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Il nuovo Centro spaventa i vecchi moderati. Da Tajani a Lupi, passando per Calenda: iniziativa inutile, corrente del Pd

Il leader di Forza Italia: siano noi gli originali. Stesso discorso fa Azione. E Noi Moderati: “Il nostro è il messaggio di don Sturzo”

Potrebbe essere del tutto sbagliata la convinzione un po’ nostalgica che un nuovo partito di centro possa essere punto di riferimento di chi non si riconosce nella proposta politica del bipolarismo a tratti populista o comunque per alcuni – i centristi di un tempo – estremista, troppo idealista, che caratterizza oggi il sistema politico italiano.

Ed è un ragionamento un po’ pregiudicato quello secondo cui un centro ai tempi del maggioritario possa intercettare un certo consenso. Potrebbe essere sbagliato e inutile, una perdita di tempo, parlare di centro: semplicemente perché magari alla fine non se ne farà nulla, perché non ci sono le condizioni politiche, non c’è agilità politica, perché non c’è spazio tra sinistra e destra.

Potrebbe non esserci un centro perché i cespugli politici non si mettono d’accordo. A loro va bene così. Altro che Romano Prodi, Graziano Delrio o Ernesto Maria Ruffini.

Ecco, potrebbe essere che il centro non si fa perché non c’è un federatore che abbia carisma. O anche perché un centro c’è già: un vecchio centro frammentato caro ai moderati. E va bene così. Almeno a loro. Così dice il vicepremier Antonio Tajani che liquida l’iniziativa promossa da Graziano Delrio come “una corrente del Partito democratico, questo è parte di un partito che non è di ispirazione cristiana. La differenza con noi è che siamo una forza di ispirazione cristiana. Il centro già c’è e – ripete – si chiama Forza Italia e lo abbiamo dimostrato anche con i numeri. Il centrosinistra non esiste più, esiste soltanto la sinistra, tanto che in molti stanno lasciando il Partito democratico. C’è molto velleitarismo. Noi siamo parte del Ppe. Al centro c’è solo spazio per FI che intende occupare quello che il centrosinistra ha abbandonato perché la parola centro è scomparsa”. Al centro non c’è posto.

E allora che senso ha fare un nuovo Centro? “I due eventi del centrosinistra a Milano e Orvieto sono ‘imperscrutabili’ come ‘imperscrutabili’ sono le vie del Pd. Sono due iniziative di partito”. Così la pensa Carlo Calenda. Lo dice in un’intervista al QN. L’idea era rifondare il centro? “E allora perché – rileva il leader di Azione – da entrambi i palchi si è sentito: ‘noi siamo e resteremo nel Pd?’. Sarebbe questo il problema?

Azione ha partecipato all’iniziativa di Orvieto. E Calenda si è sempre professato riformista. E poi c’è feeling con Paolo Gentiloni. Ma il leader di Azione guarda alla sostanza: ovvero vuole essere lui protagonista del Centro. Porte aperte a tutti: al socialismo riformista, repubblicani e liberali, popolari e anche cattolico il tutto in un’area liberal democratica e repubblicana. Calenda è contro il politicismo insomma. La verità è che teme che un nuovo centro possa soffiargli i voti. Tajani ha la stessa paura. E anche Maurizio Lupi: “L’appello ai ‘liberi e forti’ di don Luigi Sturzo, lanciato 106 anni fa, – arriva a dire l’ex ministro – non è solo una pietra miliare della nostra storia politica, ma un invito sempre attuale a un impegno etico e responsabile.

Sturzo, con la sua visione cattolica e popolare, – ricorda – ha indicato una strada per costruire una società fondata sui valori della libertà, della giustizia e della solidarietà”. Secondo il presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi è il suo partito che raccoglie il messaggio di don Sturzo, “riaffermando il ruolo centrale del popolarismo cristiano e liberale nel panorama politico italiano ed europeo. È un’eredità che ci chiama a lavorare per un centro forte, capace di promuovere il bene comune e di rappresentare quei cittadini che credono in una politica al servizio della persona e delle famiglie”. Inutile parlare di centro-sinistra: idealità e voti del centro li hanno interpretati, riciclati i vecchi moderati di sempre.

 

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