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Racket, i numeri in Irpinia: 34 auto incendiate e 26 attentati alle aziende nel 2024

Capossela: purtroppo le aziende spesso non denunciano, per paura di ritorsioni o per mancanza di fiducia nello Stato

Ben 34  auto incendiate e 26 attentati alle aziende di cui 11 agricole: i numeri emersi alla prima giornata Nazionale Antiracket organizzata da SOS Impresa – Rete per la Legalità e tenutasi ieri pomeriggio presso il Circolo della Stampa di Avellino.

L’incontro moderato dal direttore di Avellino Today Vinicio Marchetti, promosso con lo scopo di diffondere la cultura della legalità a cui hanno preso parte il comandante  provinciale dei Carabinieri, il colonnello Domenico Albanese, il comandante provinciale della Guardia di finanza, il colonnello Leonardo Erre, aveva l’intento  di essere un  richiamo alla responsabilità collettiva contro il racket, l’usura e il sovra indebitamento  in Irpinia.

L’incontro  si è aperto  con il ricordo di Libero Grassi, imprenditore palermitano che il 10 gennaio 1991 pubblicò sul Giornale di Sicilia una lettera aperta indirizzata ai suoi estorsori, denunciando pubblicamente il pizzo. Un atto rivoluzionario che gli costò la vita: il 29 agosto dello stesso anno venne assassinato dalla mafia.

“Il racket è presente in Irpinia con innumerevoli sfaccettature. Un esempio significativo è il racket delle aste, fenomeno venuto a galla approfonditamente nel corso del processo denominato Aste OK”, afferma Domenico Capossela, Presidente SoS Impresa Avellino. “In questo contesto, un ruolo fondamentale è svolto dalle

associazioni nate dopo la tragica morte di Libero Grassi. La sua denuncia ha dato impulso, per fortuna, alla nascita di numerose realtà associative. È

proprio grazie alla solidarietà e alla forza dell’unione che si possono contrastare la delinquenza, la Camorra e la mafia, fenomeni profondamente radicati nel territorio. Le difficoltà che incontra un’associazione impegnata nella lotta contro il racket sono molteplici. Purtroppo, le aziende vittime di questi atti criminali spesso non denunciano, per paura di ritorsioni o per mancanza di fiducia nello Stato. Il compito principale delle associazioni è proprio quello di incoraggiare le vittime a denunciare, poiché l’unica vera salvezza risiede nella denuncia e nella collaborazione con le forze dell’ordine”.

 

“Ho dovuto affrontare gravi problemi familiari, e l’usura non si ferma davanti a nulla”, è stata la testimonianza di Franco Palladino, vittima del racket che ha trovato il coraggio di denunciare i suoi estorsori. “Ti deprime, ti getta in un’angoscia familiare e personale da cui sembra impossibile uscire. Per mia grande fortuna, grazie alla Prefettura di Avellino, ho avuto modo di conoscere l’associazione SOS, che mi ha seguito e sostenuto in tutto e per tutto. Dopo 15 anni di battaglie, sono riuscito a vincere: il mio usuraio è stato arrestato grazie all’intervento degli organi competenti – Prefettura, Questura e altre istituzioni. Ho ottenuto un risarcimento e sono riuscito, in qualche modo, a riprendere in mano la mia vita e il mio lavoro. Non è stato facile, però. Le cicatrici lasciate da questa esperienza sono profonde e difficili da rimarginare. Noi vittime di usura lottiamo ogni giorno per sopravvivere e cercare di ricostruire ciò che ci è stato tolto”.

