di don Gerardo Capaldo
Cambiano i tempi. “Historia magistra vitae” affermava Cicerone. Stiamo così apprendendo che c’è un amore vero e un amore falso, un amore malato, tossico, criminale! E anche una fede vera e una fede falsa. Una fede che si riduce a fatalismo e a riti puramente esteriori o una fede che diventa fanatismo, condanne a morte, terrorismo…
La sceneggiata della Fraternità di Lefebvre sembra solo una delle tante celebrazioni di questa nuova era caratterizzata da “pensiero debole”, “società liquida”, “post verità”. Crisi delle ideologie, crisi della politica, crisi della democrazia. E tuttavia c’è poco da scherzare. Quante atrocità. Quanti milioni di vittime.
Come mai il Signore permette tante sofferenze, tanta libertà? “Ecco il seminatore uscì a seminare – raccontò Gesù alla folla – E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra parte cadde in luogo sassoso…..”(Mt 13,1-23).
Dopo aver creato tutte le meraviglie della natura il Signore, come narra la Bibbia, creò l’uomo ponendolo al vertice dell’universo perché potesse come Dio dignitosamente governarlo nella sua armonia, e goderlo per sé e per tutta la sua discendenza.
La vita, nonostante la precarietà della materia, è un dono meraviglioso: espressione di un amore infinito e attesa di una felicità eterna, che non avrebbe alcun valore senza le libertà. Peccato che l’uomo continui ottusamente a confondere tale libertà con il libertinaggio e tale “essere come Dio” in assurda negazione, indipendenza, rivalità. Sconvolgendo l’armonia dei sensi, l’ordine interiore e soprattutto i rapporti sociali.



