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Quando i diritti vanno oltre i doveri

Le grandi questioni politiche, sociali ed economiche sul tappeto della nuova leadership europea (immigrazione, lavoro, crisi ambientale, sicurezza e tante altre) mostrano l’affanno della stessa cultura europea sul tema predominante dei diritti su quello dei doveri. Qualche accorto osservatore della complessa tematica parla dell’inflazione dei diritti e dell’oblio dei doveri. La questione è stata, da vari decenni, affrontata da personaggi politici di elevata statura come Aldo Moro, nel suo ultimo discorso alla Camera il 28 febbraio 1978 (Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere). Purtroppo questo profetico auspicio non ha avuto riscontro e la situazione italiana e quella europea – nel quadro di una analoga situazione globale – lo dimostra in maniera sempre più preoccupante. L’affannosa ricerca di sicurezza all’interno dell’angusto perimetro dei propri consolidati interessi comporta il vertiginoso incremento di sempre nuove e rassicuranti polizze assicurative. In sostanza ogni persona si percepisce come un’isola, senza legami umani e sociali di una comunità nel cui interno il virus dell’indifferenza diventa sempre più invasivo. Negli ultimi decenni si è passati dalla coscienza di essere membri responsabili di una comunità di persone, alla percezione di essere degli individui – isola con una crescente paura, di perdere il proprio consolidato. Recentemente comincia a crescere l’esigenza di non esasperare ulteriormente lo squilibrio tra diritti e doveri con richieste di sempre nuovi diritti. In realtà, nonostante il martellante richiamo a difendere la propria identità ed i propri diritti, da più parti viene rivelato che non è finita la stagione dei diritti: quello che va urgentemente evitato è l’insaziabilità dei diritti. Su questo fronte vanno opportunamente soppesati gli effetti dei “diritti individuali di libertà” nell’ambito complesso della biotica e della biopolitica. La stessa politica sembra indietreggiare di fronte alla subordinazione dei diritti agli imperativi del capitalismo finanziario, della tecnica senza confini e dei media che non ci fanno più percepire il tempo e lo spazio della nostra interiorità. Difronte a questa deriva ci viene in aiuto il personalismo di Maritan che già nel novembre 1941, indirizzò una lettera al generale De Gaulle, capo di France libre, per suggerire una futura Dichiarazione Universale dei Diritti. Il concetto morale primario che “il dovere vale in forza di se stesso” sostenuto oltre che da Maritan, anche da Simone Weil, dal Mahatma Gandhi e da Giuseppe Mazzini, dovrebbe informare l’auspicata nuova politica europea e i nuovi responsabili politici dell’Unione Europea per programmare ed attuare, con l’urgenza dovuta, le misure risolutive delle emergenze sociali più immediate: immigrazione, lavoro, famiglia, crisi ambientale, integrazione economica e commerciale con i paesi produttori di beni e servizi. Noi italiani, frastornati dall’attuale cinismo sovranista e demagogico, senza tentazioni di anacronistiche crociate ideologiche o confessionali, dovremo riscoprire i contenuti della tradizione culturale mazziniana dei doveri che emerge già dal titolo stesso dell’opera ( I doveri dell’uomo ). Il libro, scritto nel 1860 e dedicato significativamente «agli operai italiani» criticò la concezione dei diritti dell’uomo scaturita dalla Rivoluzione Francese e alla successiva elaborazione di pensiero giuridico sul benessere e alla libertà dell’uomo. Mazzini, dopo aver trattato di Dio e della Legge, introduce quattro livelli di doveri: verso l’umanità, verso la patria, verso la famiglia e verso se stessi. Scusate se è poco, Salvini permettendo!

di Gerardo Salvatore

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