  “Questo è un supporto fondamentale per le vittime e per le persone che si trovano in difficoltà”, aggiunge Costantino Del Gaudio. vicedirettore della Caritas di Avellino. “Oggi, infatti, è sempre più importante riconoscere la presenza di nuove forme di povertà, che non riguardano soltanto i bisogni primari, come il cibo o la casa, ma coinvolgono persone che, purtroppo, si trovano in condizioni di vulnerabilità spesso invisibili. Queste storie sono, ahimè, spesso sommerse, e le difficoltà di chi cade vittima di usura restano nascoste, rendendo ancora più arduo affrontare e risolvere tali problematiche. Noi, come Caritas, stiamo cercando di aprire quanti più centri di ascolto possibili. Questi centri non devono limitarsi a offrire sostegno ai “poveri classici” – per usare un’espressione semplificata – ma devono accogliere anche coloro che vivono queste nuove forme di povertà, che sono estremamente pesanti per la nostra realtà sociale. È cruciale creare sinergie e collaborazioni per colmare le mancanze che spesso si protraggono nel tempo per queste vittime.”

Tra i temi affrontati, il processo “Aste OK” ha messo in luce la struttura autonoma del clan legato alle aste giudiziarie, dimostrando che anche in Irpinia la criminalità organizzata si evolve.

“L’associazione gioca un ruolo fondamentale in questi momenti, ma lo Stato, per principio di solidarietà, si assume il compito principale di assistere la vittima di estorsione, racket o usura durante tutto il percorso”, chiarisce l’avvocato penalista Francesco Pugliese. “Questo supporto inizia con la presentazione della denuncia e la collaborazione fattiva con le forze dell’ordine. Successivamente, interviene l’associazione, che ha il compito di accompagnare il soggetto attraverso una struttura organizzativa specifica. In questo contesto, il supporto di figure professionali come psicologi, sociologi e avvocati diventa cruciale. Lo psicologo interviene per sostenere la vittima sul piano emotivo e psicologico, mentre il sociologo e l’avvocato aiutano a costruire un percorso più concreto e vicino alle esigenze della polizia giudiziaria o della magistratura. Tuttavia, denunciare comporta un costo significativo per la vittima, sia in termini economici e patrimoniali, sia in termini di vita sociale e affettiva. Un imprenditore o un libero professionista, ad esempio, potrebbe subire una perdita economica dovuta all’attività illegittima di chi lo ha estorto. Inoltre, l’esperienza lascia segni profondi nella vita relazionale e sociale della vittima. In questa delicata fase, l’associazione può offrire un contributo prezioso per perseguire gli obiettivi necessari a sostenere la vittima e ristabilire condizioni di normalità”.

L’avvocato Pugliese ha fatto il punto anche sul processo Aste OK: “Il processo ha concluso la prima fase: ad aprile 2024, il tribunale ha emesso un dispositivo, e la sentenza è stata depositata a luglio dello stesso anno. Tuttavia, la vicenda processuale non si è ancora definita completamente. Per alcune posizioni, il tribunale, con un’ordinanza articolata, ha rimesso gli atti alla Procura della Repubblica, il che potrebbe portare all’apertura di un nuovo procedimento con nuovi capi di imputazione e un ulteriore percorso giudiziario. Per i soggetti già condannati, la sentenza è efficace a tutti gli effetti. Non sono a conoscenza di eventuali ricorsi in appello rispetto a queste condanne, ma spetterà agli organi competenti svolgere le attività necessarie. Come associazione del territorio, ci siamo costituiti parte civile e abbiamo seguito da vicino il processo. Abbiamo constatato che anche in provincia di Avellino operava un’associazione che interferiva con la libertà del commercio e con la libera iniziativa economica privata. Questa agiva attraverso strategie tipiche delle organizzazioni mafiose, come è emerso durante il processo. In particolare, è stato accertato che due gruppi, tra la fine del 2018 e il 2019, hanno operato nel settore delle aste pubbliche ad Avellino, generando una situazione di soggezione per i debitori esecutati. Questi ultimi erano costretti a subire intimidazioni e pressioni, trovandosi senza vie d’uscita. Attualmente, la situazione giudiziaria non è ancora conclusa. Come già detto, il tribunale ha rimesso gli atti alla Procura della Repubblica, e si attendono eventuali ulteriori sviluppi giudiziari”.

 

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Michela Della Rocca

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