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Le migrazioni sonore di Mario Cesa

Di Carlo Picone

Come tutti i grandi autori, Mario Cesa, compositore avellinese di musica contemporanea di fama internazionale, raggiunta la maturità artistica ha sentito il bisogno di ripensare la sua produzione, in tutta la sua varietà, per rielaborarla e aggiungere al vasto repertorio nuove sonorità accanto ai rifacimenti di brani del passato, allo scopo di di mantenere viva la poetica e, allo stesso tempo, di aprirsi con sguardo rinnovato all’attuale.

 

LA TRILOGIA SI COMPLETA

Una simile operazione di revisione-rielaborazione rispetto ad un’ampia cronologia di composizioni, che va dagli anni Ottanta ai giorni nostri, vede il suo compimento nell’ultimo cd doppio intitolato “Mario Cesa Volume III”, pubblicato di recente ancora per i tipi dell’EMA, casa discografica che aveva dato alla luce i poco precedenti “Volume I” e “Volume II”. Grazie alle sollecitazioni di un musicista quale Roberto Fabbriciani, compagno di avventura nella trilogia dell’autore avellinese: un vero e proprio viaggio o meglio “migrazione” dentro il suo articolato percorso creativo.

“Volume III” è un lavoro che scorre fluido tra rivisitazioni meditate e nuovi impulsi che inseguono e descrivono, come nella weltanschauung dei migliori protagonisti della musica contemporanea, gli echi della modernità e postmodernità con i suoni, i rumori di sottofondo, il chiacchiericcio dell’universo caotico in cui siamo immersi. Ne viene fuori un quadro di migrazioni sonore che non può non affascinare l’ascoltatore, pervaso dai suoni del doppio cd che si divide tra una prima parte affidata al flauto di Fabbriciani, uno dei maggiori interpreti in assoluto dello strumento a fiato; ed una seconda in cui il protagonista è l’incessante disklavier di Cesa. E l’impressione complessiva è che, anche in quest’ultima opera, funzioni l’alchimia del sodalizio fra i due artisti, realizzando una sinergia efficace tra le partiture inconfondibili del compositore avellinese e le esecuzioni del flautista, che si realizza pienamente nella prima sezione.

Qui ad investirci sono le note guizzanti, a volte lente, meste o sognanti; gli attacchi striduli che si sviluppano nelle sonorità evocatrici di Fabbriciani, con i suoni intermittenti, afflitti, portati all’estremo fino all’afasia, presenti nell’“Ennesima versione per 4 flauti”, brano scritto da Cesa nel 2020, che il flauto parlante del sodale esalta. Così i suoi fiati colgono la contemporaneità, nella quale lo strumento classico per antonomasia si trasfigura, piegandosi alle esigenze espressive della musica colta, quella densa di significati simbolici e significanti. Per sonorità che risultano ancora più autentiche sottraendosi all’elettronica e alla sua artificialità, trovando la sua ragion d’essere nella riproduzione di atmosfere del presente tramite strumenti della tradizione.

 

IL SODALIZIO CON FABBRICIANI

In comune Fabbriciani e Cesa hanno proprio il costante richiamo all’emozioni della quotidianità, che in “Volume III” si traduce nella riproposizione delle sue tante affezioni, degli struggimenti, dei momenti di gioia seppur rari, tutti restituiti ad una dimensione di vividezza. Fino a raggiungere quasi un effetto catartico all’ascolto dei brani. Il punto di riferimento resta sempre la realtà, elevata a dignità musicale, dove fisica e metafisica filosoficamente s’intrecciano.

Il viaggio nella musica di Mario Cesa si rivela a tratti trascinante. “Migra migrantes”, un titolo al passo con i tempi che stiamo vivendo, nella multiculturalità che stenta a diventare interculturalità, non è un semplice espediente linguistico ma racchiude l’animo e la stessa poetica in continuo movimento del compositore. A raggiungere il suo culmine nell’atto finale della trilogia dei precedenti volumi I e II.

La consacrazione del talento creativo del prolifico Maestro la si coglie ascoltando “Mura murales”, moduli per disklavier, che avvolgono l’ascoltatore, ammaliandolo. Tra tessere e soluzioni sonore che si combinano, componendosi in un tutto organico dove le sovrapposizioni e gli inserti, i contrappunti ed i mescolamenti mostrano i risultati di una ricerca sperimentale dagli esiti più che felici.

 

MUSICHE PER DISKLAVIER

La raffigurazione del “meticciamento” sonoro è chiarissima nelle composizioni di Cesa, presenti nella seconda parte di “Volume III”, dove i suoi “Murales” sono manifesti che neorealisticamente contengono passi, persone che parlano e marciano: l’immagine evocata è quella del cammino di popoli che migrano, dell’uomo in eterno spostamento da un luogo a l’altro in cerca di una vita migliore. Le metafore del cambiamento a cui bisogna adattarsi.

Il primo brano di “Mura murales” è stato scritto dall’autore avellinese su commissione della Biennale di Venezia e dedicato a Bruno Canino verso la fine degli anni Novanta. Esso costituisce la traccia iniziale da cui si dipanano gli altri brani per disklavier, fino a disegnare articolate combinazioni sonore. I ritmi sono sostenuti, a volte sincopati, come tributo alla cultura jazzistica che non è assente nella produzione di Cesa. Il gran finale è affidato al caos primordiale che si impossessa dei suoni, investendoci come un magma inarrestabile, attraverso l’illusione, resa realtà, di sette piani che interagiscono tra loro, in un’esplosione di creatività musicale, dopo aver percorso sentieri di angoscia e ossessione, timbri meccanici quasi a scandire il tempo che fugge.

In conclusione, il doppio cd “Volume III”, insieme agli altri volumi della trilogia, contribuisce a spezzare il muro di silenzio che questi tempi di pandemia hanno costruito intorno ad ognuno di noi, e sarebbe auspicabile che, appena sarà possibile, venga suonano dal vivo, per poterlo apprezzare ancora di più.

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