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Si ritorni ai principi del popolarismo

All’interno dell’attuale dibattito culturale e politico viene ricorrentemente sottolineata la voglia – io direi l’esigenza – di un ritorno attualizzato ai principi del vero popolarismo, quello per intenderci di Don Luigi Sturzo. Le ragioni di questa riscoperta sono tante e quotidianamente ne avvertiamo le motivazioni e l’urgenza: la inesistenza di una classe politica capace di dare risposte coerenti alla sempre più complessa domanda sociale della comunità nazionale, nel quadro della nuova realtà politica europea. Ormai la forte repulsa verso la non mai conclusa campagna elettorale di Salvini, fonte stomachevole di odio e di paure, diventa sempre più di pubblica consapevolezza. Le ragioni di questa inaccettabile deriva populistica sono state più volte delineate da queste pagine con pregevoli analisi di autorevoli opinionisti. Lo sforzo di compiere, a mio modesto avviso, è quello di offrire percorsi d’impegno sociale e politico nell’immediatezza del presente politico italiano ed europeo e nel medio periodo – in direzione delle giovani generazioni – per una intensa e completa riscoperta di maestri illustri della vicenda politica, economica e sociale italiana come Luigi Sturzo, Adriano Olivetti e Carlo Cattaneo. La rinnovata attenzione verso i tre grandi spiriti deve necessariamente tradursi in azione condivisa di un impegno da più parti disatteso: dalle Chiese locali e dal laicato cattolico associato a rimorchio di presbiteri sordi alle sollecitazioni del Concilio Vaticano II e della dottrina sociale della Chiesa degli ultimi decenni. Questa sordità, se diventasse cronica i rischi sarebbero davvero devastanti. È confortante – frattanto – l’ultima significativa iniziativa in Vaticano del Segretario di Stato, cardinale Parolin, che ha promosso, organizzato e inaugurato una Scuola di formazione all’impegno Sociale e Politico, rivolta ai giovani, future speranza di una nuova generazione di politici. Anche a livello locale, nella nostra bella Irpinia, delle iniziative formative sono in fase progettuale nel cantiere sociale del cattolicesimo sociale ed è auspicabile che, con il prossimo settembre, si dia inizio concreto a questo percorso promosso e sostenuto da laici cristiani senza nessun interesse personale o di bottega. Luigi Sturzo e Giorgio La Pira saranno i maestri per l’Italia di oggi e di domani che animeranno – con la loro progettualità culturale e politica – gli itinerari formativi prefissati. Come Don Sturzo, il Circolo dei Cattolici “Giorgio La Pira”, pensa ad una organizzazione culturale, politica, sociale, economica delle nostre comunità flagellate, da troppi anni, da una partitocrazia senza pensiero e priva di un minimo di etica politica. L’esperienza complessa e significativa di Don Sturzo non è stata solo esemplare, ma anche profetica ed attuale. “La libertà è come la verità: si conquista; e quando si è conquistata si riconquista; e quando mutano gli eventi e evolvono gli istituti, per adattarli, si riconquista”. In questo perenne cammino civile e politico c’è la forte pregnanza di una democrazia viva e partecipa. Nell’attuale deserto d’incompetenza che è il nostro Parlamento, gli interventi, i documenti e gli irriducibili principi di don Sturzo sono di grande attualità. Gli altri tentativi di riesumare strumentalmente il popolarismo sturziano non solo sono tardivi, ma non credibili se provenienti da postazioni o personaggi che avrebbero potuto e non hanno fatto nulla, quando il vento non era più in poppa, coltivando solo interessi personali o familiari: non è questa la domanda di rinnovamento delle nostre comunità.

di Gerardo Salvatore

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