Mercoledì, 9 Settembre 2026
02.01 (Roma)

Ultimi articoli

di Stefano Carluccio

In Irpinia, come in tante aree interne del Mezzogiorno, la scuola è stata per decenni molto più di un’istituzione educativa. È stata il centro della vita civile, lo spazio in cui intere generazioni si sono formate, hanno costruito legami, si sono riconosciute parte di una comunità. Oggi, però, molte di quelle scuole rischiano di non riaprire. Alcune sono già chiuse. Altre sopravvivono grazie a classi accorpate, pluriclasse e compromessi organizzativi sempre più fragili. Il fenomeno è noto, ma ogni anno si ripresenta con un peso maggiore: il numero degli alunni cala, le cattedre si svuotano, gli edifici restano inutilizzati. La scuola, in Irpinia, sta diventando un bene raro. E la sua perdita ha conseguenze che vanno ben oltre l’ambito dell’istruzione.

A chi guarda il territorio con attenzione, la situazione appare chiara: dove non ci sono più bambini, non ci sono più scuole. Ma la realtà è anche l’opposta: dove non ci sono più scuole, è molto difficile che arrivino o restino famiglie giovani. Il legame tra presenza scolastica e tenuta demografica è stretto, quasi automatico. E l’Irpinia lo sta vivendo sulla propria pelle.

Il calo delle nascite è solo una parte della storia. L’altra parte riguarda le politiche di gestione scolastica, sempre più orientate all’accentramento e alla razionalizzazione. Un modello pensato per le città, dove chiudere un plesso significa spostare gli studenti di qualche chilometro, può trasformarsi in una condanna per le zone montane o rurali, dove lo spostamento verso un’altra scuola implica decine di chilometri di strada ogni giorno, spesso in condizioni climatiche e infrastrutturali tutt’altro che agevoli. In questo scenario, le famiglie che potrebbero scegliere di restare si ritrovano costrette a valutare l’opportunità di andarsene, cercando altrove servizi più stabili per i propri figli.

La scuola, nelle aree interne, è un presidio. Non solo per i bambini, ma per tutta la comunità. È un punto di riferimento visibile, concreto, attorno al quale ruotano relazioni sociali, attività culturali, iniziative collettive. È il luogo dove i bambini imparano, sì, ma anche dove i genitori si incontrano, dove si organizzano feste, assemblee, laboratori. La sua presenza genera vita, movimento, possibilità. Quando una scuola chiude, il silenzio che ne deriva non è solo fisico: è un silenzio sociale, un vuoto che si allarga.

In Irpinia, la chiusura progressiva dei plessi scolastici riflette fedelmente il quadro demografico: invecchiamento della popolazione, emigrazione giovanile, natalità in forte calo. Ma c’è una responsabilità più ampia che chiama in causa anche lo Stato, le istituzioni scolastiche, le scelte politiche a livello centrale e regionale. La logica dei numeri, che considera sostenibile una scuola solo se ha un certo numero minimo di alunni, ignora la complessità dei territori come l’Irpinia. Qui, ogni scuola chiusa è una perdita che va ben oltre i costi di gestione o i parametri statistici.

Non è raro trovare comuni irpini che avevano due, tre, anche quattro plessi scolastici attivi fino a qualche decennio fa. Oggi ne resta uno, spesso condiviso tra più territori. In alcuni casi, non resta nulla. I bambini, se ci sono, devono alzarsi all’alba per essere portati in autobus fino alla scuola più vicina, a volte attraversando più vallate. Il tempo della scuola, in questi contesti, è anche il tempo del viaggio, della fatica, della distanza. Non tutti possono permetterselo. E così, lentamente, anche il diritto allo studio diventa una variabile dipendente dalla geografia.

Ci sono esperienze che cercano di invertire la rotta. Progetti di scuole innovative, sperimentazioni didattiche, tentativi di trasformare i plessi in centri multifunzionali. Alcune realtà irpine hanno provato a rispondere alla crisi demografica con idee creative, rendendo la scuola un attrattore anche per chi arriva da fuori. Ma queste esperienze, per quanto meritevoli, sono isolate, spesso nate dalla buona volontà di singoli dirigenti scolastici o amministratori locali. Manca un piano organico, una visione strategica che metta davvero la scuola al centro della rinascita delle aree interne.

Il tema della scuola si intreccia inevitabilmente con quello dello sviluppo territoriale. Parlare di rigenerazione dei borghi, di turismo sostenibile, di valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale ha senso solo se si tiene conto della dimensione educativa. Senza scuole, ogni progetto di rilancio rischia di essere effimero. Una comunità senza bambini è una comunità senza prospettiva. E una comunità senza scuola è una comunità che smette, lentamente, di crederci.

