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Franco Arminio sindaco per un giorno

E’ caduta rapidamente nel nulla la proposta, pure avanzata da un membro della Direzione nazionale del PD, Franco Vittoria, di candidare il poeta Franco Arminio come sindaco di Bisaccia. Gli apparati, con fulminea rapidità, hanno immediatamente fatto blocco, per trovare una soluzione tutta interna e rassicurante. Sia chiaro. Qui non si discute della persona che sarà candidata al suo posto. Si discute d’ altro: della straordinaria occasione perduta per portare, dentro lo stagno della politica irpina, un elemento di novità. A partire dall’alta Irpinia, dal deserto che sembra essere ormai il suo destino. In quel deserto la politica diventa uno dei pochi strumenti di sopravvivenza. In quell’isolamento la gestione del potere è una delle poche ancore per stare a galla. Cosa può mai dunque centrarci un poeta in questa storia?
E poi, quale poeta: uno che di Bisaccia e della sua gente ha fatto il centro di una riflessione esistenziale universale, uno che con la parola ha posto il dolore e la solitudine del suo paese al centro del Paese più grande, uno che, più di ogni altro, ha costretto migliaia di lettori a confrontarsi con quella che è oggi la questione meridionale, oltre i dati economici, oltre le statistiche: una disperata condizione umana. Non ci poteva essere fortuna per la proposta. Il PD ha altro da fare che interessarsi del destino degli uomini, di cui pure, quotidianamente, si riempie la bocca. Chiuso in una vorace lotta tra gruppi di potere, incapace di cogliere i cambiamenti in atto, di aprirsi al nuovo, si acconcia malamente ad affrontare il quotidiano, attento solo a piccoli calcoli di bottega. E’ il quadro dell’Irpinia, è il quadro della città, che si prepara alla competizione elettorale con un partito spaccato, imbambolato, incapace di un reale rinnovamento, il quale passa per una radicale riflessione autocritica di cui non c’è traccia. Dentro la tragedia del Mezzogiorno, il Pd è un peso, non la soluzione. Occorrerebbe un cambiamento radicale, di cui non c’è il più pallido cenno. Occorrerebbero dieci, cento, mille Franco Arminio: mille liberi e visionari poeti, che scrollassero via miopie e corruzioni diffuse, che indicassero strade nuove, che si affidassero alla forza della bellezza e della speranza, per uscire dal pantano, che fossero capaci di far parlare dell’Irpinia gli abitanti del mondo. E’ una battaglia persa, lo sappiamo, i mestieranti della politica sono invincibili. Come dice il poeta: “Hanno una sola ambizione: essere mediocri, stare in mezzo/all’ovile del mondo,/ trovare una giacca in cui infilare/ la carne morta,/l’anima scialba”. Dunque è una illusione la nostra. E’ un sogno, forse. Ma solo i sogni, oggi, ci possono salvare.

di Franco Festa

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