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La Due Giorni del Corriere, l’Irpinia e lo sviluppo: tra isolamento e coraggio di immaginare il futuro

di Anna Bembo

Nella suggestiva cornice di Villa Amendola si è svolto il convegno “L’Irpinia e lo sviluppo”, terzo appuntamento de “La due giorni” organizzata dal Corriere dell’Irpinia per celebrare i 25 anni della testata diretta da Gianni Festa. Moderato dalla giornalista Ivana Picariello, l’incontro ha affrontato i nodi cruciali della crescita economica e sociale della provincia, tra infrastrutture mancanti, spopolamento, agricoltura, edilizia, imprese e formazione.

Un dibattito che non si è limitato al locale, ma ha collocato lo sviluppo dell’Irpinia dentro scenari più ampi, ricordando come oggi non sia possibile discutere di futuro senza misurarsi con le tensioni globali, dalle guerre in Ucraina e in Medio Oriente al dramma del popolo palestinese. Proprio da qui la redazione del Corriere ha ribadito la sua condanna contro ogni forma di genocidio, riaffermando il valore del dialogo come unica arma di progresso.

Infrastrutture e industria: la priorità secondo Confindustria

Emilio De Vizia, presidente di Confindustria Campania e Avellino, ha sottolineato che il futuro non si può costruire senza servizi e infrastrutture adeguate. «Non ha senso parlare di aree interne come problema: possono diventare soluzioni alle difficoltà delle metropoli, dal turismo di massa al costo della vita. Ma senza servizi restano deserti».

Da qui l’appello a creare un tavolo unico provinciale, capace di rappresentare le esigenze irpine al governo centrale: «Servono deroghe, strumenti normativi speciali, non tagli ai servizi. Le nostre imprese sono un vanto del territorio, ma da sole non bastano. Occorre una visione condivisa».

Agricoltura: il potenziale che non esplode

Veronica Barbati, presidente di Coldiretti Irpinia, ha ricordato che l’altra grande “industria” della provincia resta l’agricoltura. «Abbiamo un patrimonio immenso, fatto di biodiversità e qualità enogastronomiche, ma non lo sappiamo raccontare».

Barbati ha denunciato una diffusa “arte della fustigazione”: «Siamo noi i primi a descriverci come un luogo da cui fuggire. Così scoraggiamo investimenti e giovani. Bisogna tornare a sognare in grande, costruire filiere solide, professionalizzare il settore e consegnare ai ragazzi valori in cui credere». Solo così l’agricoltura potrà attrarre nuove energie e diventare un motore di sviluppo reale.

Edilizia: dalla quantità alla qualità

Per Giulio De Angelis, coordinatore nazionale del Centro studi edilizia reale, l’Irpinia paga «lo shock della mancanza di infrastrutture». L’edilizia, ha spiegato, è stata a lungo un settore trainante, soprattutto dopo il terremoto, ma oggi la sfida non è più la quantità di costruzioni, bensì la qualità: sicurezza, riqualificazione, legalità.

Il rilancio del territorio, ha ribadito, dipende dalla capacità di inserirsi nei grandi collegamenti: «Il Mezzogiorno è la porta d’Europa. La Campania è la porta del Mezzogiorno. Se Avellino si connette davvero a questa porta con l’alta velocità, potrà avere un futuro interessante».

Imprese: resistere tra burocrazia e innovazione

L’esperienza concreta è arrivata dalla voce di Doriana Ruggiero, imprenditrice di terza generazione. Ha raccontato un tessuto economico che, pur tra mille difficoltà, continua a resistere e rinnovarsi: «Negli ultimi anni abbiamo avuto nuove opportunità con digitalizzazione, semplificazione burocratica, accesso al credito. Ma servono investimenti seri nella formazione e reti d’impresa più solide».

Ruggiero ha posto l’accento anche sulle Zes (Zone Economiche Speciali), che faticano a decollare: strumenti che avrebbero dovuto agevolare gli investimenti, ma che restano bloccati da ritardi e burocrazia.

