Antonio Polidoro
Picarelli accoglie il ritorno di Sharon Maccanico, morta a 15 anni, a causa di una terribile frana in Nuova Zelanda. Momento straordinariamente toccante che ancora una volta vedrà una piccola seppur civilissima comunità unita nel dolore e nella vicinanza ad una famiglia che ancora a lungo chiedera’ : “perché…”.
Parlare della tragedia che ha strappato Sharon alla famiglia, col fidanzatino Max, ad un futuro certamente luminoso…come la luce del suo sguardo , è impresa difficile: troppo facile scadere nella retorica.
Intanto tragedie immani come la morte di una ragazza di splendide speranze, protagonista anche del mondo dello sport ai livelli più alti, vanno trattate con tatto e prudenza.
L’ultima cosa che serve ad una bella famiglia, trapiantata in Nuova Zelanda per motivi che attengono alla nobiltà del lavoro, e il retoricume di maniera che accompagna tanti commenti in libertà..
Il silenzio sarebbe la reazione migliore, quei silenzi più eloquenti di tante parole..
Per fortuna il celebrante della messa di suffragio, mons. Dente, è di quei presbiteri colti ed equilibrati che sanno rifuggire dalla tentazione di lasciarsi andare a commenti strappa – lacrime.
Basterà, intanto, la forza della fede ad attutire tanto dolore…?
Compito improbo quello del celebrante: trovare parole di speranza , provare a proporre itinerari di lettura di quanto di incomprensibile e drammatico è accaduto in un momento che poteva e doveva essere caratterizzato dalla rasserenante atmosfera di una parentesi di vacanza…
Intanto più si cerca di capire e più si annega in un mare di inconsistenza che trascende il rigore della logica, intesa come categoria filosofica.
Alle letture rigeneranti, certamente scelte col consueto e brillante discernimento, e alla musica il compito di… parlare ad una famiglia ancora incredula e disorientata.
Un soprano ed un organista di valore, musicisti di quelli che sanno “parlare alla mente e al cuore”, il magnifico coro della parrocchia , saranno un efficace veicolo di emozioni in un momento di grande coesione umana e fraterna.
Tutto questo non sarà sufficiente a consolare chi vive il più acerbo è innaturale dei dolori.
Molto potrà fare il silenzio dei tanti che autenticamente sapranno essere vicini alla famiglia in uno spirito di fraterna vicinanza e condivisione.



