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Irpinia e Sannio in lacrime per l’ultimo saluto a Flora Furno, madre del chirurgo Carlo Iannace

In un un clima di profondo raccoglimento e partecipazione le comunità irpina e sannita si sono riunite,questa per l’ultimo saluto a Flora Furno, l’adorata madre del Carlo Iannace, primario della breast unit dell’ospedale Moscati di Avellino e senologo punto di riferimento regionale per la prevenzione del tumore al seno.

Nella chiesa Madre di San Leucio del Sannio parenti, amici, pazienti, colleghi e molte componenti del mondo del volontariato si sono stretti attorno al dottor Iannace, testimoniando con la loro presenza la vicinanza in un momento così doloroso nei confronti di una medico di profonda umanità e sensibilità verso il prossimo.

Durante la cerimonia, semplice e sobria così come era nello stile di Flora, è emersa la testimonianza di una vita spesa nell’amore per la famiglia e nella discrezione, ma anche nella forza interiore che ha saputo trasmettere al figlio, da sempre impegnato nella cura e nell’ascolto delle persone più fragili. “Una figura che, lontana dai clamori, ha saputo – ha ricordato il parroco – essere pilastro saldo nella vita di un uomo che ha consacrato la propria esistenza alla cura dell’altro, alla prevenzione, alla speranza. Un’insegnante apprezzata dai suoi alunni per i sani valori che ha saputo trasmettere e che oggi sono un tesoro inestimabile di valori per la vita di chi l’ha incontrata.

E proprio nelle parole di una sua alunna emerge  il grande testamento morale ed etico della docente sannita trasmesso ai suoi studenti.

“Quanti ricordi mi legano alla signora Flora, maestra per professione e contadina per passione. Si definiva-   scrive in lungo post Adriana Sannita Franci  – ” la maestra contadina” ed aveva scritto un libro intitolato proprio “Diario di una maestra contadina” (che custodisco gelosamente tra gli oggetti cari della mia vita) dove raccontava le sue esperienze vissute con gli alunni che lei reputava suoi figli ed ai quali insegnava la disciplina e la vita con praticità e con il buon esempio che sempre l’ ha contraddistinta.

” Una donna forte che non amava le smancerie, diceva sempre quello che pensava, senza mezzi termini e senza giri di parole. Amante dei fatti e non delle chiacchiere. Non la trovavi mai a perdere tempo, sempre indaffarata a curare la sua campagna, che amava in modo smisurato. Ha passato la sua vita alternandosi tra i banchi di scuola e la sua amata terra. Diceva sempre che, prima di mettere piede in classe, aveva già fatto tre ore di lavoro nei campi. Portava il trattore e la sua immancabile cinquecento bianca con la stessa praticità di chi non può sprecare un minuto di tempo …perché come diceva sempre lei …”il tempo va utilizzato per cose serie”.

Nel 1980, quando con il terremoto le scuole furono chiuse per alcune settimane, fece diventare la sua casa una scuola. “Ci chiamò ad uno ad uno – racconta Adriana- dicendo che le lezioni si sarebbero tenute a casa sua. Tutta la classe, con i quaderni aperti su questa enorme tavolata vicino al fuoco (che lei accendeva con il vento prodotto dal phon per capelli, magnifica anche in questo) ad ascoltare i suoi racconti e le sue spiegazioni su come avvenissero i terremoti. Una volta ci fece entrare tutti nella sua mitica cinquecento e ci portò a vedere una vipera che aveva appeso ad un albero per farci capire come difenderci da quei piccoli ma pericolosi serpentelli. Ricordo, con immensa dolcezza, le piantine di grano per il santo sepolcro, preparate settimane prima con amore e dedizione. Ogni alunno aveva una piantina che curava tutte le mattine. Le mettevamo al buio, sotto al palco della scuola, e quando erano pronte le addobbavano con i fiorellini di campo e le portavamo in processione dalla scuola alla chiesa. Era un pozzo di idee e creatività, dai segnali stradali costruiti da lei e portati in classe al cartoncino che ogni mattina mettevamo sulle condizioni meteo. Disegnavano il vento, la pioggia o il sole. E poi le tabellini, la grammatica, maestra di storia, italiano , matematica e geografia. Una sola maestra per tutto, perché lei sapeva fare tutto ma soprattutto era una maestra di vita. Devo a lei tante mie passioni”.

Infine i ringraziamenti della sua adorata alunna: “Signora Flora ti ringrazio perché sei stata davvero speciale, hai saputo essere rigida e dolce, amorevole e scontrosa, ma soprattutto hai saputo insegnare la vita con i fatti senza mai tirarti indietro. Che la terra ti sia lieve”.

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Michela Della Rocca

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