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A Luogosano continua la protesta: i lavoratori di ArcelorMittal si fermano e annunciano nuove iniziative di lotta

Non si ferma la mobilitazione a Luogosano contro la chiusura dello stabilimento ArcelorMittal. Questa mattina i lavoratori hanno incrociato le braccia per chiedere alla multinazionale indiana un impegno per la soluzione della vertenza che passi attraverso la continuità produttiva ed occupazionale di tutte le maestranze. “Allo stato dello cose – precisa il segretario della Fiom Cgil Giuseppe Morsa – non si intravedono soluzioni concrete. Nel corso dei prossimi giorni saranno intensificate le iniziative di lotta”.

Nessun passo in avanti dopo l’ultimo incontro a Napoli dove, al tavolo convocato dall’assessore regionale alle Attività Produttive Antonio Marchiello, l’azienda ha confermato la decisione di chiudere lo stabilimento entro il 31 luglio. La procedura di licenziamento collettivo va dunque avanti, nonostante le pressioni delle istituzioni locali e regionali e della politica. All’orizzonte non si intravedono neanche nuovi imprenditori interessati a rilevare lo stabilimento di Luogosano, specializzato nella trasformazione di acciaio zincato in preverniciato per il mercato delle costruzioni ed elettrodomestico.

Il sindacato non ha però alcuna intenzione di arrendersi e ha già ribadito, in più di un’occasione, che non saranno accettate soluzioni che portino alla dismissione di una realtà storica in una provincia già fortemente penalizzata. É stata chiesta anche l’attivazione di una cabina di regia a sostegno dei lavoratori per garantire loro una continuità lavorativa. Si punta anche a portare la vertenza a Roma: aprire un tavolo di crisi a livello ministeriale potrebbe aiutare ad intercettare nuovi investitori. I numeri però non aiutano: in gioco c’è il futuro di 70 lavoratori e la convocazione di un tavolo ministeriale presuppone numeri ben più consistenti. L’indotto collegato ad ArcelorMittal, in particolare il settore dell’autotrasporto dove in ballo ci sarebbero più di 200 posti di lavoro, potrebbe contribuire ad allargare il fronte della protesta e a ottenere l’attenzione del Ministero delle imprese e del made in Italy.

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