Carmela Cuomo
Dal giorno dell’assemblea pubblica organizzata dall’associazione “NUI RA FERROVIA” riguardante Casa Betania, sugli organi di stampa della città si è scritto di tutto e di più fuorviando completamente il pensiero e il contenuto delle richieste avanzate dal quartiere. Occorre quindi fare alcune precisazioni: Borgo Ferrovia non è il ritratto fatto da alcuni giornalisti o pseudo tali dalla penna facile che si occupano di pura demagogia giusto per mettere giù qualcosa. Il nostro quartiere è altamente solidale. Noi sappiamo quante persone abbiamo aiutato, quante raccolte (farmaci, vestiario, alimentari, economiche) abbiamo fatto, quante famiglie in difficoltà abbiamo aiutato, nel nostro piccolo non ci siamo mai tirati indietro. Semplicemente non abbiamo fatto pubblicità, perchè la BENEFICENZA, quella vera, si fa in silenzio: e che questo sia da monito per chi, per statuto e vocazione, dovrebbe fare questo. Non ci si riempie la bocca del bene che si fa e si vomitano numeri per distrarre e spostare l’attenzione e il focus della questione su quanto faccia la Caritas. Casa Betania è stata strappata al quartiere senza rispetto e senza un briciolo di trasparenza. Casa Betania ha rappresentato per il quartiere, in questi anni, il centro di tutto, era il porto sicuro di chi si impegnava a rendere vivo e vivibile il quartiere. È stato il centro di dibattiti, il centro estivo per i ragazzi, organizzazione di tornei, feste di carnevale, riunioni di quartiere e anche ritiri spirituali (e sì, perché noi abbiamo un’anima e cerchiamo di curarla al meglio anche senza una guida pastorale adeguata) e presidio medico – scusate se sembra poco. Poi, all’improvviso ma in maniera ben studiata da chi avrebbe dovuto difendere il territorio e da chi avrebbe dovuto avere uno sguardo più lungimirante è calata dall’alto la decisione del cambio di destinazione d’uso di Casa Betania. Ci si pavoneggia sostenendo che una città a misura d’uomo si costruisce con la comunicazione e la partecipazione attiva dei cittadini ma questo si è verificato soltanto sulla carta: per Casa Betania è successo esattamente il contrario. Era l’unica struttura di riferimento sul territorio: adesso cosa ci rimane? Un altro punto fondamentale che occorre precisare è questo: basta fare titoli come “guerra tra poveri” – poveri a chi? È un insulto vero e proprio nei confronti del quartiere. Se le parole sono importanti, è il momento di cambiare il linguaggio. Non mi e ci risultano indagini sui redditi di Borgo Ferrovia per poter affermare tutto ciò: periferia non è sempre degrado ma spesso fa comodo lasciar passare questo messaggio. Chi ha scritto su di noi non saprebbe indicare Borgo Ferrovia sulla cartina geografica: al massimo è stato presente alla stazione perché adesso farsi vedere lì fa notizia. Noi non siamo solo la stazione. Noi chiediamo correttezza, trasparenza, partecipazione attiva alla nostra quotidianità perché abbiamo il diritto di dire la nostra, essere ascoltati ed essere incisivi. Da settembre 2026, Casa Betania non sarà più la NOSTRA Casa Betania ma diverrà un centro di cui la diocesi di Avellino e l’assessorato alle politiche sociali si riempiranno la bocca perché “loro sono al servizio dei poveri e degli ultimi” ma solo sulla carta. Facciamo chiarezza: le cooperative sociali non sono organi di beneficenza o organizzazioni no-profit ma imprese a tutti gli effetti con obiettivi economici. Durante l’assemblea di martedì 14 luglio 2026 non ho visto nessuno ispirarsi alle parole e alle azioni di Madre Teresa di Calcutta o, per restare in tema, di San Francesco d’Assisi: a voi le conclusioni. Precisiamo, inoltre, che Borgo Ferrovia è un quartiere pieno di persone, giovani e non, con un alto livello d’istruzione, di cultura e di professionalità sul lavoro che, purtroppo, presenta criticità sul piano della vivibilità a causa di incurie amministrative e pastorali i cui effetti sono tangibili ogni giorno. Le istituzioni laiche e religiose si presentano in questo quartiere (che per loro è solo una fucina di voti) solo quando è necessario: una volta ottenuto ciò che si è prefissato, si torna nel dimenticatoio con i soliti problemi irrisolti. Le promesse non costano e i galantuomini sono merce rara. Cosa chiediamo? Rispetto, sicurezza, partecipazione. Basta stupida demagogia rivolta al nostro quartiere: informare vuol dire trasmettere e conoscere la realtà e non scrivere tanto per apporre la propria firma. Noi siamo gente perbene e vi invitiamo a vivere il quartiere, quello vero, almeno per un giorno e non passandoci di striscio. I giovani sono parte attiva della comunità e desiderano essere al centro dello sviluppo del quartiere, ascoltati, impegnati e tenuti in considerazione: diamo loro questa opportunità. Inoltre, non dimentichiamolo che sul territorio il nostro istituto comprensivo costituito da scuola dell’infanzia, elementari e medie è un’eccellenza del territorio irpino per merito dell’abnegazione di tutti coloro che vi lavorano all’interno e dei genitori che non si sono arresi. Dal vescovo di Avellino, S. E. monsignor Arturo Aiello, e da don Michele Ciccarelli, parroco di Borgo Ferrovia, pretendiamo verità e presenza per tutti. All’amministrazione comunale, al sindaco Nello Pizza, all’assessore alle politiche sociali Sergio Trezza e ai nostri consiglieri comunali di riferimento chiediamo vigilanza, trasparenza e la “politica del fare” affinché nessuno resti indietro: vogliamo tutta un’altra storia.