Chi vive in Irpinia lo sa bene. La chiusura di una scuola non passa mai inosservata. Lascia un vuoto concreto: un edificio che si degrada, una piazza che si svuota, un ritmo quotidiano che si interrompe. Ma lascia anche un vuoto simbolico: il messaggio implicito che quel luogo non merita più un futuro. È un messaggio pericoloso, perché alimenta la rassegnazione, la fuga, l’idea che le cose possano solo peggiorare.

Eppure, il territorio irpino ha ancora tante energie da esprimere. Ha un patrimonio umano, culturale e ambientale che potrebbe essere messo al servizio di un nuovo modello educativo: una scuola che dialoga con il territorio, che integra tradizione e innovazione, che coinvolge la comunità locale come risorsa e non solo come utenza. Per fare questo, però, servono investimenti. Servono politiche lungimiranti. Serve la volontà di credere che anche una piccola scuola, con pochi alunni, possa essere fondamentale per tenere in vita un’intera area.

Il futuro della scuola in Irpinia non riguarda solo i bambini. Riguarda tutti. Perché dove chiudono le scuole, chiudono anche le possibilità. Dove resistono, invece, c’è ancora margine per ricostruire. Non si tratta solo di difendere i plessi esistenti, ma di ripensare il ruolo educativo nei territori fragili, dando valore alla presenza, alla vicinanza, alla cura. Ogni aula che resta aperta, ogni campanella che continua a suonare, è una dichiarazione di resistenza. È un gesto che dice: qui ci siamo ancora. E vogliamo restare.

Condividi

Picture of redazione web

redazione web

Cronaca

Salta la prima udienza udienza del processo “Dolce Vita”. La ragione è legata ad una vicenda nazionale, ovvero la deliberazione…

La Protezione Civile della Regione, in considerazione delle valutazioni del Centro Funzionale sugli scenari meteorologici in atto e sulla loro…

Tragedia sfiorata questa mattina sulla linea della Circumvesuviana, nel tratto compreso tra le stazioni di San Giovanni e San Giorgio…

Attualità

Momenti di apprensione a Serra di Pratola, frazione del Comune di Pratola Serra, per circa 5 incendi che hanno circondato…

Francesco Sellitto, presidente dell’Ordine dei Medici di Avellino. Uno sguardo sulle criticità territoriali, dal pronto soccorso dell’Ospedale Moscati di Avellino…

Leggi anche

Sanità territoriale, resta aperta la questione della carenza dei medici di medicina generale. A sollevare nuovamente il problema è la segretaria generale della FpCgil Licia Morsa, che chiede all’ASL un confronto sull’organizzazione delle Case di Comunità e sulla reale disponibilità dei medici di base. «Si parla di medici di medicina...

“Prata Jazz nasce dalla passione di un gruppo di giovani per le sonorità jazz, dall’impegno instancabile della pro loco, dalla forte tradizione musicale del centro di Prata. Da allora la rassegna, alla sua ventesima edizione, promossa dalla pro loco, con il patrocinio dell’amministrazione comunale. è diventata un punto di riferimento...

– di Mario Spagnuolo– Con l’arrivo del mese di settembre si è chiusa una finestra di calciomercato in cui l’Avellino ha lavorato incessantemente per migliorare ogni reparto della rosa. Anche nelle ultime ore il DS Mario Aiello non si è lasciato scappare l’opportunità di chiudere due trattative importanti per Alessandro...

Trasformare la sicurezza in pratica quotidiana. È la sfida lanciata questa mattina in occasione della presentazione, nella sede di Formedil Avellino ad Atripalda, del nuovo camper del progetto “Cantieri Sicuri”, realizzato insieme a Formedil Benevento Formazione e Sicurezza e Inail Campania. Un’aula mobile che raggiungerà direttamente i luoghi di lavoro,...

Ultimi articoli

Attualità

“Il contatto con Rodríguez è nato qualche settimana fa ma poi non se ne fece nulla. Oggi è uscita questa…

“Piove sulla città, ma si addensano nubi anche sull’amministrazione comunale di Avellino”. Così in un video l’ex sindaco, oggi consigliere…

Arriva dal consigliere comunale di Avelli o di Noi di Centro Gino Iannace una proposta per ridurre i disagi per…

Segui il Corriere dell'Irpinia

Informativa Privacy

Questo sito utilizza cookies per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Le informazioni raccolte dai cookies sono conservate nel tuo browser e hanno la funzione di riconoscere l'utente quando ritorna sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sono le sezioni del sito ritenute più interessanti ed utili.

Puoi modificare le impostazione dei cookies nelle sezioni a sinistra.

Una versione estesa della nostra privacy policy invece è visionabile al seguente indirizzo Privacy Policy