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Buon anno alla scuola che verrà…

“Ripensare l’educazione nel XXI secolo: incontri per riflettere proporre ed agire”: questo è il titolo programmatico della serie di incontri promosso dal Miur per i prossimi mesi, ai quali mi sono iscritto con piacere, nonostante l’incertezza di politiche ministeriali che stanno togliendo “respiro” proprio alla vera attività dell’insegnante, che dovrebbe essere quella di sfogliare e far sfogliare  ”sudate carte” in libertà e serenità con il piacere di condividere  ambienti ed emozioni di apprendimento.

Dovrebbe esser chiaro che tanti  docenti di buona volontà ( la citazione evangelica non è casuale in giorni di festività religiosa…) allo stato dei fatti, in seguito alla pandemia del Covid, da marzo scorso, si stanno davvero  reinventando tempi e modi della loro professione, sostenuti forse più dagli alunni che da un sistema sociale che si affanna da sempre a“contare” ore e giorni di vacanze dei docenti, in un inutile confronto con altre categorie socio-professionali senza capire che chi lavora ed ama la scuola lo fa per una  scelta divita che è ad un  tempo morale e culturale.

Insegnare significa imparare due volte, per sé stessi e per i propri alunni, ai quali trasferire conoscenze che si traducono in competenze e capacità.

Come docente di latino e greco nelle scuole superiori, dallo scoppio della pandemia, mi sono sentito come travolto dalla necessità di dover “correre” dietro alla creazione di classi virtuali, per le  quali ora non si sa perché vi è insofferenza mentre,  nella scorsa primavera,  si è creata una strana competizione alla ricerca del maggior numero di devices ,quando invece sarebbero serviti tanti respiratori polmonari quante erano le persone che cadevano nelle spire di una malattia tanto ignota quanto inquietante.

I “si’” degli insegnanti  a scelte  per lo più calate dall’alto sono stati tanti, con mesi  trascorsi tra incerte linee guida ministeriali che hanno programmato e riprogrammato esami di stato conclusivi dei cicli di istruzione, per far finta di andare alla ricerca di una oggettività di valutazione, alquanto compromessa da uno stato emotivo che non deve e non può essere dimenticata, di cui sono rimasti solo scialbe sigle come “PAI” e “ PEI”, attività svolte senza grandi attenzioni retributive.

Lo svolgimento degli scorsi esami di stato, fortemente condizionato da uno stato di incertezza, ha visto così tanti ragazzi che si sono trovati ad “improvvisare”  elaborati a ridosso della mitica notte prima degli esami, che hanno discusso con relativa sicurezza di fronte a commissari, imbavagliati da mascherine in aule di esame che si prestavano a confondersi con sale di un laboratorio di analisi cliniche.

La  ripresa è arrivata a settembre, dopo un’estate di apparente normalità in cui i prudenti sono rimasti tali, accontentandosi  al massimo di un po’ d’aria di mare nello stesso lido, mentre i politici hanno  mirato in primo luogo a salvare votazioni che non  hanno neanche consentito la giusta e necessaria esposizione di programmi elettorali.

Abbiamo, intanto, assistito a esibizioni estive del Ministro che provava i banchi a rotelle in tv ed avanzava spavaldamente in aule presentate come sicure, con la prospettiva di un ricambio d’aria affidata a finestre spalancate sempre più al calare delle temperature esterne…

Ai giacconimagari avrebbe pensato  Anita, la dodicenne eroina che oggi non vuole la Dade che  riceve quelle telefonate che il Ministro non  dovrebbe fare tanto a lei quanto ai familiari dei tanti Dirigenti, docenti, studenti e personale Ata, persone di ogni età che si sono infettate proprio a scuola, per dire sì a protocolli di presunta sicurezza, avallati con troppa sicumera, con l’illusione che bambini e ragazzi, nell’ inevitabile esuberanza dell’infanzia e nell’intemperanza dell’adolescenza, potessero  trasformarsi in mummie telecomandate, ad un metro di distanza in un contesto comunicativo che richiede prossimità,dialogo, scambio di materiale scolastico e di idee!

