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Divario Nord-Sud, investire sulla scuola cruciale per rilanciare il Mezzogiorno

Presentato alla libreria Mondadori lo studio di Saggese che ricostruisce l’evoluzione dell’istruzione nel primo secolo dell’Unità d’Italia

Ripartire dalla scuola per rilanciare il Mezzogiorno. E’ l’appello lanciato nel corso del confronto dedicato al volume di Paolo Saggese “Scuola e la Questione Meridionale nel primo secolo dell’Unità Nazionale”, secondo capitolo dell’opera che racconta l’istruzione nel Mezzogiorno, rivolgendo lo sguardo a Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna. Un libro prezioso, edito da Terebinto, presentato ieri presso la Mondadori Bookstore A confrontarsi con l’autore, moderati dal giornalista Gianluca Amatucci, l’editore Ettore Barra, il preside Giovanni Sasso, il direttore del Corriere dell’Irpinia Gianni Festa e il maestro elementare Pietro Pisani. E’ l’editore Ettore Barra a sottolineare come l’incontro dedicato al libro di Saggese concluda il ciclo di incontri promossi dalla Terebinto nell’ambito del cartellone dell’Estate d’autore nel segno di una riflessione tra memoria e presente.

Sasso pone l’accento sul valore di cui si carica il volume di Saggese, consegnando una visione di lunga durata e interrogandosi sul tema dell’Unità del paese attraverso una metodologia innovativa vicina a quella della Scuola degli Annales, a partire da una ricca documentazione. Un esempio arriva dai censimenti e inchieste sullo stato dell’istruzione nel paese “Eloquenti – ricorda Sasso – i dati relativi al censimento del 1911 che pone l’accento sul divario tra i numeri legati all’alfabetizzazione nel Nord e nel Sud del paese. Se nel Settentrione la percentuale  era pari al 90 %, in Campania il tasso di alfabetizzazione era del 40%, in Calabria era del 30%”. Evidenzia come sia strettissimo il rapporto tra istruzione e sviluppo economico a partire dal processo di industrializzazione, “Così è stato anche per il Nord e il Sud del paese”. Si sofferma sulle pagine dedicate ai mali di Napoli, una città mai omogenea in cui, malgrado la presenza di una borghesia liberale, erano presenti sacche di miseria “E’ significativo che le esperienze innovative legate all’istruzione a Napoli arrivino da forestiere come  Julie Salis Schwabe, filantropa, educatrice e fondatrice dell’Istituto Froebeliano «Vittorio Emanuele II» che riuscì a procurarsi il denaro necessario per il restauro di un antico monastero e fondare una scuola. O Jessie White Mario che si battè per un’istruzione gratuita e obbligatoria”. Una ricostruzione attenta che diventa strumento necessario, spiega Sasso, per ribadire che un’altra Italia è possibile

E’ quindi Pietro Pisani, maestro elementare, a consegnare una preziosa testimonianza in anni in cui le aule non avevano certo tutti i comfort “Facevamo lezione a Casalbore in un pagliarone che confinava con una stalla, percorrevo chilometri e chilometri ogni giorno per andare a scuola fino a quando dopo il terremoto del 1962 non fu istituito un pullmino. Tante famiglie preferivano mandare i figli a pascolare le pecore piuttosto che a scuola, non comprendevano il valore dell’istruzione. Gli studenti più deboli erano costretti a sedersi nei cosiddetto “banchi degli asini” e sottoposti a ogni tipo di offese e umiliazioni. Si accettava tutto in una società dominata  da ogni forma dia autoritarismo. Era una scuola che accoglieva i sani e respingeva i malati. Oggi, il paradosso è che abbiamo una scuola democratica ma il rischio è che si perda il senso dell’azione educativa, che si privilegi l’istruzione a scapito dall’educazione”. E sottolinea l’importanza di un’adeguata  formazione dei docenti, troppo spesso ridotti a mestieranti “mentre lo spirito di dedizione e l’amore per i ragazzi devono essere le priorità per un docente. L’insegnante non deve formare mostri eruditi ma educare a essere umani”

Il direttore del Corriere dell’Irpinia Gianni Festa punta l’indice contro la legge sull’autonomia differenziata che rischia di spaccare il paese “Anche un libro come quello di Saggese diventa strumento per ribadire il valore dell’unità del paese, conquistato dai nostri patrioti a a duro prezzo. E’ chiaro che oggi il Sud non ha voce perchè non esiste una classe dirigente adeguata. La Camera del Parlamento è vuota quando si parla di Mezzogiorno, continuiamo a non riuscire a spendere i fondi che arrivano dall’Europa”. Spiega come si tratti di una legge che non chiarisce in nessun modo le modalità di attuazione e dove possano essere recuperati i fondi per garantire il rispetto dei livelli essenziali di prestazioni. E chiarisce che il Sud può crescere solo guardando all’Europa e al Mediterraneo “Se si prescinde da questa idea non si va da nessuna parte”, sottolineando come “Troppe sono le contraddizioni che caratterizzano, ancora oggi, l’universo della scuola. Lo testimoniano anche le dichiarazioni non sempre felici del nostro ministro. Ancora oggi dobbiamo fare i conti con un divario tra istruzione nel Nord e Sud del paese”

E’ quindi Paolo Saggese a sottolineare come “E’ evidente che la scuola meridionale sia considerata poco importante per la costruzione della nazione. Gli stessi ritardi del paese sono frutto della scarsa rilevanza attribuita all’istruzione. Una società industriale ha bisogno di persone più istruite e qualificate e dunque chiede un livello più alto d’istruzione mentre la cultura contadina è basata sull’oralità. Sono i genitori a trasmettere ai figli gli strumenti necessari per lavorare”. Un secondo volume, dedicato a Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna che si affianca al primo nel segno di Calabria e Basilicata “le due regioni che appaiono da tutte le inchieste quelle con il più alto livello di analfabetismo”. E ricorda come non si possa certo rimpiangere la scuola del passato, fortemente selettiva, con una scuola media che era una sorta di anticipazione del ginnasio “Solo il 40 % degli allievi si iscriveva alla scuola media, il 10% arrivava al diploma e il 2% alla laurea. Ma era una selezione basata soprattutto sul censo. Chi andava avanti erano innanzitutto i figli dei galantuomini. Solo i più bravi, tra i figli dei contadini, riuscivano a conciliare lo studio con il lavoro nei campi e spesso erano osteggiati dagli stessi galantuomini”. Ribadisce come “La scuola è uno strumento importantissimo per colmare il divario Nord Sud ma non può essere l’unico strumento” E annuncia i prossimi volumi che ripercorrono l’evoluzione della scuola, fino ai giorni nostri, dalla Conferenza sulla scuola del 1990 voluta dal ministro Mattarella alla legge Berlinguer fino ai Quaderni sulla Scuola stilati da Barca.

Ribadisce con amarezza come “Basterebbe risparmiare nell’acquisto di aerei da guerra per investire di più sulla scuola ed evitare i danni del dimensionamento”. E ricorda come “costruire una scuola veramente ugualitaria e libera appare ancora oggi un’utopia ma non possiamo fermarci. Poichè la responsabilità degli insegnanti è cruciale nella formazione delle nuove generazioni, superiore anche a quella di un medico”

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