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Catastrofe di Marcinelle, la Cgil ricorda la tragedia del 1956 e alza la voce sulla sicurezza sul lavoro

“Ricordare una delle più grandi tragedie sul lavoro significa rendere omaggio anche agli italiani immigrati, alle tante vittime e a quanti furono sfruttati e discriminati; ora come allora ogni migrante prova a migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro”

Oggi 8 agosto è una data fortemente evocativa e simbolica per la Cgil e tutte/i noi. Occasione per ribadire i valori forti sui quali è stata costruita l’Europa, tra questi il rispetto per la dignità umana, la non discriminazione, l’uguaglianza, la democrazia.  Parlo della catastrofe di Marcinelle, in Belgio, 8 agosto 1956: nel sito minerario di Bois du Cazier muoiono 262 minatori. Tra di loro 136 sono italiani, tra questi il più giovane delle vittime era di Cervinara, aveva 16 anni, e si chiamava Antonio Sacco, 95 belgi, 8 polacchi, 6 greci, 5 tedeschi, 3 algerini, 2 francesi, 3 ungheresi, 1 inglese, 1 olandese, 1 russo e 1 ucraino.

Ricordare una delle più grandi tragedie sul lavoro significa rendere omaggio anche agli italiani immigrati, alle tante vittime e a quanti furono sfruttati e discriminati; ora come allora ogni migrante prova a migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro.

A “Le Bois du Cazeir”, in quel contesto lavorativo di allora, a quella tragedia, la Cgil è profondamente legata, in quanto il nostro Patronato INCA garantita assistenza alle famiglie delle vittime. La tragedia di Marcinelle è memoria dell’emigrazione dei nostri connazionali, una catastrofe che ha segnato l’identità dell’Italia e ci piace pensare che abbia avviato il processo d’integrazione europea con una visione sociale.

L’accordo acciaio-carbone siglato nel 1946 che prevedeva l’invio da parte dell’Italia di operai, duemila a settimana, nelle miniere di carbone che erano il combustibile dell’economia continentale, persone e famiglie costretti a vivere e lavorare in condizioni difficili in cambio di carbone, che solo dopo anni di lotte per i diritti conquistarono condizioni di vita migliori. Se da una parte quel lavoro costituì per molti l’opportunità di uscire dalla fame dalla crisi post-fascista e della Seconda guerra mondiale, dall’altra l’alto prezzo pagato in termini di infortuni e di morti sul lavoro diede una scossa al mondo del lavoro e fece emergere la necessità di uscire da una situazione sfruttamento.

Dalla strage in Belgio invece sono passati 68 anni e ancora oggi la sicurezza sul lavoro non è sufficiente per ridurre gli infortuni e i morti. I tanti morti ed incidenti che ancora riscontriamo nei luoghi di lavoro ci dicono che, rispetto alla tragedia di Marcinelle, si continua a sottovalutare il valore della vita dei lavoratori a favore dei profitti.

Oggi è l’Europa, e l’Italia, sono chiamate a dare risposte utili a generare prospettive nel rispetto dei diritti, eppure stiamo fallendo questo obiettivo che è un pilastro del PNRR perché, quando uno è povero pur lavorando chiede flessibilità o, meglio, precarietà, c’è qualcosa che non funziona. Ci vuole progettualità, oggi assente, e con la legge “Calderoli” sull’”Autonomia Differenziata si mettono a rischio il Diritto allo Studio, alla Sanità e al Lavoro creando ulteriore e maggiore sofferenza. Per questo bisogna agire per, bloccare la secessione dei ricchi, e perché il lavoro dei giovani sia stabile ed adeguatamente retribuito.

E oltre alla doverosa memoria all’emigrazione italiana del passato e del presente, la Cgil è impegnata a sostenere quanti arrivano in Italia da altri paesi nella ricerca di una vita migliore, che fuggono da: condizioni climatiche estreme, guerre, soprusi politici e di genere; e hanno subito o subiscono sfruttamento, discriminazioni e razzismo. Immigrazione, sicurezza sul lavoro e democrazia sono simboli di sacrificio, lavoro e conquista di diritti.

La catastrofe di Marcinelle, per la Cgil rappresenta, per alcuni versi, il superamento dei conflitti e dei nazionalismi è il perenne ricordo che non si possono fermare quelli che partono, il mercato mondiale e globale provoca migrazioni, compresi i tanti giovani italiani che oggi vivono all’estero. Pertanto, l’unica Europa forte è l’Eutopa che mette al centro il lavoro, il Sociale e non solo profitto, perché l’economia deve essere agganciata al sociale, quindi diritti e sicurezza sul lavoro per costruire una Europa dell’accoglienza ed uguaglianza.  La Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo fu istituita il 1.12.2001 con una Direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri nella giornata dell’8 Agosto in occasione proprio della ricorrenza simbolica della tragedia di Marcinelle.

La tragedia belga ci parla ancora e ci ricorda che non possiamo prescindere dall’accoglienza e dall’integrazione, ed è per questo che è importante coltivare la memoria perché ci insegni a costruire una società diversa che costruisce ponti e abbatte muri. Serve forte un impegno per una nuova Europa come noi la pensiamo nel solco ispiratore dei fondatori dell’Unione medesima a partire da Altiero Spinelli, lontano da idee sovraniste e nazionaliste, volto all’affermazione di un’Europa unita, solidale, coesa e di tutte e di tutti.

Non servono piccole patrie e deleterie autonomie differenziate proprio perché il mondo del lavoro unisce il Paese e non lo divide. I temi come la sicurezza sul lavoro, l’uguaglianza, la difesa dei diritti, la promozione di un lavoro certo e non precario con salari non sottopagati, la prima causa dell’emigrazione giovanile oggi (100.00 sono i giovani italiani che ogni anno lasciano l’Italia per lavorare all’estero), l’accoglienza, la difesa dell’ambiente devono quindi stare nell’agenda politica del Paese: risposte che il Governo Meloni non fornisce.

Manca una prospettiva globale che risolva i problemi in corso, insieme a scelte positive ed importanti che coinvolgano il movimento sindacale per rafforzare la cultura della prevenzione. Il Governo non entra mai nel merito quando discute con le Organizzazioni sindacali, non contratta ma comunica decisioni che sono sbagliate. Sulle riforme di fondo non c’è un confronto vero con i sindacati, non venendo riconosciuto a loro il ruolo e la rappresentatività del mondo del lavoro, che è quello che paga le tasse e tiene in piedi questo Paese ed è Costituzionalmente riconosciuto nel ruolo dei corpi intermedi. E quindi esigiamo il diritto al lavoro con condizioni sicure e salutari, insieme alla parità di retribuzioni per il lavoro di pari valore: in sostanza un’ampia protezione sociale, come va innalzata l’attenzione del sistema imprenditoriale in tema di tutela e prevenzioni delle violazioni, mentre l’ultimo decreto sulla sicurezza non va in questa direzione!

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