Scomparsa di Mimì Manzo: fissata la seconda udienza preliminare con il nuovo capo d’imputazione che contesta l’omicidio dell’ex muratore. Il 23 ottobre compariranno davanti al gup del tribunale di Avellino, Giulio Argenio i tre imputati, Romina Manzo, figlia dello scomparso e due suoi amici Loredana Scannelli e Alfonso Russo. Il pubblico ministero dopo aver formulato le nuove accuse ha chiesto il rinvio a giudizio e ha fissato l’udienza preliminare. Ricordiamo che Mimì Manzo è scomparso l’otto gennaio 2021 dopo aver avuto un acceso diverbio con la figlia Romina, nel corso del quale le contestava di avere organizzato per il suo ventesimo compleanno presso la propria abitazione in via Padre Sementa a Prata Principato Ultra, nonostante il periodo di “restrizioni” imposte dalla normativa anti Covid.
La Procura che ha riformulato ricostruisce, nel nuovo capo d’imputazione, l’omicidio del muratore in pensione, di 69 anni, sparito l’8 gennaio 2021da Parta Principato Ultra . Ad avviso del pubblico ministero che ha formulato le nuove accuse – nei confronti di due dei tre imputati – la sera dell’ otto gennaio 2021 Mimì Manzo aveva avuto un acceso diverbio con la figlia Romina, nel corso del quale le contestava di avere organizzato per il suo ventesimo compleanno presso la propria abitazione in via Padre Sementa a Prata Principato Ultra , nonostante il periodo di “restrizioni” imposte dalla normativa anti Covid.
Secondo la roicoDopo il litigio Mimì esce di casa, intorno alle 21:45 dirigendosi a piedi verso la Basilica dell’Annunziata. Giunge all’incrocio in prossimità di un noto ristorante della zona alle ore 21.50 circa e svolta in direzione della stazione ferroviaria; da quel momento si sono perse le sue tracce. Per la Procura di Avellino in quel punto entrano in azione di due imputati con le accuse di omicidio aggravato e occultamento di cadavere.
Russo si trova presso un bar di Prata, dopo aver chiamato telefonicamente a Manzo Romina, si allontana dal locale per raggiungere l’abitazione di Romina. Una volta giunto nota Mimì allontanarsi a piedi e dopo averlo salutato, entra nell’abitazione, per poi uscire alle ore 21.57 circa, mettendosi alla guida della sua auto e dirigendosi nella medesima direzione poco prima presa da Manzo, percorrendo via Nocelleto, per poi imboccare una prima stradina che porta alla località Fontana Del Prete e giungere in prossimità della Basilica dell’Annunziata. Scannelli Loredana alle ore 22.32 telefona Alfonso e lo raggiunge a bordo della T-Roc noleggiata insieme a Romina Manzo nei pressi della Basilica dell’ Annunziata. In questo intervallo temporale i due avrebbero causato il decesso di Mimì Manzo, per poi occultarne il corpo all’interno della T-Roc, ed infine, sopprimerlo. Contestazione aggravata dal fatto di aver commesso il reato per un motivo abietto, consistito nell’aver cagionato il decesso per potere frequentare liberamente Romina, senza gli impedimenti posti dal padre.
La contestazioni nei confronti di Romina Manzo resta quella di favoreggiamento dei suoi amici, Alfonso e Loredana. Per la Procura di Avellino, alcune circostanze riferite dai Romina ai carabinieri sono state smentite dall’esame dei tabulati telefonici e nella visione delle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza cittadine. Ed ancora secondo la pubblica accusa, avrebbe anche omesso di riferire sin da subito ai Carabinieri quanto dichiarato da Alfonso alle ore 03.30 circa del nove gennaio 2021, e precisamente: “non cercare più mio padre perché ormai era morto e non si poteva fare più nulla”.
L’avvocato Dario Cierzo, che insieme alla collega, la penalista Palmira Nigro assiste Russo, respinge le accuse: “Russo è completamente estraneo ai fatti, non ci sono elementi per andare a dibattimento, solo suggestioni che non trovano nessun riscontro concreto. Pur rispettando il lavoro svolto dagli inquirenti, riteniamo che le accuse non stiano in piedi e lo dimostreremo”.

