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Sarno (Cisal): “No alla chiusura di Acs Srl, fa incassare al Comune di Avellino 2,5 milioni l’anno”

Il segretario provinciale della Cisal di Avellino Paolo Sarno denuncia minacciose voci di chiusura per l’Azienda Città Servizi (Acs Srl), l’azienda partecipata che sarebbe finita, a suo dire, nel mirino della spending review avviata dal commissario straordinario Giuliana Perrotta: “Da alcuni giorni – spiega Sarno -, la vita e la tranquillità dei lavoratori dell’Acs (Azienda Città Servizi), la ditta municipalizzata del Comune di Avellino che si occupa della gestione dei parcheggi a pagamento e delle aree di sosta della città, nonché della custodia e guardiania delle strutture pubbliche cittadine (ville, parchi, campi scuola, tendostrutture, palestre, ecc.) è stata sconvolta da alcune voci che farebbero presagire come imminente la liquidazione/scioglimento della società partecipata, effettuata d’imperio da parte del Comune in qualità di unico socio e detentore anche dell’intero capitale sociale”.

Cisal Avellino“Crediamo che la città abbia bisogno di ben altro piuttosto che di vedersi privata di un servizio pubblico, peraltro altamente remunerativo per l’Amministrazione comunale e di grande ausilio per la mobilità cittadina. Grazie, infatti, alla pazienza, alla cortesia, alla tolleranza e perseveranza dei lavoratori che da tre lustri vengono continuamente impegnati nell’erogazione del servizio in qualità di Ausiliari del Traffico, possiamo dire che è stato pienamente raggiunto l’ambizioso, originario obiettivo di modernizzare i servizi pubblici, ponendosi come orizzonte il miglioramento della qualità della vita della comunità locale”.

“Infatti, fin dalla costituzione della global service comunale, risalente al 2002, in virtù dell’oggetto sociale stabilito dallo Statuto e approvato dal Consiglio Comunale dell’epoca, l’Amministrazione ha inteso perseguire e concentrare il braccio operativo dei servizi in tre distinte aree di attività; per questo, oltre alla preminente gestione dei parcheggi e del relativo servizio di vigilanza lungo le strade e nelle aree pubbliche, furono previsti il supporto agli uffici comunali nella pianificazione delle aree di sosta, la gestione delle soste a pagamento ed il rilascio dei permessi per la sosta, i servizi volti a garantire la fruibilità degli edifici pubblici”.

“Inoltre, l’affidamento in house alla neo costituita società pubblica si rendeva necessario anche per il più immediato scopo (nonché obbligo) che prevedeva la stabilizzazione dei Lavoratori Socialmente Utili (Lsu) allora ancora in forza al Comune di Avellino, nel pieno rispetto dello schema di programma sottoscritto con la Regione Campania ed in base al quale veniva garantito all’Ente comunale un contributo fisso finalizzato per ciascuno dei lavoratori che venivano stabilizzati”.

“Per tale contributo sono stati incassati dal Comune oltre due milioni di euro. Ora, dopo circa trent’anni da quando i suddetti lavoratori prestano la loro opera all’interno del Comune di Avellino, dapprima come Lsu (dal 1995) e successivamente (dal 2009) in qualità di Ausiliari del Traffico, ma anche di addetti alla manutenzione nonché tenuti all’apertura/chiusura delle strutture pubbliche, durante i quali hanno dovuto sempre lottare per il riconoscimento e la legittimazione dei propri diritti; dopo essere stati usurpati anche del diritto ad essere stabilizzati direttamente dall’Ente e di essere inseriti nella rispettiva Dotazione Organica (come invece avveniva in tanti altri Comuni, della provincia e non solo, i quali utilizzavano il bacino dei Lavoratori Socialmente Utili dal quale attingevano per sopperire e potenziare le annose carenze delle rispettive dotazioni organiche), al Comune di Avellino, invece, nonostante l’allora già evidente carenza di personale interno, si decideva di perseguire (forse unico caso in tutta la Regione) la strada della costituzione della società di servizi integrati in house, alla quale sarebbero stati poi affidati i servizi ‘funzionalmente finalizzati anche alla stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili operanti presso questo Ente’, ora una nuova tegola starebbe per piombare sulle loro teste”.

