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Il vescovo Aiello: l’uomo e la malattia, alla ricerca di un lessico della speranza

” La malattia?!Esiste perché è legata al binomio vita/morte e non è detto che debba guarire. Il malato?!E’ una persona “povera”che ha bisogno del medico, il ” ricco” che non deve mai cancellare la prospettiva della speranza.” Con la chiarezza apostolica di sempre Mons. Arturo Aiello non ha paura della scandalosa verita ‘ di quella che egli chiama a ” finitudine” delll’ essere umano . L’ occasione è data dal Convegno organizzato da Elena Iannaccone , presidente del Movimento irpino per il bene comune, che, con il contributo dei dott. Carlo Iannace e Giuseppe Ammaturo, vuole individuare ” Le nuove frontiere del rapporto medico -paziente. Invitato a prendere la parola da Annibale Discepolo, moderatore dell’ incontro il Vescovo è pronto ad individuare ” storia ” e “geografia” della malattia. “Per storia intendo il vissuto che nasconde tante tracce pregresse della malattia che si accompagna sempre a ferite dell’ anima. Esiste inoltre la geografia del male perché un tumore che colpisce, nell” uomo come nella donna, organi legati alla sfera sessuale e riproduttiva non sono come altri mali pur seri”. Ne e’ consapevole il dott. Iannace, il quale, come riconosciuto dalla platea presente, dedica tutto il suo tempo anche ad effettuare interventi invalidanti per la femminilità di una donna. ” Il medico non è un taumaturgo ma deve sempre stabilire con il suo paziente un rapporto di ” sana alleanza”. Ogni mia paziente – precisa il Dott. – e’ sempre affiancata da una volontaria Amdos ( Associazione Meridionale Donne Operate al Seno) che affianca chi soffre ed ha paura della malattia.” Il pomeriggio presso il Palazzo Vescovile si presenta come l’ occasione per molteplici interventi di relatori ed uditori presenti in sala che concordano sulla necessità di saper individuare la ” parole giuste ” per trattare argomenti delicati.. Per il dott. Lorenzo Savignano, sulla scorta di Recalcati, che sta indagando il lessico amoroso e familiare, occorrerebbe un lessico ospedaliero ” anche perché diventa necessari recuperare quell’ idea di una ” clinica” che nasconde nella sua etimologia la capacita di ” piegarsi” sul letto del paziente, individuando i ” segni ” della malattia non solo da sofisticate tecniche di imaging ma anche da postura, colorito e prossemica, sulla scorta dei segni che il Cardarelli sapeva individuare.. Colpisce anche il ricordo dei malati del piccolo Cottolengo cosi’ come si ribadisce che la solitudine rischia di rendere ancora piu’ problematica la lotta con la malattia. ” Quando ci si ammala – precisa Aiello- occorre in primo luogo capire se il malato vuole reagire e se la sua guarigione interessa a qualche suo familiare.”Mons. Aiello sa di partecipare ad un dibattitto ” scomodo” come scomoda e coraggiosa appare anche la domanda del giovane Luis David Gentile, allievo del Convitto Nazionale, presente in sala che chiede: ” Vorrei fare il medico ma quando la malattia non da’ scampo, dove si trova la forza di andare avanti?!”. ” Vedi , giovane Luis, gli risponde il Vescovo , ognuno di noi deve saper vivere anche la sera della propria esistenza, vivere una dimensione quotidianamente umana in cui tutti possiamo tenerci compagnia nel viaggio della vita. L’ importante però è non perdere mai il proprio tempo, senza dargli valore. ” Lo stesso Iannace ne e’ la prova , pronto a lasciare la sala per visite in provincia fino a tarda notte ma che trova il tempo per ribadire : ” La miglior medicina?!La parola giusta. Il miglior viatico?!Un sorriso ed a volte anche una tenera bugia per non far smarrire il malato”. Le musiche del maestro Renato Spina accompagnano un veloce ma significativo scambio di targhe e doni tra cui colpiscono due doni per il vescovo, una sciarpa dell’ Amdos ed una panchina per il venturo centro polifunzionale di via Morelli e Silvati, che appaiono quasi simbolo della vita in cui si corre come in una ” camminata rosa” ed in cui , quando ci si ferma, per qualche malattia, ci si può idealmente sedere, affiancati da un medico, che ci affianchi nel guardare l’ orizzonte, sino al tramonto…

Pellegrino Caruso

 

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