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Riforma elettorale e premierato, è muro contro muro

Per la Commissione Affari costituzionali della Camera questa mattina il ciclo di audizioni informali sulla riforma della legge elettorale, prendendo come base di discussione lo “Stabilicum”, il modello proporzionale corretto da un consistente premio di maggioranza. Sul tema si registra però un forte scontro politico tra maggioranza e opposizioni, mentre all’interno dello stesso centrodestra emergono sensibilità differenti.

Dal Partito Democratico arriva un duro richiamo alla prudenza. La capogruppo dem in Commissione, Simona Bonafè, ha criticato le parole del vicepremier Matteo Salvini, che aveva annunciato l’intenzione di “procedere dritti” sulla riforma. Secondo Bonafè, un’accelerazione in questa fase significherebbe ignorare quanto sta emergendo dalle audizioni parlamentari, dove sarebbero state espresse numerose perplessità sull’impianto della proposta. Per il PD, infatti, il rischio è quello di forzare i tempi su un sistema giudicato ancora controverso. Nei prossimi giorni è previsto un vertice del centrodestra dedicato proprio alla legge elettorale.

Più articolata la posizione di Stefano Benigni, che in un’intervista al quotidiano Il Foglio ha ribadito come rappresentanza e governabilità siano principi “non negoziabili”, pur riconoscendo che il testo possa essere migliorato sia sul piano tecnico sia su quello politico. Forza Italia si dice disponibile a discutere diversi aspetti della riforma, inclusa una possibile riduzione del premio di maggioranza o una revisione della sua portata, purché non venga meno l’obiettivo di garantire stabilità al sistema.

Benigni ha inoltre aperto a correttivi sul tema dei ballottaggi, sottolineando come in un sistema bicamerale possano verificarsi situazioni poco chiare. Più prudente invece il ragionamento sulle preferenze: secondo il dirigente azzurro, la loro introduzione comporterebbe modifiche profonde al testo, incidendo anche sull’alternanza di genere e sulla definizione dei collegi elettorali. Sul piano politico, il vicesegretario di Forza Italia ha ribadito la centralità del centrodestra berlusconiano nell’identità del partito, respingendo le ricostruzioni che ipotizzano aperture verso il cosiddetto “campo largo”.

Critico nei confronti dell’intera discussione è invece Ettore Rosato, che nella newsletter “Voce Libera” ha evidenziato le divisioni interne alla maggioranza. Secondo Rosato, Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia spingono per il proporzionale con premio di maggioranza, mentre Lega e Forza Italia sarebbero orientate a mantenere i collegi uninominali, seppur per ragioni differenti. A suo giudizio, il dibattito rischia di trasformarsi in una lunga disputa sulle regole elettorali mentre il Paese affronta questioni ben più urgenti, soprattutto sul piano economico.

Per Azione sarebbe preferibile mantenere l’attuale legge elettorale fino alle politiche del 2027, evitando uno scontro destinato ad alimentare ulteriormente la polarizzazione politica. Rosato ha anche delineato l’idea di un futuro governo fondato su poche priorità condivise: sostegno a famiglie e imprese, riduzione del costo dell’energia, investimenti su scuola e sanità e una chiara collocazione europeista, escludendo le forze più radicali e populiste.

Sul fronte centrista è intervenuto anche Gianfranco Rotondi, presidente della “Dc con Rotondi”, che nel corso di una videocall con i segretari regionali del partito ha sostenuto la necessità di modificare la legge elettorale per preservare il bipolarismo. Rotondi ha inoltre confermato il sostegno della sua formazione politica a Giorgia Meloni anche alle prossime elezioni politiche, prendendo le distanze dai progetti di “grande centro” o da ipotesi di riposizionamento politico.

Nel frattempo resta aperto anche il dossier sul premierato. La ministra per le Riforme istituzionali, Elisabetta Casellati, intervenendo a Sky TG24, ha confermato che la volontà politica del governo non è cambiata. Casellati ha spiegato che i lavori parlamentari della Commissione Affari costituzionali sono stati rallentati dall’esame di altri provvedimenti, come la riforma della giustizia e la stessa legge elettorale. L’intenzione dell’esecutivo resta quella di riprendere il percorso del premierato, anche se bisognerà verificare se esistano ancora i tempi tecnici per completare l’iter entro la legislatura.

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