Una lunga mattinata di discussioni nel processo di Appello per l’omicidio di Roberto Bembo, davanti alla IV Sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli e il rinvio per le repliche del sostituito procuratore generale alle discussioni dei difensori di parte civile, Gerardo Santamaria e dei difensori dei tre imputati, gli avvocati Stefano Vozzella e Gaetano Aufiero. In aula presenti i familiari di Roberto Bembo.
“Roberto non e’ morto perché aveva volonta’ di litigare, ma perché aveva tanto fegato e tanto cuore”. E’ quello che in un passaggio il difensore di parte civile della famiglia Bembo, il penalista Gerardo Santamaria ha voluto mettere in risalto, ricollegandosi anche alla ricostruzione alternativa dei fatti che nella sua requisitoria ha prospettato il sostituto procuratore generale Della Pietra: “Almeno questo Appello cercherà di restituire quella immagine di Bembo che in primo grado non era emersa”. Santamaria ha insistito molto sul fatto che non si tratti di legittima difesa: “Aggressione con un’arma non può essere legittima difesa, anche perché se è stato avvertito il pericolo perché non sono scappati, essendoci varie vie di fuga. La legittima difesa deve essere sempre una estrema ratio”. Per questo la parte civile, il legale dei genitori e del fratello di Roberto, che questa mattina erano in aula come sempre dall’inizio di questa vicenda giudiziaria, ha chiesto la conferma della condanna per i tre imputati.
In aula l’avvocato Gaetano Aufiero ha etichettato come falsa la versione emersa solo in Appello nella quale per il PG Della Pietra, ha sostenuto che Roberto Bembo fosse tornato indietro per andare a difendere un suo amico rimasto solo con i fratelli Sciarrillo e Iannuzzi, a processo per omicidio. La difesa dei tre imputati ha invocato l’assoluzione per i fratelli Luca e Daniele Sciarrillo, l’eccesso colposo di difesa e l’attenuante della provocazione per il reo confesso Nico Iannuzzi. “L’ obiettivo di Iannuzzi non era uccidere ma allontanare il suo aggressore”. E’ cosi’ che il penalista Stefano Vozella, ha invocato davanti ai magistrati della IV Sezione Penale della Corte di Assise di Appello di Napoli la riqualificazione delle accuse di omicidio volontario per Niko Iannuzzi e l’assoluzione per i fratelli Daniele e Lucamaria Sciarrillo. A dimostrare che quella di Iannuzzi non fosse una volontà di uccidere è’ quello che avviene, secondo il penalista Vozella, dopo che Bembo, colpito, si allontana dal luogo dove c’era stato il ferimento. Per Iannuzzi la difesa ha proposto un unico motivo di appello con il quale chiede di riqualificare l’accusa di omicidio volontario in quella di eccesso colposo della legittima difesa.
La sentenza prevista per oggi davanti alla IV Sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli è stata rinviata al 12 marzo per le repliche del sostituito procuratore generale alle discussioni dei difensori di parte civile, Gerardo Santamaria e dei difensori dei tre imputati, gli avvocati Stefano Vozzella e Gaetano Aufiero. In aula sono stati presenti i familiari di Roberto Bembo.
Nella precedente udienza era spuntato un dettaglio dal video ed era stata fornita una ricostruzione differente dei fatti accaduti in quell’alba tragica nel parcheggio di un noto bar di Mercogliano. Il sostituto procuratore generale di Napoli, Daniela Della Pietra l’aveva illustrata, durante la sua requisitoria nella quale ha chiesto la conferma delle condanne inflitte ai tre imputati, accusati del brutale omicidio del ventunenne di Mercogliano. A suo avviso, Roberto Bembo all’alba del 1 gennaio 2023 non tornò indietro per continuare a litigare con Niko Iannuzzi e i fratelli Sciarrillo dopo che c’era stata già la prima rissa davanti al bar di Mercogliano, bensì per difendere un suo amico che era dall’altra parte della strada ed in inferiorità numerica rispetto ai tre contendenti. C’era dunque una persona a terra, che Roberto aveva visto e riconosciuto in uno dei suoi amici. Di lì la decisione di intervenire per aiutarlo, andando incontro alla morte. Una ricostruzione totalmente diversa fortemente contestata dalla difesa, tanto che il procuratore generale ha chiesto di replicare. Cresce l’attesa del verdetto previsto per il 12 marzo.


