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Terre mosse e rimosse, dalla riflessione alla forza delle immagini. Da “Quaranta e non vederli” alla “Legge del terremoto”

Dalla riflessione alla forza delle immagini per ricordare il terremoto del 23 novembre 1980. Terre mosse e rimosse, dal 23 al 25 novembre, al Circolo del Nuoto di Avellino sarà un’occasione di confronto sulla questione irrisolta del sisma del 1980. Mercoledì 23 novembre, alle 19, il primo appuntamento con la presentazione del libro fotografico di Luca Daniele, Quaranta e non vederli (2021, De Angelis Art, 120 pag.) e con l’inaugurazione dell’omonima mostra fotografica. Moderati da Gianni Colucci, interverranno Mario Fabbroni (giornalista de Il Messaggero), Marina Brancato (antropologa), Luca Sessa (economista), Francesco Della Calce (critico cinematografico), Michela Mancusi (membro della Commissione cinema ministeriale), Antonello Plati (giornalista, collaboratore de Il Mattino) e Luca Daniele (fotografo documentarista). Introdurranno i lavori Giovanni Porcelli, presidente del Circolo del Nuoto di Avellino, e Marcello Sfera, consigliere del Circolo del Nuoto di Avellino. Mentre la mostra fotografica sarà visitabile anche giovedì 24 novembre, il giorno dopo, venerdì 25 novembre, alle 19, 30, è in programma la proiezione del docufilm La legge del terremoto dell’attore e regista avellinese Alessandro Preziosi.

«C’è una condizione di sospensione irremovibile che il terremoto trascina insieme alle sue macerie», spiega Michela Mancusi. «Il “terremoto dentro”, residuale, silenzioso e dolente, rimosso e taciuto. Non è la scossa, non è la paura, non sono quei novanti secondi di sgomento e distruzione.  Ma è la traccia profonda che il sisma ha impresso nel tessuto identitario di ognuno di noi finendo per plasmare il nostro stare al mondo, determinando talvolta l’attaccamento morboso alle radici».

«Un sentimento sedimentato nella memoria della terra genitrice che ha a che fare con la ferita mai sanata, con un’improvvisa eclissi di tristezza, con quel senso di fragilità e perdizione che attraversa il nostro vissuto e fa di noi dei cittadini mai riconciliati, mai pacificati con il passato e il presente, fa di noi dei terremotati invisibili».

«Ecco perché “Terre mosse e rimosse” non celebra una ricorrenza ma racconta il terremoto che non si vuol vedere a partire dalla mostra Quaranta anni e non vederli le cui fotografie rappresentano la necessità di guardare negli occhi una realtà non lontana eppure drammaticamente ferma e non dissimile dalla rappresentazione mediatica di quaranta anni fa. Negli scatti di Luca Daniele non c’è solo la denuncia ma anche il ritratto di un’umanità luminosa raccontata nel quotidiano. La fotografia degli autori nel suo ruolo documentaristico e nel valore sociale è sempre pervasa da un irrinunciabile rispetto per la verità coltivato mettendosi entrambi al servizio delle storie raccontate, chi con la scrittura, chi con lo sguardo».

«Il docufilm di Preziosi, invece, è un viaggio visivo, storico, ma soprattutto emotivo dentro uno dei cuori della storia fisica e psichica del nostro paese, i terremoti, appunto. Se l’Italia è un corpo, il terremoto è un colpo al cuore. Preziosi, interprete amato delle nostre scene che cura regia e dà voce e presenza d’attore al film, è stato giovanissimo testimone del sisma in Irpinia, nel 1980. Il suo viaggio ci porta nel Belìce, colpito nel 1968, poi in Friuli, ad Assisi, l’Aquila, Amatrice. Sismi, ma anche esperienze, umanità, ricostruzioni. Insieme a straordinari documenti d’archivio (tra gli altri dell’Archivio Luce, delle Teche Rai, dei Vigili del Fuoco), testimonianze d’eccezione e toccanti (come quelle di Erri De Luca, Francesco Merlo, Giulio Sapelli, Vittorio Sgarbi, Mario Cucinella, Pierluigi Bersani, Angelo Borrelli, Grazia Francescato), passaggi e riprese in luoghi di forte valenza simbolica come il cretto di Gibellina eternato dal genio di Alberto Burri, e uno sguardo sofisticato e insieme commosso, il film disegna una mappa sorprendente di qualcosa che ci tocca da sempre, nel profondo».

«E proprio oggi, mentre fronteggiamo altre drammatiche emergenze, evocare che cosa ha significato e cosa significhi il terremoto dell’Irpinia, testimoniare il disagio e la rabbia, ma anche la forza e l’ostinazione, con l’immediatezza delle immagini del presente può fornirci importanti indicazioni per guardare al futuro con maggiore consapevolezza e aiutarci a mettere radici senza rimuovere le ali».

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