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Le eterne divisioni della sinistra 

La maledizione storica della eterna frammentazione della sinistra italiana e dell’attuale PD, trova puntuale riscontro anche sulle vicende precongressuali del PD irpino che rischia di avere un segretario espressione solo di un inderogabile atto burocratico, attuativo di mere prescrizioni statutarie. Con questo clima deludente sarà difficile immaginare un dibattito congressuale capace di recuperare la pregnanza politica e programmatica tanto necessaria per evitare l’ulteriore marginalità del consenso di tanti elettori che – per cultura, per esperienze sociali, per l’ansia di rinnovamento – dopo anni di attesa, non hanno inteso alimentare ulteriormente quello che una volta si rivelava come “laboratorio politico”.

Attualmente gli attrezzi del laboratorio funzionano ancora, ma – aimé – per produrre acido solforico per bruciare continuamente classe dirigenti o qualcuno della società civile, che generosamente ha tentato di sporcarsi le mani, rispondendo alle sollecitazioni di Don Milani, anziché tenersele in tasca. L’odio personale e la ricerca ossessiva di potere all’interno del partito ha offuscato talmente la capacità di lettura dell’attuale momento favorevole per il recupero di una seria, credibile e fruttuosa capacità politica e programmatica. Momento favorevole perché, finalmente, la schiera dei credenti inquieti cresce continuamente a fronte della urgenza di dare risposte coerenti alla domanda di rinnovamento civile e sociale di una grande comunità, come quella italiana.

La stagione nella quale viviamo ci impone di prendere slancio nel mare aperto delle tante emergenze quotidiane, di acquistare un pò di coraggio per liberarci dai timori che non favoriscono il dialogo fecondo per progettare una programmazione promotrice del bene comune capace di sconfiggere le prassi consolidate come zavorre che impediscono di osare.

Questo è il momento proprio per una credibile sintesi – non fusione a freddo – tra la cultura e il progetto del cattolicesimo democratico e la tradizione laica della sinistra italiana: allora si che la declinazione di «sinistra riformista» poteva diventare pregnante, credibile, attrattiva sul piano del consenso di un ceto medio polverizzato in tanti microstratificazioni sociali relegate in spazi marginali di quasi povertà.

La miopia e la mancanza di una visione politica ha portato il PD alla marginalità attuale e alla sua attuale incapacità di concorrere, nel quadro dell’attuale fase preparatoria del nuovo governo, con la dignità degli sconfitti, ad un incontro programmatico concreto non da perpetua campagna elettorale: il populismo demagogico si sconfigge con proposte coerenti, non con asettiche strategie, non accettabili nemmeno a livello di gestioni condominiali. Che significa avete vinto, vedetevela voi? Gli elettori del PD, quelli che hanno avuto ancora il lodevole coraggio di votarlo, hanno conferito un mandato parlamentare non per continuare la campagna elettorale, ma per concorrere attivamente alla soluzione dei gravi ed urgenti problemi del Paese. La dignità politica, quella autentica, non viene scalfita quando c’è chiarezza e responsabilità progettuale, nel confronto con le forze politiche che hanno vinto: l’elica della responsabilità ha respiro lungo. In questo contesto, apprezzando il noto ed intelligente acume culturale e politico dell’amico Nino Lanzetta, concordo con lui di rispondere al drammatico deficit culturale e politico delle nostre comunità con lo strumento prezioso della comunicazione, aggregante e partecipata, e della formazione sociopolitica preparatoria a realtà politiche, costruite non da interessi personali o da mediocri sommatorie di soggetti che, non avendo altro da fare, approdano alla facile sponda della politica affarista.

Comunque, caro Nino, tu sai bene che, gli attuali, non sono tempi di rimanere seduti o alla finestra per stare a guardare: almeno noi non più giovani, con passione e buona volontà, abbiamo l’obbligo di uno sforzo di pedagogia sociale che non viene profuso da nessun altra realtà del nostro inquieto e traballante tessuto comunitario.

di Gerardo Salvatore edito dal Quotidiano del Sud

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