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L’assurdo silenzio sulla problematica socioeconomica del Mezzogiorno, nel testo programmatico del nuovo governo Lega-M5S, desta non poche preoccupazioni negli ambienti politici ed ecclesiali non solo meridionali. Basta considerare la vacuità del termine “cambiamento” più volte usato nello stesso testo programmatico. È assurdo, altresì, considerare che un politico del Sud, leader del maggiore partito italiano, Luigi Di Maio, pur di concludere un pastrocchio programmatico, dimentica improvvisamente le ragioni del Sud e quelle del considerevole consenso degli elettori meridionali.

È ancora più assurdo ritenere, come sembra, che il reddito di cittadinanza fosse la risposta efficace per risolvere gli annosi problemi del sud: l’ILVA e le altre criticità imprenditoriali, la migrazione dei giovani laureati del sud, la coesione sociale, le problematiche ambientali, la criminalità organizzata che migra verso il Nord, la parziale valorizzazione del turismo e dei beni culturali meridionali. Così non si profila nel futuro panorama programmatico per le regioni del Nord i cui interessi economici sono stati ben tutelati dal rigore egoistico della Lega.

La miopia del futuro governo non è solo politica e programmatica, ma è culturale se con tale termine comprendiamo anche la capacità di lettura dello spazio quotidiano vissuto e delle dinamiche sociali che lo caratterizzano. A tal proposito ha ragione il professor Gianfranco Viesti che, riferendosi all’approccio culturale per cui si chiama “Sud” tutto ciò che non ci piace dell’Italia o si confina al sud o al nord una condizione di criticità che è dell’Italia tutta, differendo solo in intensità del fenomeno in atto.

Pensiamo al fenomeno della criminalità organizzata, storicamente legata ai territori del Mezzogiorno ma la cui genesi non corrisponde più, nell’evoluzione del fatto, alla fenomenologia dello stesso sul territorio, sia per ciò che concerne le mafie sia per quanto attiene al fenomeno, ad esempio, della corruzione nella gestione della cosa pubblica: le procure di tutta Italia Dal bullismo al femminicido. Tanti gli spunti di riflessione emersi dal convegno su “Ralazionalità e comportamenti aggressivi promosso da Neomente e dall’istituto Zetema alla Camera di Commercio. Di altissimo spessore le relazioni. Gino Aldi, medico e psicoterapeuta si è soffermato sulla crisi dei processi educativi, l’avvocato Katia Solomita ha illustrato alcuni casi di femminicidio ed esempi di amori malati, la psicologa Annalisa Colucci ha posto l’accento sui trattamenti da adottare per contrastare lo stalking, su cui si è soffermato anche lo psichiatra Gianfranco Del Buono. La psicologa Barbara Felisio ha analizzato l’aggressività femminile sui banchi di scuola. Di grande interesse anche la relazione della professoressa Anna Manna sul bullismo in letteratura, da Collodi a Pasolini, fino al Franti del libro Cuore a cambiare è l’immagine del bullo, inizialmente rappresentato come un Gian Burrasca, che diverte e non fa paura, per diventare poi il ragazzo violento che minaccia i compagni, espressione di un contesto sociale spesso degradato, di una crisi del sistema educativo.

Un confronto che è stata l’occasione per comprendere le ragioni di un’aggressività, che sembra dilagare ed è oggi sempre più difficile da tenere sotto controllo o da veicolare, anche a causa della crisi che vive la famiglia e di una società che sembra garantire poche speranze per il futuro. o la cronaca giudiziaria potrebbero confermare come questi fenomeni complessi e problematici sono dell’Italia tutta. In sostanza è la nuova idea del Mezzogiorno che viene sepolta dalla prospettiva programmatica del nuovo governo. I tentativi condotti da illustri studiosi della vecchia questione meridionale, da prelati eminenti come Monsignor Mariano Crociata, dal Presidente Emerito della Repubblica Napolitano e dallo stesso Presidente Mattarella, per svecchiare la questione meridionale rendendola sempre meno legata alle “piagnonerie” e al suo confinamento geografico, trasformandola in questione nazionale, sembrano confinati nel dimenticatoio di dilettanti allo sbaraglio.

Ai parlamentari neoeletti della nostra provincia, a fronte del delineato silenzio programmatico, va ricordato che sullo sfondo della vecchia questione meridionale resta da richiamo e da riferimento la storia, antica e ricchissima, delle regioni meridionali. Queste hanno avuto in passato una funzione prestigiosa. Hanno rappresentato un crogiuolo di popoli, religioni e civiltà diverse. Ancora oggi – collocate sul crinale tra i paesi del nord e quelli del sud del Pianeta – esse possono sviluppare un ruolo decisivo per il futuro dell’Europa. Se la stessa Europa è il nostro Mezzogiorno, vengono opacizzate da una politica miope e senza futuro, allora c’è davvero da preoccuparsi.

di Gerardo Salvatore edito dal Quotidiano del Sud

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