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La rivoluzione meridionale, Fiorentino: la lezione di Dorso? Uscire dalla marginalità dei territori. Giusto conservare lo spirito del Pnrr

Nel centenario della sua prima pubblicazione, il saggio del pensatore meridionalista torna in libreria in una nuova edizione curata dall’Istituto Guido Dorso, edita da Feltrinelli. Ad illustrarla il presidente del Centro in dialogo con Manzella nella rubrica della Svimez “Tra le righe del Sud”
Continua a raccontare la centralità del pensiero di Guido Dorso per il rilancio del Sud il saggio La rivoluzione meridionale, riproposto a cento anni dalla prima pubblicazione, in  una nuova edizione curata dall’Istituto Guido Dorso per lo studio del pensiero meridionalistico, edita da Feltrinelli. A dialogare sul volume, nella rubrica della Svimez “Tra le righe del Sud”, dedicata a libri che parlano di Sud, Luigi Fiorentino, presidente del Centro Dorso e Gian Paolo Manzella, vice presidente della Svimez, 
E’ Fiorentino a spiegare come “La ripubblicazione del saggio di Dorso si inserisce nella più ampia attività del Centro, finalizzata alla formazione e all’orientamento della futura classe dirigente. A 100 anni dalla prima pubblicazione del libro, nel 1925, abbiamo voluto non soltanto ricordare Guido Dorso ma anche rilanciare alcune tematiche fortemente attuali, come quella legata alla necessità di costruire una classe dirigente capace di affrontare le trasformazioni della società. La scelta della casa editrice Feltrinelli non è casuale, la Fondazione Feltrinelli è tra i soci e fondatori del centro di ricerca Dorso per lo studio del pensiero meridionalistico. In secondo luogo è una casa editrice nazionale con una grande apertura internazionale e assicura quindi la distribuzione del libro su tutto il territorio nazionale. Non dimentichiamo, poi, che ha una grandissima vocazione civile, basta guardare il suo catalogo storico per comprendere la scelta di puntare su volumi che hanno contribuito alla storia del pensiero”.
Ad impreziosire il volume le prefazioni di Guido Melis e  Amedeo Lepore, “è stata Feltrinelli a proporre di arricchire il saggio con il contributo di Nicola La Gioia che è un grande intellettuale e riesce a parlare a un pubblico più vasto. E sono proprio le sue parole a guidarci alla comprensione del pensiero dorsiano, “Chi non capisce il Sud non capisce l’Italia” è un principio che risponde ad una  regola più generale Per comprendere come funziona una comunità bisogna interrogare la sua parte problematica, quasi sempre collegata alla periferia”.
Un libro che si carica di un valore più forte proprio perché Dorso era un intellettuale periferico, come ribadisce il presidente del Centro “Dorso nasce del 1892, si era formato all’Università di Napoli, iniziava a esercitare la professione di avvocato, ma aveva, al tempo stesso, una grandissima passione civile, scriveva sul Corriere dell’Irpinia pubblicato dall’editore Pergola. E’ lui, quando diventa direttore, a fare sì che il Corriere superi la dimensione locale. Di qui la centralità della relazione tra un giovane avvocato del Sud e il Gobetti piemontese. E’ lui a contattare Dorso e da quel contatto nasce l’idea di pubblicare con i Quaderni della Rivoluzione Liberale lLa Rivoluzione meridionale”. Il contributo che Dorso offre alla riflessione sul Sud è nel passaggio da un meridionalismo che guarda prevalentemente ai profili economici e sociali a una dimensione diversa, legata alla formazione della classe dirigente, tematica  sui cui continuiamo ad interrogarci. Era convinto fosse necessario sfruttare il ritorno alla libertà, alle regole per immaginare una nuova classe dirigente. Il fatto che anche Togliatti ne riconoscesse il valore ci fa comprendere come da una dimensione periferica fosse riuscito ad entrare in contatto con ambienti che andavano oltre Avellino, ad acquisire una sua specificità di pensiero, a partire dall’analisi del funzionamento delle istituzioni, che poneva l’esigenza di individuare e formare 100 uomini d’acciaio”.
E sulla provocazione di Manzella sul legame tra Cassa per il Mezzogiorno e i cento uomini d’acciaio  “Sono pochi i casi di istituzioni che nascono da nulla, nel nostro paese, lo è stato nel caso della Cassa per il Mezzogiorno che ha svolto un ruolo fondamentale. Ricordo che quando ero piccolo, nel mio paese, a Paternopoli non arrivava l’acqua nelle case, fu grazie ai lavori promossi da quest’istituto che fu possibile ampliare la rete idrica così da abbracciare tutti i paesi e fu realizzata una rete viaria più efficiente. La Cassa per il Mezzogiorno è stata una grandissima intuizione”. 
Sottolinea la buona risposta ottenuta dalla ripubblicazione del volume e ricorda l’attenzione ai giovani, al centro della missione dell’Istituto: “Con l’Università Suor Orsola Benincasa abbiamo stilato una convenzione con il Centro Dorso per la promozione un corso di specializzazione per amministratori locali che coinvolge ogni anno 10-15 persone. Un’iniziativa che si affianca a quella lanciata dal professore Sabino Cassese, che mi ha preceduto alla guida del Centro Dorso. E’ stato lui a volere ogni anno la realizzazione di corsi di orientamento nelle scuole superiori della provincia di Avellino, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Provinciale. Gli ospiti sono professionisti che si sono affermati nel proprio settore, ciascuno illustra la propria professione e le modalità attraverso cui accedere a questa professione”.
E sul quid che ha caratterizzato i tanti irpini che hanno dato lustro al territorio “Credo sia da cercarsi nel desiderio di fuoriuscire da uno spazio provinciale, dalla perifericità, di reagire all’essere marginali, di superare le difficoltà, non arrendersi, attraverso la scelta di essere uomini d’azione. Ad emergere la volontà di Dorso, come dimostrano testi come la relazione al convegno di Bari sulle classi dirigenti, di determinare il corso delle cose. Ma 2La rivoluzione meridionale” è preziosa anche per comprendere la storia d’Italia, perchè i primi due capitoli consentono di capire le dinamiche che attraversavano il paese in quegli anni, a partire dall’inizio del fascismo”. Alla domanda se Dorso sarebbe europeista oggi, risponde senza esitare: “Direbbe che la classe dirigente deve essere tecnicamente più preparata per interloquire con l’Europa, per confrontarsi con la governance politico istituzionale e amministrativa di ogni stato europeo. Quindi, ci esorterebbe a sfruttare al meglio le occasioni che l’Europa offre, nella consapevolezza che non c’è contrapposizione tra spirito nazionale e spirito europeo”. E spiega come “Il monitoraggio sulle politiche di coesione del Ministero dell’Economia e delle Finanze consente di comprendere come la centralizzazione non abbia portato risultati particolarmente positivi in termini di utilizzazione delle risorse”. E ribadisce “Lo spirito del PNRR deve essere conservato, bisogna garantire tempi certi e standard precisi per l’attribuzione delle risorse con con un monitoraggio costante, come quello che ha caratterizzato i progetti del Pnrr”

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