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Napoli, uno scacco alla storia

Nel 2008 il noto giornalista Claudio Scamardella intervistò il grande filosofo Aldo Masullo sulla sua idea di Napoli e quell’intervista confluì nel bellissimo libro: “Napoli siccome immobile”. Masullo definiva Napoli “città deragliata dalla storia” , “città sospesa”, una città che aveva fatto della sua immobilità storica, una strategia di sopravvivenza.

Masullo aveva ben in mente la “tribu’ pasoliniana”, quale era per Pasolini Napoli. Per Pasolini negli anni in cui in Italia si svolgeva il processo di egemonizzazione da parte della rivoluzione consumistica, Napoli rappresentava una vera e propria zona di resistenza, uno di quei luoghi in cui l’alterità “esclude ogni possibile assimilazione degli sfruttati con gli sfruttatori”.

Nella Dichiarazione del 1971 in La Napoletanità: un saggio-inchiesta di Antonio Ghirelli, Pasolini dichiarò: “Napoli è stata una grande capitale, centro di una particolare civiltà; ma strano, ciò che conta non è questo. Io non so se gli “esclusi dal potere” napoletani preesistessero, così come sono, al potere, o ne siano un effetto. Cioè, non so se tutti i poteri che si sono susseguiti a Napoli, così stranamente simili tra loro, siano stati condizionati dalla plebe napoletana o l’abbiano prodotta. Certamente c’è una risposta a questo problema; basta leggere la storia napoletana, non da dilettanti o casualmente, ma con onestà scientifica.”
Va da sé che la visione pasoliniana di Napoli non è soltanto mitica. Il Sud di cui sta parlando, è innanzitutto una “forma di vita” popolare e astorica la cui principale caratteristica è appunto di resistere al movimento della storia che, come sappiamo, in questo caso è quello della rivoluzione industriale, del nuovo capitalismo che non intende limitarsi “a cambiare storicamente un tipo di uomo: ma l’umanità stessa”.

Partendo da questi presupposti per Masullo “Napoli è marginata e separata, separata perchè marginale e marginale perchè separata”. Alla “società liquida” di Bauman, Masullo oppose e teorizzò una società grumosa, fatta di gruppi e gruppuscoli di diversa consistenza capaci di agglutinarsi e poi scontrarsi, ma irriducibilmente separati, arrivando a teorizzare la separatezza sociale dei grumi attraverso l’ eleborazione del concetto di sindaco Mito, di ciò esempio fulgido fu Antonio Bassolino.

Quando una collettività non ha salda cultura politica, rimane e produce mito. E quanto Masullo aveva ragione! Per noi Napoli è la “città mito” per eccellenza: un mito prodotto di volta in volta da alcuni grumi per altri grumi anche grandi, come ad esempio il mito “Maradona. Una città porosa, come fu detto da Walter Benjamin, ma aggiunge Masullo, dai pori ostruiti. Una città che conta oggi milioni di turisti, una produzione cinematografica, letteraria e teatrale, che fa invidia al mondo intero, “capace ogni volta di rinnovarsi magicamente” – come Masullo afferma – di quella magia di cui la nostra cultura è permeata, riferendosi non a quella del santo protettore Gennaro, ma alla magia naturale dei “Maestri” che nel ‘500 diedero le basi ai nostri filosofi, con Bruno e Campanella in testa, come solo i veri grandi sanno fare. Masullo cavalca i secoli fino a Mario Pagano e a Gaetano Filangieri, che donò all’America il principio cardine della sua Costituzione. Masullo rivela infatti la formula della felicità che ci portiamo addosso: da felix, che in origine dal Latino, significa fertile-produttivo e, solo dopo un lungo processo felice. Dunque una Napoli non solo negli opposti di buona o cattiva, bella o brutta: Napoli è stata e sempre sarà, ancora per molto, prossima ai limiti estremi in tutte le dimensioni.

Se siete in qua della linea vedete la prospettiva, se siete in là vedete il baratro o il niente. Oggi Napoli è in festa, dopo 33 anni, lo scudetto è ritornato alla città partenopea. Dopo una lunghissima attesa, la squadra di Aurelio De Laurentis festeggia il titolo nazionale, con cinque domeniche di anticipo, rispetto alla conclusione del Torneo. Dagli inferi della serie C del 2005, dove ebbe un grave fallimento economico, il Napoli ripartì dalla terza categoria e la società fu acquistata da De Laurentis. Sotto la sua guida è risalita in serie A ed è tornata agli allori del calcio italiano e europeo, fino ai giorni nostri, con il meritatissimo terzo tricolore della sua storia calcistica. La vittoria e il titolo nazionale conquistato hanno un sapore del tutto particolare: lo scudetto vinto a Napoli non è paragonabile agli scudetti delle altre squadre nazionali. Il tricolore si tinge dei colori del cuore, dell’amore, della passione di milioni di napoletani della città e di quelli che vivono altrove nel mondo. Quando si festeggia lungo il Tamigi a Londra e per le strade di Buenos Aires e di New York ci si rende davvero conto che la napoletanità è davvero planetaria!

Rosa Bianco e Fiore Carullo

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