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Landini ad Avellino apre la campagna referendaria: “Non è contro il governo, ma per la tutela dei diritti di tutti. Stellantis, servono investimenti”. Ricci: “Convincere gli astensionisti”

“Non è una semplice protesta, il referendum è un modo per far sì che i cittadini, giovani e non solo, possano dire la loro e cambiare le leggi sbagliate, rimettendo al centro il lavoro, i diritti e gli investimenti fondati sulla qualità e sullo sviluppo e non sullo sfruttamento delle persone”.

Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ad Avellino per aprire anche in Irpinia la campagna referendaria su lavoro e cittadinanza, questa mattina all’hotel de La Ville, dove si tiene l’assemblea delle assemblee della Camera del Lavoro allargata a tutte le categorie del sindacato. All’assemblea, introdotta dalla segretaria generale Cgil Avellino, Italia D’Acierno, hanno partecipato delegate e segretarie delle categorie, i referenti locali di Arci, Acli, Uds, Anpi e Comunità Accogliente, il segretario generale Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci.

“Se si raggiunge il quorum”, rimarca Landini, “il giorno dopo ci saranno già dei risultati precisi. Vorrà dire che 4 milioni di persone che non hanno più la tutela dell’articolo 18 torneranno ad averne. Vorrà dire che chi lavora in imprese al di sotto di 15 dipendenti, cioè altri 4 milioni di persone, avrà delle tutele contro i licenziamenti che oggi non avrebbe”.

“Se raggiungiamo il quorum”, dice il leader della Cgil, “il giorno dopo l’impresa che appalta non può più scaricare le responsabilità, ma chi decide di appaltare o subappaltare un lavoro resta responsabile di quello che succede in questa catena. E poi 2,5 milioni di persone che da anni lavorano e pagano le tasse in Italia, avrebbero diritto alla cittadinanza”.

Secondo Landini, i referendum “non sono contro un partito o un governo, ma danno la possibilità di cambiare direttamente, senza delegare qualcuno, le cose sbagliate che tutti hanno fatto in questi 15-20”

Landini parla anche della crisi dell’automotive. Su Stellantis osserva che “i sindacati di categoria stanno chiedendo da tempo che ci sia un intervento diretto della Presidenza del Consiglio, con la convocazione di un tavolo e di un confronto sulle scelte degli investimenti da fare, ma finora non si vede traccia “.

E ancora, sottolinea Landini, “perché siamo in una situazione in cui la potenzialità produttiva di un milione e mezzo di auto non si sta utilizzando. Anche il 2024 si è chiuso con una produzione al di sotto delle 400mila unità.

Questo determina cassa integrazione e seri problemi sul futuro, quindi è il momento di chiedere all’azienda e al gruppo di fare quegli investimenti che finora non sono stati fatti”.

Landini ricorda che c’è stato uno sciopero unitario di tutta la categoria, “come non succedeva da anni”, perché questo è un “tema fondamentale di sviluppo del nostro Paese. E’ sotto gli occhi di tutti che il settore dell’automotive rimane strategico per chiunque voglia continuare a essere un Paese industriale e, per queste ragioni, c’è bisogno di una convocazione esplicita per poter avviare questo confronto e questa discussione”.

Ad intervenire anche il segretario generale della Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci: “Adesso dobbiamo moltiplicare gli sforzi, queste assemblee molto partecipate devono avere un effetto moltiplicatore, oltre alla nostra base organizzata, dobbiamo parlare con le persone, intensificare i rapporti con associazioni e movimenti”.

“La campagna referendaria è brevissima. Il 15 giugno è dietro l’angolo, bisogna fare quella che noi definiamo un’operazione di democrazia diretta che ci consenta, andando al voto, di cambiare le leggi sul lavoro senza filtri. Bisogna convincere tanti astensionisti che stavolta hanno dalla loro parte la possibilità di decidere sul serio”, ha concluso Ricci.

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