unicef il quale ricorda delle prime volte in cui, convinto di ricevere attenzione da unaimportante testata televisiva, vide la sua intervista cancellata ed addirittura sostituita da un servizio per dare suggerimenti su come abbeverare…un gatto disidratato!
“ Non vi stupite – prosegue- ma sono tante le notizie serie, che vengono spesso sacrificate, in nome della pur fascinosa Belen e dei suoi amori!”

Iacomini è cosciente di quanto il mondo occidentale segua con scarsa attenzione tante situazioni geopolitiche come la guerra siriana, inizialmente giudicata scaramuccia locale, che ha invece ripercussioni in tutto il mondo. “Solo dopo il Bataclan, ci accorgiamo di equilibri internazionali complicati, di milioni di persone in fuga dai conflitti. “I profughi non sono “ invasori” ma persone che soffrono, ammassate magari in campi dove vi è un bagno chimico per 10000 persone!”.
Iacomini elabora cifra su cifra i numeri delle persone costrette a fuggire dalle guerre, ma il suo racconto non è mai distaccato ma sempre partecipe dei tanti drammi umani a cui ha dovuto assistere. “Sono stato tante volte in viaggio in realtà difficili con mio figlio, che magari mi invitava a fare castelli sulla sabbia, mentre mi toccav adi vedere raid aerei in cui bimbi, intenti a giocare la classica partita 11 contro 11 venivano sterminati in un attimo!”. Tante le immagini forti proposte dal portavoce come forte è l’attenzione di chi lo ha ascoltato per ben 3 ore on line e tra le tante storie colpisce quella di un padre che sembrava volesse gettare in malo modo un bimbo in acqua. “Mi fu naturale richiamare quell’uomo, il quale mi spiegò, però, che era costretto ad insegnare al figlio a nuotare, perché il giorno dopo si sarebbe dovuto imbarcare con la moglie incinta per uno dei dolorosi viaggi sui barconi ed, in caso di naufragio, il suo ragazzo se la sarebbe dovuta cavare da solo! Quella lezione di nuoto purtroppo fu vana perché ho poi appreso che il ragazzo non è scampato al naufragio!” .
Ad un’ altra acqua, con un significato simbolico diverso riporta, invece, una poesia letta da Iacomini, tratta dal suo libro “ Il giorno dopo” in cui si fa riferimento ad una madre in fuga dalla guerra che preferirebbe riportare la propria creatura nel ben più sicuro liquido amniotico. Il racconto di Iacomini non annoia anche perchè il relatore, sollecitato dalle domande dei docenti e degli studenti ritorna con piacere ai suoi ricordi tra i banchi del famoso “Giulio Cesare” dove hanno studiato anche i famosi 34 delle III E di Antonello Venditti. “Sono stato studente liceale in anni non facili, in cui sono stati uccisi uomini come Falcone e Borsellino e sono crollati gli apparati di tanti partiti, ma non ho mai perso il mio interesse per l’impegno civile.” Il pensiero di Iacomini va, dunque, a quella Prof. del caro vecchio ginnasio che, oltre alla grammatica, dispiegava sempre il giornale in classe, agevolando quel contatto con la realtà, che egli non ha mai perso di vista, senza rinunciare a tanti interessi.
“Mi piacciono Freddie Mercury, Michael Jackson e Bob Geldof e, se posso – ammette Iacomini- do anche un’ occhiata all’Isola dei famosi, per distrarmi ma mai allontanarmi dalla realtà.” Il pensiero del giornalista va così, a quella Carta di Treviso del 1990 che dal 2016 è tra i doveri dei giornalisti, al fine di disciplinare i rapporti tra il diritto di cronaca ed i minorenni.

“A voi ragazzi – conclude Iacomini- sento di dedicare il mio tempo. Ho visitato più di 450 scuole in 2 anni ed ora, anche on line non mi fermo perché condividendo problemi si trovano soluzioni!”. Ed a chi tra i giovani corsisti Pon e redattori del giornale di istituto “Eos” gli chiede come si possano percorrere le sue orme risponde deciso:
“ Prima di pensare a grandi missioni internazionali che hanno tanti rischi, sappiate affacciarvi sul pianerottolo di casa perché di fronte a voi troverete le prime persone da aiutare…”

Pellegrino Caruso

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