Intanto quei Dirigenti e quei docenti che hanno preso le distanze da certi protocolli sono stati giudicatiimpauriti ed inclini al lamenti, mentre si è fatto di tutto per ridurre a timori personali quella che sarebbe dovuta essere prudenza generale…

In tale contesto, ho ritenuto opportuno aderire all’iniziativa proposta dal Miur di “ ripensare la scuola”, ottima occasione per  ribadire la mia volontà di guardare avanti, fermo restando che sarebbe bastato da tempo un nuovo viaggio di Astolfo sulla Luna, per recuperare senno e  “buon senso” utile  al rientro in presenza, ad indice di contagio basso e classi dimezzate…

I convegni in streaming, organizzati dal Miur, sono stati affidati tutti  a relatori illustri, tra i quali mi piace citare  la Prof.ssa Simonetta Polenghi, presidente della Società italiana di Pedagogia, che ha ribadito che la scuola non è nuova ad emergenze sanitarie, affrontate da tanti insegnanti in prima linea, come divulgatori di buone pratiche di igiene personali. Citando Durkheim, la pedagogista ha ricordato che solo la storia può penetrare sotto la superficie del sistema educativo per cui diventa fondamentale ricordare le figure delle sorelle Agazzi, di Maria Montessori,di  DonMilani , di DonBosco e di tanti educatori che hanno prima “amato” e poi “fatto” la scuola.

Ricco di spunti di riflessione è stato anche l’intervento della Prof.ssa  Carol Ann Tomlinsonche dalla Virginia è intervenuta per ribadire la necessità di ambienti di apprendimento, fisici e/o virtuali che siano soprattutto catalizzatori di apprendimento, capaci di “ignite minds”, efficace  espressione anglosassone che rievoca il  calore dell’ignislatino.

La Tomlinson ha paragonato i percorsi educativi  adhighways, autostrade verso il futuro in cui bisogna sapersi muovere a velocità sostenuta, prevedendo, però,  anche delle opportune exit ramps, momentanee vie di uscita per rispettare rallentamenti  e diversità dei tempi di apprendimento.

La scuola, come ha precisato Luca Solesin, dopo il “learning to be” del Rapporto Faure del 1972 e la ricerca del tesoro educativo del 1996 del Rapporto Delors occorre, secondo le nuove indicazioni Unesco “learning to become”, acquisendo la capacità di cambiare obiettivi didattici e parametri valutativi ma soprattutto spazi ed organizzazione. Mi ha colpito un passaggio dell’intervento di Solesin in cui il formatore ha ribadito che un Dirigente, da solo, non riesce neanche a cambiare l’arredamento del proprio ufficio!

Interessante anche l’intervento del Prof. Alberto Melloni,il quale sostiene che la scuola sia al momento in una fase di transizione tra un fatalismo amorale che produce un disincanto che potrebbe portare a una voluttà consolatoria del seminuovo solo per Kikimori, mentre è dovere dell’insegnante tendere ad una passione per l’eguaglianza educativa che deve indurre ad una decisa reazione ad ogni elemento discriminante, che comprendeanche  ildigital divide.

Appassionato anche l’intervento del prof. Pier Cesare Rivoltella, Presidente della società di ricerca sull’Educazione Mediale, il quale mette in guardia da un’eccessiva mediatizzazione sociale, che ha portato i social ad essere, come ribadisce Luciano Floridi, docente ad Oxford di etica dell’informazione, “on life”,  con il rischio di una discorsivizzazione diffusa della realtà complessa.

Ciò puo’ indurre ora ad un miracolismo tecnologico in cui appare preferibile tutto ciò che è nuovo, ora ad un’idea distopica in cui si dà peso solo ai rischi del digitale, ora a quella “retrotopia” di cui Bauman  ci avvertì alla fine della sua vita, come esagerata nostalgia del passato.

In un illuminante passaggio il Prof. Rivoltella ha chiarito che, per imparare davvero la lezione dell’emergenza di questo tempo di pandemia, occorre abituarsi ad una scuola “aumentata” ed “ibridata”, con nuove capacità dell’insegnante di un progettare che va esplicitato e ricalibrato, non replicando ma rispettando gli orologi biologici dei ragazzi che fruiscono di nuove forme di didattica. “La comunicazione- chiosa Rivoltella – deve essere empatica sempre perché ogni contenuto senza aggancio emotivo resta vuoto”.

In  questo tempo di passaggio tra anno vecchio e nuovo, credo che si debba avere il coraggio e la determinazione di recuperare quel riferimento al dio Giano,  immaginato bifronte perché sapeva guardare sia indietro ai tanti illustri esempi della scuola che avanti, magari lasciandosi guidare da studiosi come  Samuele Iaquinto e Giuliano Torrengo che, nella loro “Filosofia del futuro”  ci offrono alcuni strumenti per gestire il tempo che verrà…ed in merito al rientro del 7 gennaio vorrei ricordare al Ministro che non è questione di date, ma di rispetto degli orari biologici e delle esigenze emotive  di tutti coloro che operano nella scuola…Senza la dovuta serenità non vi è coinvolgimento e l’apprendimento resta “spento” in presenza come in “ classroom”…

Pellegrino Caruso

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