L’Irpinia può diventare una delle nuove destinazioni del turismo religioso internazionale? Per Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia della World Religious Tourism Network, è una sfida sulla quale è arrivato il momento di aprire un confronto concreto tra istituzioni, Diocesi, enti locali, operatori turistici e comunità.
«Perché no? – afferma Maimone –. Anzi, ritengo che sia arrivato il momento di porre seriamente questa domanda alle istituzioni, agli enti locali, alle Diocesi, agli operatori turistici e alle comunità dell’Irpinia».
Lo spunto nasce dall’ingresso dell’Area Sud della Basilicata nella World Religious Tourism Network, attraverso il GAL “La Cittadella del Sapere”. Un’esperienza che, secondo Maimone, può rappresentare un esempio per altri territori del Mezzogiorno interessati a valorizzare il proprio patrimonio religioso, culturale e paesaggistico.
La World Religious Tourism Network, presente in 18 Paesi, punta infatti a costruire una rete internazionale nella quale territori, città, santuari, luoghi di culto, operatori dell’accoglienza e realtà impegnate nella valorizzazione del patrimonio religioso possano confrontarsi e collaborare.
«Non si tratta semplicemente dell’ingresso di alcuni luoghi di culto in una rete internazionale – spiega Maimone –. Si tratta della costruzione di una visione territoriale, nella quale fede, storia, cultura, paesaggio, accoglienza e sviluppo economico vengono messi in relazione».
La premessa, secondo il coordinatore italiano della Rete, è che l’Irpinia disponga già di tutti gli elementi necessari per costruire un’offerta articolata.
«L’Irpinia possiede un patrimonio religioso e spirituale straordinariamente articolato», sottolinea Maimone.
C’è Montevergine, con la millenaria tradizione mariana, la Madonna di Montevergine, la “Mamma Schiavona”, l’Abbazia, il Museo Abbaziale e la tradizione della Juta al Santuario. C’è Materdomini, a Caposele, con la Basilica di San Gerardo Maiella, luogo di devozione conosciuto ben oltre i confini regionali.
Ma il patrimonio è molto più ampio e comprende una rete diffusa di santuari, abbazie, conventi, chiese e luoghi della memoria religiosa, capaci di intrecciare spiritualità, storia, arte, architettura e cultura.
«Sarebbe riduttivo fermarsi a questi due grandi poli – osserva Maimone –. L’Irpinia dispone di una vera e propria rete diffusa di luoghi della fede. Il punto non è quindi inventare un patrimonio spirituale, ma metterlo maggiormente a sistema, valorizzarlo e renderlo sempre più riconoscibile a livello nazionale e internazionale».
L’idea è quella di costruire un grande itinerario spirituale irpino capace di collegare alcuni dei principali luoghi della fede presenti sul territorio.
Montevergine potrebbe rappresentare uno dei punti di partenza, con la sua storia benedettina, la devozione mariana, il patrimonio artistico e il paesaggio del Partenio. Da qui il percorso potrebbe svilupparsi verso Mugnano del Cardinale e il Santuario di Santa Filomena, per poi proseguire verso l’Alta Irpinia.
Tra le tappe potrebbe trovare spazio anche l’Abbazia del Goleto, uno dei luoghi più significativi della spiritualità medievale irpina, insieme alla Valle d’Ansanto e a Rocca San Felice, fino a raggiungere Materdomini e il Santuario di San Gerardo Maiella.
«Non sarebbe soltanto un itinerario religioso – spiega Maimone –. Sarebbe un itinerario capace di mettere insieme fede, storia, architettura, natura, cammini, borghi, enogastronomia, tradizioni popolari e accoglienza».
Una concezione del turismo religioso che va oltre la semplice visita a un santuario e punta a trasformare il pellegrinaggio in un’esperienza più ampia, legata alla conoscenza e alla scoperta del territorio.
La valorizzazione del turismo religioso, secondo Maimone, potrebbe avere ricadute anche sul piano economico e sociale, soprattutto nelle aree interne.
«La questione non riguarda soltanto il turismo. Riguarda il futuro del Mezzogiorno».
Pellegrinaggi, cammini e itinerari spirituali possono contribuire a creare opportunità per i giovani e sostenere piccole imprese, strutture ricettive, ristorazione, artigianato, servizi culturali e mobilità lenta.
Un altro elemento è la possibilità di destagionalizzare i flussi turistici, considerando che il turismo religioso non è necessariamente legato ai tradizionali mesi estivi.
«Fede, identità territoriale, paesaggio e sviluppo sostenibile possono diventare parti di un unico progetto», evidenzia Maimone, guardando all’esperienza dell’Area Sud della Basilicata come a un possibile modello da declinare anche in altri territori meridionali.
In questa prospettiva si inserisce anche la richiesta avanzata dalla World Religious Tourism Network al ministro del Turismo Gianmarco Mazzi per la creazione di una cabina di regia istituzionale dedicata al turismo religioso.
«Il settore del turismo religioso rappresenta ormai una realtà economica e sociale di dimensione internazionale, con centinaia di milioni di pellegrini e viaggiatori che ogni anno si muovono verso santuari, luoghi sacri, cammini e destinazioni spirituali», afferma Maimone.
L’obiettivo della Rete è favorire un modello capace di mettere in relazione Governo, Regioni, Comuni, Diocesi, operatori turistici, mondo dell’accoglienza e realtà associative.
«Non chiediamo semplicemente una struttura burocratica in più – chiarisce Maimone –. Chiediamo uno strumento di coordinamento che permetta all’Italia di valorizzare in maniera organica un patrimonio che non ha eguali al mondo».
La crescita del turismo religioso pone però anche una questione di tutela. I luoghi della fede, sottolinea Maimone, non possono essere considerati esclusivamente come attrazioni turistiche.
«I luoghi della fede custodiscono memoria, identità, cultura e spiritualità. La loro valorizzazione economica deve quindi procedere insieme alla loro tutela».
La sfida, dunque, è costruire un modello capace di generare nuove opportunità senza alterare il significato dei luoghi e il rapporto con le comunità che li custodiscono.
«La sfida è proprio questa: creare valore senza snaturare l’identità dei territori. E l’Irpinia, sotto questo profilo, possiede caratteristiche straordinarie».
L’esperienza della Basilicata, quindi, non viene interpretata come una competizione territoriale, ma come la dimostrazione che anche le aree interne del Mezzogiorno possono costruire una proposta capace di affacciarsi sulla scena internazionale.
Per l’Irpinia, la base di partenza sarebbe già presente: Montevergine, Materdomini, Goleto, Santa Filomena, i santuari dell’Alta Irpinia, i conventi, le chiese, i musei di arte sacra, i cammini e i borghi.
«Occorre costruire intorno a questo patrimonio una strategia – conclude Maimone –. L’Irpinia potrebbe candidarsi a diventare uno dei grandi territori italiani del turismo spirituale, non attraverso una semplice operazione promozionale, ma attraverso un progetto di lungo periodo capace di coinvolgere l’intera comunità».
Una prospettiva che guarda anche oltre i confini provinciali e regionali, nella convinzione che una maggiore collaborazione tra territori possa contribuire a costruire una nuova narrazione del Mezzogiorno.
«Il Sud non deve essere soltanto terra di emigrazione e di spopolamento. Può diventare terra di ritorno, di incontro, di spiritualità, di cultura e di nuova economia».
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