“Dal concentrato di pomodoro alle cagliate utilizzate per produrre mozzarella, ogni giorno attraversano il Brennero migliaia di tonnellate di prodotti alimentari stranieri che, in assenza di adeguata trasparenza, alimentano inganni commerciali, rischi sanitari e pesanti danni economici per le imprese agricole italiane, comprimendo prezzi, redditi e margini di export in una fase già segnata dall’aumento dei costi legati alla guerra in Iran”.
È il grido d’allarme lanciato dagli agricoltori campani, arrivati oggi al Brennero per unirsi ai colleghi provenienti da tutta Italia, come riferisce una nota diffusa a Napoli.
A fianco del presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, e del segretario generale Vincenzo Gesmundo, erano presenti anche il presidente regionale Ettore Bellelli e il vicepresidente nazionale, il beneventano Gennarino Masiello.
“Al centro c’è la madre di tutte le battaglie sindacali: la revisione della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale prevista dal codice doganale, un meccanismo che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato”, afferma Gesmundo.
Tra i prodotti simbolo della protesta ci sono le cagliate. “In Italia ne arrivano 150mila tonnellate, di cui il 90% proprio attraverso il Brennero, secondo un’analisi del Centro Studi Divulga su dati del Ministero della Salute”, spiega il presidente di Coldiretti Campania, Ettore Bellelli.
Si tratta di semilavorati utilizzati per la produzione di mozzarelle e altri formaggi a pasta filata, spesso commercializzati successivamente come Made in Italy e collocati sui banchi accanto ai prodotti originali.
Dal valico altoatesino transita inoltre tra il 75 e l’80% del latte liquido acquistato dalle imprese italiane dell’agroalimentare, della logistica e del commercio.
“Un altro prodotto simbolo della Campania minacciato dalle importazioni selvagge è il pomodoro”, aggiunge Bellelli.
Il problema, sottolinea Coldiretti, riguarda in realtà gran parte dei prodotti presenti quotidianamente sulle tavole degli italiani.
“Dai porti arrivano quasi 6 milioni di tonnellate di grano tenero straniero, utilizzato per la produzione di pane e biscotti, mentre 2,9 milioni di tonnellate di grano duro, compreso quello canadese trattato con glifosato, finiscono nella produzione di pasta secca, simbolo della Dieta mediterranea”, conclude il vicepresidente nazionale Gennarino Masiello.


