Di Amalia Leo
Ingredienti: 1.5 kg. di anguria
150 gr. di zucchero
80 gr di amido di mais
Un pizzico di cannella
Gocce di cioccolato
granella di pistacchi
Procedimento:
Togliete la scorza e tutti i semi dall’anguria.
Tagliare l’anguria a pezzi e frullare. Filtrare e mettere il succo ottenuto in una pentola.
Aggiungere l’amido di mais a filo per evitare grumi, lo zucchero e la cannella e farli sciogliere completamente. Quindi accendere il fuoco e a fiamma bassa e fare addensare. Trasferire il liquido ancora caldo in stampini monoporzione leggermente oleati e lasciar raffreddare a temperatura ambiente. Poi trasferire in frigo per almeno 4 ore. Al momento di servire sformare i dolci e decorare con granella di pistacchio e gocce di cioccolato accompagnando un vino freddo e dolce in grado di esaltare la freschezza e la nota di cannella come un passito di Pantelleria dolce ma dal cuore intenso.
Curiosità:
Il gelo di anguria o gelo di melone (o gelu di muluni), è un tipico dolce al cucchiaio siciliano e della tradizione palermitana. Il nome deriva dal dialetto siciliano mulùni, che indica l’anguria.
Si ritiene che siano stati gli Arabi ad introdurre l’anguria in Sicilia, insieme all’uso delle spezie ed essenze floreale ma altri ritengono che la ricetta del gelo d’anguria sia da attribuirsi alla comunità Arbëreshë, di origine albanese, stanziatasi nel XV secolo a Piana degli Albanesi, nell’entroterra palermitano. Nato come ricetta antispreco per riutilizzare le angurie meno dolci è poi diventato il dolce simbolo del Festino di Santa Rosalia a Palermo e del Ferragosto siciliano quando i frutti raggiungono la giusta maturazione e vista l’ampia diffusione della coltura dell’anguria specie nelle province di Messina, Paceco, Trapani e Ustica. Nella ricetta tradizionale il gelo di melone viene aromatizzato con un’infusione di fiori di gelsomino e pezzetti di zucca candita. Secondo la leggenda, Santa Rosalia salvò la città dalla peste nel 1624 quando apparve in sogno a un cacciatore per indicargli la grotta dove riposavano le sue reliquie. Il cacciatore portò le ossa della santa in processione e la peste cessò. Da allora, ogni anno i palermitani rinnovano la processione della loro patrona con una solenne processione ed il gelo di melone è diventato il dolce simbolo della festa perché richiama il colore rosso del sangue della santa e il suo profumo di gelsomino.



