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“Savoini non era invitato dal ministero dell’Interno”, né a Mosca, nell’ottobre 2018, né a Villa Madama nell’incontro bilaterale con Putin.
Questa frase, che l’Ansa attribuisce a Matteo Salvini, sembra accuratamente studiata per separare definitivamente i destini del ministro dell’Interno da quelli dell’ambiguo personaggio che, a suo nome, trattava di petrolio e tangenti con interlocutori russi in una sala dell’hotel Metropol di Mosca nell’ottobre dell’anno scorso. Secondo questa ricostruzione, sulla quale sta investigando la Procura della Repubblica di Milano, Salvini è un uomo di Stato invitato ad un incontro organizzato dalla Confindustria con uomini d’affari all’ombra del Cremlino, mentre l’altro sarebbe un volgare millantatore che non si sa come è riuscito ad infilarsi al tavolo dei “gran – di”. “Che ne so cosa ci facesse? Chiedetelo a lui”, taglia corto il ministro. Se è tutto qui, sembra troppo simile alla reazione di Bettino Craxi alla notizia dell’arresto di Mario Chiesa (c’era sempre di mezzo la Procura milanese) il 17 febbraio 1992: per il segretario del Psi il presidente del Pio Albergo Trivulzio era un volgare “mariuolo”, ma da quell’arresto partì una valanga che seppellì la cosiddetta prima repubblica. Quindi, attenzione ai giudizi liquidatori; ma attenzione anche a non lasciarsi fuorviare dalle analogie. La storia non si ripete mai allo stesso modo; anzi, a volte, com’è stato detto, le tragedie (e tale fu Tangentopoli) si riproducono in forma di farsa. Nel caso del “Russiagate” di cui si parla in questi giorni, non sapremmo dire: siamo appena alle prime battute, anche se par di capire che gli investigatori milanesi che stavano indagando da mesi avrebbero preferito procedere ancora in via riservata e sono stati costretti ad uscire allo scoperto a causa della divulgazione del file “rubato” al Metropol. Ora che la frittata è fatta, l’inchiesta prosegue alla luce del sole e ne vedremo gli sviluppi. Ma c’è un altro piano oltre quello giudiziario, che qui interessa approfondire, e riguarda direttamente il ruolo e il destino politico del ministro dell’Interno che sta cercando di scrollarsi di dosso l’ingombrante presenza di Gianluca Savoini: solo un intruso nella delegazione confindustriale a Mosca e nel pranzo a Villa Madama, o qualcosa di più? Lo si capirà ben presto, ma intanto colpisce il muro difensivo eretto dal governo attorno al ministro dell’Interno. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è affrettato a manifestargli piena fiducia, e lo steso vicepremier Luigi Di Maio non ha affondato il coltello nella piaga, almeno per il momento; mentre invece ha mantenuta alta la guardia sull’intero contenzioso politico aperto con la Lega: autonomie speciali per le Regioni (la Lega le pretende subito e i governatori del Nord fanno pressioni su Salvini), “gabbie salariali”, flat tax, decreto sicurezza, Europa, grandi opere (Tav in testa). Tutti argomenti sui quali fino a ieri i Cinque Stelle, tramortiti dal risultato delle Europee, subivano l’iniziativa della Lega. Oggi è Salvini a trovarsi in difficoltà, e la situazione si potrebbe ribaltare.

di Guido Bossa

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