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Con Gengaro e Cipriano, nel Pd si apre una nuova fase: da sconfitta alle urne ad opportunità per il futuro

All’unanimità la designazione di Luca Cipriano a capogruppo consiliare Pd. Scelto perché figura di mediazione tra due alternative: una poteva essere Nicola Giordano, l’altra Antonio Gengaro. Né il primo né il secondo avrebbero però rappresentato appieno l’intero Pd.

Anzitutto per la contrapposizione già emersa alla vigilia delle amministrative quando ci è voluto un po’ per trovare la quadra su Gengaro candidato sindaco del centrosinistra seppure non gradito ai consiglieri uscenti del gruppo pd.
Malumori sottaciuti anche durante tutta la campagna elettorale. Non è cosa da poco.

Ora Cipriano è la figura ideale per accontentare le due aree del Pd: una che fa riferimento alla segretaria Elly Schlein, l’altra al Governatore Vincenzo De Luca.

Giordano infatti è più vicino al consigliere regionale Maurizio Petracca, che non è letteralmente un sostenitore dell’area Schlein; Gengaro ne è uno dei maggiori rappresentanti cittadini, impegnato da subito nel promuovere la mozione congressuale nazionale – che in città è risultata ai gazebo maggioritaria rispetto ai bonacciniani – che ha portato la segretaria al Nazareno. Cipriano può definirsi super partes.

A ciò si aggiunga che è stato candidato sindaco del centrosinistra, interprete dell’ampia coalizione sconfitta nel 2019 da Gianluca Festa per una manciata di voti. Ad affiancare Cipriano ci sarà Enza Ambrosone, vice capogruppo, coordinatrice del Pd irpino e vicina a Petracca.

A Gengaro l’investitura di coordinatore dell’opposizione consiliare, un ruolo che ha rivendicato dopo essere stato protagonista nella costruzione del campo largo. Una questione di coerenza.

Ora ai dem tocca mostrarsi uniti, dentro e fuori dall’Aula. Per via Tagliamento potrebbe aprirsi una nuova fase.
Cipriano dovrà farsi carico di organizzare il Pd in una opposizione forte e incisiva, senza alzare troppo i toni, tanto meno mostrarsi arrendevole.

Diversamente da lunedì scorso quando Gengaro ha abbandonato l’Aula, insieme ad Antonio Bellizzi e Amalio Santoro, in segno di protesta contro la convalida degli eletti della maggioranza, mentre il gruppo dem non si è mosso.
Ambrosone, Ettore Iacovacci e Cipriano non hanno seguito Gengaro. Non lo avrebbe fatto neanche Nicola Giordano che intanto vestiva i panni del presidente dell’assise. Ai dem forse non è piaciuta l’uscita troppo severa di Gengaro.
Magari i consiglieri Pd faranno le loro valutazioni sulla giunta quando ci saranno ulteriori elementi di riflessione per giudicare la caratura tecnica, professionale degli assessori.

Comunque sia si è avvertita la mancanza di feeling all’interno del Pd. Episodio archiviato con la designazione di Cipriano.

A Gengaro, coordinatore dei tre gruppi di minoranza – Pd, M5, Per Gengaro – il compito delicato di dare continuità a un progetto politico nato per le amministrative che potrebbe essere prototipo di future alleanze. Una investitura che potrebbe risolversi in nulla o anche essere determinante nel disegnare una prospettiva politica seguendo il paradigma fondato sul patto Pd-5stelle-Sinistra, tenendo anche in conto che ad Avellino in campagna elettorale sono arrivati sia la segretaria Schlein che il leader 5stelle, Giuseppe Conte, a dare man forte a Gengaro.

La sfida è mettere assieme quel Pd che è più vicino a Schlein con i dem che perseguono il deluchismo, un percorso senza strappi, senza scontri, che passa per una sincera comunicazione e una proficua collaborazione tra Cipriano e Gengaro per fare sì che sia una opposizione unita – a cominciare dal gruppo pd – e come tale la pietra angolare di un progetto politico su cui investire nelle prossime sfide elettorali, come ad esempio le provinciali di primavera – che dopo le riforma potrebbero caratterizzarsi per il voto popolare – e le regionali del prossimo anno. L’ultima tornata elettorale sarebbe per i dem e per il centrosinistra una formidabile vittoria nella sconfitta alle urne.

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