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Con le comunicazioni al Parlamento sul coronavirus da parte del ministro della salute Speranza si è di fatto aperta la fase del prolungamento del periodo di emergenza. Il presidente del Consiglio Conte aveva fornito delle anticipazioni un po’ fuori contesto per preparare forze politiche e opinione pubblica a un esito già scontato perchè imposto dalle circostanze. Ma richiedente una impegnativa delibera del Consiglio dei ministri.

Come era prevedibile, sulle dichiarazioni del  premier si sono poi scatenati aspri commenti e roventi polemiche. Per buona parte, a dire il vero, infondati se non pretestuosi. Quelli delle opposizioni si sono focalizzati sulla  presunta volontà accentratrice – per qualcuno addirittura anti-democratica – del Presidente del Consiglio che, novello Re Sole, sarebbe ora non solo abituato ma intenzionato a governare di fatto da solo. Vedrebbe il Parlamento come un fastidio perchè sede di vuote polemiche politiche. E considererebbe le stesse sollecitazioni e pressioni da parte degli alleati più come occasioni per mettersi in mostra che come reali contributi per una migliore e più efficace azione di governo. Ora, è fin troppo evidente che il distinto professore di Volturara Appula ha preso gusto al suo ruolo. Sta via via assumendo  adeguata consapevolezza delle sue potenzialità. E vuole ritagliarsi un suo futuro spazio in politica. Ma da questo a ricavarne una presunta insofferenza o disinteresse  verso il Parlamento ce ne corre. E non poco. Del resto,  verso le Camere il premier – al netto di qualche sbavatura o errore di precipitazione comunicativa, poi corretti – ha sempre mostrato rispetto ed ossequio. Insomma, un atteggiamento ben diverso proprio da quelli dei suoi oppositori Salvini (che oggi strepita, ma non dimentichiamolo, aveva chiesto “pieni poteri”!) e Meloni. Essi, con i loro seguaci, hanno dato luogo a molti spettacoli indegni di aule parlamentari! In ogni caso, non prolungare l’emergenza significherebbe pregiudicare la possibilità di affrontare efficacemente nuove impennate di un virus non ancora spento, come è stato con la decisione di Speranza che ha impedito l’arrivo di passeggeri da diversi Paesi con molti contagi. Di assicurare con tempestività l’ordinato inizio dell’anno scolastico. Di adottare provvedimenti immediatamente incisivi per la ripresa economica. Tuttavia, non vi è dubbio che il prolungamento dell’emergenza dovrà fare i conti con notevoli diversità rispetto alla situazione precedente. Innanzitutto, per l’atteggiamento dei cittadini. Prima, più disponibili ad accettare la parziale compressione di alcune delle loro libertà in nome dell’interesse della salvezza collettiva. E ora certamente meno inclini a disciplina e a ulteriori sacrifici. Occorreranno una capacità di convincimento maggiore, da parte degli esponenti del governo, per fare in modo che la popolazione mantenga atteggiamenti coerenti con le attuali necessità. Il versante più delicato rimane tuttavia quello politico – parlamentare. Alle prese di posizioni polemiche di Lega e FdI, contrari ad ogni prolungamento dei poteri speciali all’esecutivo per l’emergenza sanitaria, si accompagnano anche alcune perplessità di varia provenienza, in particolare dal mondo accademico e delle istituzioni. Anche se il nostro sistema non corre pericoli di accentramento politico, occorrerà comunque assicurare che la proroga sia davvero coerente con quei princìpi di necessità,  proporzionalità, bilanciamento e temporaneità espressamente sottolineati dalla Corte costituzionale. Conte ha già accettato di svolgere l’intervento informativo prima di fine mese. Sarà forse comunque difficile pensare a una nuova fase senza una sorta di un codice non scritto nei rapporti tra governo e Parlamento. E da parte delle opposizioni sarà davvero improbabile riuscire a contrastare la volontà dell’esecutivo imposta da una situazione sanitaria ancora delicata e con diversi focolai.

Tutto questo mentre restano  da superare gli scogli principali. L’autorizzazione in Parlamento all’esecutivo per il nuovo sforamento di bilancio. La attesa decisione sul Mes. La definizione, nelle trattative con l’Ue, delle condizioni finali per gli aiuti al nostro Paese!

di Erio Matteo

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