“Ovviamente, i lavoratori, svanito il sogno di essere assorbiti direttamente dall’Amministrazione Comunale e divenuti dipendenti dell’Acs, hanno raccolto l’ingiustizia subita come una sfida e si sono praticamente tuffati in questo nuovo incarico, che finalmente li faceva risalire dal limbo nel quale per tanto… troppo tempo erano stati confinati. Finalmente anch’essi avevano un ruolo, ricoprivano un incarico che ridava loro la visibilità smarrita nel tempo e, soprattutto, sentivano di riacquistare la dignità, il rispetto, la sicurezza e la prospettiva di un futuro migliore. Ed anche se già in avanti con gli anni, anche se esposti alle inclemenze del clima per il lavoro svolto prevalentemente all’aperto ed alle possibili invettive degli utenti, hanno saputo fare di necessità virtù e farsi accettare ed apprezzare per il meritorio impegno quotidiano, dando lustro e contegno al proprio lavoro, efficienza al servizio ed incassi milionari per l’Amministrazione, forse inattesi ma sempre in rialzo”.

“Ebbene, ancora oggi bisogna riconoscere che la Società Acs, nata senza radici e costruita su fondamenta non ancora formate è cresciuta ed è tuttora solida e vitale, tanto da far incassare all’Ente circa due milioni e cinquecentomila euro all’anno a fronte di una spesa del personale ed un costo complessivo annuo che ad oggi sfiora il milione e duecentomila euro”.

“Poiché siamo persone incredule per quanto sta forse accadendo alle nostre spalle, ma dotate di buon senso; proprio perché non riteniamo possibile una simile scelta da parte dell’amministrazione commissariale in carica, sia per l’assoluta mancanza di situazioni oggettive che la rendano probabile, sia per le dirette conseguenze alle quali si esporrebbero i realizzatori di questo inopinato disegno, ci piace pensare che le voci fatte circolare siano tutte fandonie; che si parla dell’Acs invece perché la si vorrebbe potenziare con altro personale per aumentarne l’efficienza. Non possiamo certo immaginare che si effettui una spending review tagliando i servizi produttivi in termini di efficacia e reddito; che, se ciò è avvenuto qualche volta in passato, lo si è fatto laddove vi era un’insostenibilità della spesa. Insomma, se dall’albero si taglia un ramo, questo deve essere secco ed improduttivo; se, invece, si intende tagliare un ramo sano, bisognerebbe almeno stare attenti di non esserci seduti sopra”.

“Tale, a nostro avviso, risulterebbe l’operazione che vorrebbe esternalizzare il servizio dei parcheggi a pagamento, potenziando e dando pieni poteri all’attuale project financing in corso con la società Telereding di Catania. Tale operazione consentirebbe di fare ai privati ciò che il pubblico rinuncerebbe a fare, ovvero detenere il controllo di una società sana, apportatrice di un utile netto, che finanzia annualmente le casse dell’Ente e garantisce il mantenimento in servizio di personale certo non più giovane, ma ricco di esperienza e voglia di fare. Tale personale ha già dovuto sopportare ed ingoiare lo scippo perpetrato ai suoi danni a causa del mancato assorbimento nei ruoli organici del Comune, per colpa del quale, nonostante gli anni di servizio accumulati, non è riuscito di contro ad accumulare l’anzianità contributiva necessaria per il riconoscimento del proprio diritto alla pensione”.

“Poiché riteniamo che la città non ha davvero bisogno di vampiri che gli succhino il sangue, attraverso questo comunicato vorremmo sensibilizzare tutte le parti in causa attualmente impegnate su questo tema, a voler determinare le condizioni più vantaggiose affinché questi lavoratori possano restare all’interno della società pubblica, valorizzando la loro esperienza, la professionalità detenuta e la formazione fatta sul campo ed acquisita in tutti questi anni di servizio. Diversamente, sarebbe offesa ancora una volta la dignità loro e delle loro famiglie, le quali, in tanti anni di vicissitudini ed alterne vicende, li hanno sempre sostenuti, supportati ed incoraggiati, anche quando per mesi hanno dovuto lottare per il più elementare dei propri diritti ed al contempo quello più basilare: lo stipendio”.

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