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Stipendi bassi e parzialmente in nero, la denuncia dei sindacati autonomi: critica la situazione dei lavoratori avellinesi

Situazione critica per i lavoratori in provincia di Avellino (e non solo), con una grande fetta di stipendi ferma a 700 euro al mese e spesso anche parzialmente ‘a nero’: la denuncia arriva dalla segreteria provinciale della ConfSafi, la confederazione dei sindacati autonomi federati italiani. “Nella seconda relazione trimestrale della ConfSafi Avellino, promossa e presentata dal Segretario Generale Ciro Tarotto, viene denunciata una situazione preoccupante nel mercato del lavoro dei piccoli esercizi commerciali locali. Il rapporto smentisce la narrazione secondo cui il Reddito di Cittadinanza sarebbe stato la principale causa delle difficoltà di reperimento di manodopera: a distanza di tempo dalla sua riduzione o abolizione, infatti, le criticità restano immutate”.

“Dall’indagine, effettuata tramite la somministrazione di un questionario, emerge che la vera causa della crisi è la qualità delle offerte di lavoro: turni fino a 12 ore al giorno per sei giorni la settimana, retribuzioni di circa 700 euro mensili, spesso in parte non dichiarate, e disponibilità obbligata nei festivi. Una spirale che mina la credibilità dell’intero comparto: oltre il 70% dei giovani tra i 18 e i 25 anni dichiara di aver rifiutato proposte di questo tipo, mentre circa l’80% dei disoccupati intervistati ha ricevuto almeno una volta un’offerta con stipendio parzialmente in nero”.

“Le differenze di genere restano marcate: quasi l’85% delle donne under 30 ha ricevuto proposte circoscritte a ruoli di front office, banco o pulizie, senza prospettive di crescita, mentre agli uomini sono riservate mansioni fisiche come pizzaiolo, consegne o magazzino. Una divisione che tradisce stereotipi radicati e un mercato poco inclusivo”.

“Il rapporto sottolinea come i giovani non rifiutino il lavoro per disinteresse, ma per salvaguardare dignità e salute, preferendo lavoretti saltuari ma più sostenibili. Al contrario, tra i 25 e i 50 anni, soprattutto uomini con carichi familiari, prevale la disponibilità ad accettare anche condizioni borderline pur di garantire un minimo di reddito. Una dinamica che accentua le discriminazioni e impoverisce ulteriormente il tessuto occupazionale”.

“Gli imprenditori regolari risultano anch’essi penalizzati: circa il 40% dichiara di non ricevere più candidature o di non avere riscontro ai colloqui fissati, segno che la sfiducia verso l’intero settore ha contagiato anche le realtà virtuose”.

“La ConfSafi Avellino propone una serie di misure concrete per invertire la rotta: mappatura delle offerte di lavoro, formazione sindacale gratuita per i giovani, campagne di sensibilizzazione contro il lavoro nero, incontri con imprenditori onesti e un rafforzamento della collaborazione con l’Ispettorato del Lavoro: solo attraverso salari dignitosi, turni sostenibili e rispetto dei diritti sarà possibile ricostruire un mercato del lavoro credibile e attrattivo”.

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