Aree interne: i diritti primari prima di tutto

Molto diretto l’intervento di Rosanna Repole, sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi e presidente della Città dell’Alta Irpinia. «Non bastano manciate di milioni a risolvere i problemi. Le aree interne hanno bisogno di un coordinamento forte, di reti che funzionino. De Simone, ex parlamentare, quando era in carica chiamava gli amministratori del suo collegio per capire le problematiche: c’è bisogno di questo.».

Repole ha richiamato l’urgenza dei servizi essenziali: viabilità, acqua, sanità. «Per la prima volta ho dovuto presentare un reclamo alla Repubblica per la mancanza d’acqua. Ciriaco De Mita diceva: “Noi abbiamo ancora strade che ricordano la gestione di Gioacchino Murat”. Come possiamo parlare di turismo e innovazione senza servizi primari?». E ha messo in guardia dal rischio di trasformare l’assessorato alle aree interne in “una poltrona in più”, senza reale efficacia.

Formazione: la trama e l’ordito

«Lo sviluppo si regge su due elementi: la trama, cioè le infrastrutture, e l’ordito, cioè la formazione» ha spiegato Carmine Tirri, direttore della Fondazione Its Academy “Antonio Bruno”, presente all’incontro insieme a due allievi iscritti ai percorsi Its Andrea Guerriero e Teruggi Della Sala. In sette anni, l’istituto ha formato 180 ragazzi, con un tasso di occupazione del 98% e grande collaborazione da parte delle imprese del territorio.

«Le aziende ci chiedono tecnici ogni giorno. Il lavoro in Irpinia c’è, chi dice il contrario si sbaglia: sono richieste 300/400 persone. Il problema è che mancano i ragazzi, perché lo spopolamento svuota le aule prima ancora delle fabbriche». Da qui l’invito a non perdere tempo: «Dobbiamo parlare di idee concrete. E guardare all’immediato. Ogni anno che passa è un’occasione di sviluppo che sfugge di mano».

Politica e visione: la leadership collettiva

A tirare le fila è stato Luigi Fiorentino, presidente del Centro studi Guido Dorso, che ha ricordato il valore della politica come spazio di confronto e soluzioni collettive: «Non è più tempo di amministrazioni generiche. Serve una leadership capace di visione, partecipazione, coordinamento. La politica deve riacquisire la sua centralità, creare un momento di partecipazione. I cittadini devono essere attratti dalla politica, un confronto per una migliore soluzione per il territorio».

Fiorentino ha insistito sul paradosso dei servizi: «Che senso ha parlare di alta velocità se non sappiamo garantire l’acqua ai cittadini? Come possono le imprese pensare ad investire sui di noi se non disponiamo del bene primario?». E ha rilanciato la necessità di ripensare Avellino, immaginando che cosa vuole essere nei prossimi decenni.

L’appello dell’Ance

Intervento a distanza quello di Silvio Sarno, presidente di Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) Avellino, che ha rilanciato tramite una lettera la necessità di liberare la città dall’isolamento ferroviario: «Non ci sarà futuro per la Campania finché la porta ovest resterà chiusa. Un collegamento diretto con Napoli è la condizione per affermare la centralità del nostro sistema territoriale».

Un mosaico di sfide e opportunità

Il confronto di Villa Amendola ha restituito un mosaico ricco e complesso: imprese che resistono, agricoltura che cerca di affermarsi, edilizia che invoca infrastrutture, amministratori che chiedono servizi primari, scuole che formano tecnici richiesti dalle aziende.

Tutti diversi, ma accomunati da un appello: l’Irpinia può crescere, ma solo se smette di frammentarsi e sceglie la via della collaborazione. Perché lo sviluppo non è solo crescita economica, ma, come ha ricordato il Corriere aprendo la giornata, prima di tutto “umana solidarietà”.

 

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