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Levata di scudi contro l’autonomia differenziata “nemica del Mezzogiorno”

L’associazione “Cittadino Sudd” alza la voce. Al centro della discussione di stamattina al Circolo della stampa di Avellino  il no all’autonomia differenziata e le alternative alla proposta di legge.

Al dibattito, moderato dal direttore del Corriere dell’Irpinia Gianni Festa, hanno partecipato il sindaco di Avellino Gianluca Festa, la segretaria generale Flc Cgil Avellino Erika Picariello, il vicepresidente nazionale del M5S Michele Gubitosa, il consigliere regionale Livio Petitto, il parlamentare Pd Umberto Del Basso De Caro e il presidente dell’associazione “Cittadino Sudd” e parlamentare Federico Conte.

Ad aprire il confronto il saluto del primo cittadino del capoluogo irpino, che si è detto non totalmente contrario all’autonomia differenziata:

Non sono totalmente contrario all’ipotesi di legge in corso di discussione. Quel che mi preme è che si parta tutti dallo stesso punto, dopo aver determinato i Lep (Livelli Essenziali delle Prestazioni). Poi io onestamente sono per giocarmela, da ex sportivo sono stato sempre per la meritocrazia e per la conquista dei risultati sul campo. Nessuna paura di competere con altre comunità, so quello che sapremmo ottenere“.

Sulla gestione dei servizi, su scala regionale, Gianluca Festa sottolinea: “Serve un occhio di riguardo a tutto il territorio, cosa che ho spesso sollevato nel dibattito pubblico. Occorre un trattamento equo sui territori anche in proporzione, ma noi andiamo avanti per la nostra strada, non ci scomponiamo, alla fine vinciamo sempre noi“.

Per la Mobilitazione nel Mezzogiorno contro l’autonomia differenziata è soprattutto la Cgil, ha affermato Erika Picariello segretaria generale Flc Cgil di Avellino, che ha sottolineato l’effetto devastante dell’Autonomia differenziata nel mezzogiorno e nel sistema scolastico.

Gli fa seguito Michele Gubitosa, vicepresidente nazionale del Movimento Cinque Stelle, che è molto critico nei confronti del governo Meloni:

Il Governo ha varato questo decreto al cui interno ci sono delle cose che, almeno al Movimento Cinque Stelle, non piacciono per nulla. Come vuole fare il Governo per garantire i diritti di tutti i cittadini? Li vuole decidere a Palazzo Chigi, senza coinvolgere il Parlamento.

La Meloni vuole decidere lei da sola cosa dovranno avere i cittadini del Sud. Per noi non va bene. Noi vogliamo che il Parlamento decida quali sono i diritti garantiti a tutti i cittadini, non soltanto i settentrionali. Noi pretendiamo che, questi livelli, vengano garantiti perché c’è una grande differenza tra garantire e stabilire.

Se la Lombardia, rispetto alla Campania, è più avanti per quanto concerne le infrastrutture, i servizi ai cittadini, la banda larga e gli ospedali, allora, prima di staccarla e renderla autonoma, sarebbe il caso di farle partire alla pari. Lo Stato è unico. Sarebbe il caso di farle partire alla pari. Lo Stato è unico. L’Italia è unita”.

Il direttore Gianni Festa pone l’accento sui fondi destinati al Sud per gli investimenti nel Mezzogiorno, dei quali la maggior parte tornano all’Europa. Su questo ha incalzato il consigliere regionale Petitto:

La Regione Campania ha speso solo il 42% dei soldi disponibili e ne facciamo le spese. Non appoggerò più De Luca, non si parla più di programmazione per l’Irpinia. Ha fatto bene il ministro Fitto a commissariare la Campania e tutto il Sud.

Penso ci sia anche l’opportunità di mettersi insieme per puntare su di una nuova strategia nazionale delle aree interne. Siamo molto indietro su quelle che sono le esigenze del nostro territorio. Il gap da colmare è importante. Il decreto sull’Autonomia passerà, e in Parlamento ci sarà bisogno di combatterla. Parlo anche al mio ex partito, che é stato al governo per anni senza fare nulla, oggi ci sono le condizioni per rianimare un sentimento, quello meridionalista, che ci permetterà di creare una nuova classe dirigente”.

Chiamato in causa Del Basso De Caro, controbatte: “Il tema dell’Autonomia presuppone un passo indietro di 22 anni quando il Parlamento con uno dei peggiori provvedimenti promulgò la riforma del titolo quinto. Questo avvenne perché noi che siamo un Paese di ipocriti, nel 2001 andava di moda il federalismo. Cercai di metterli in guardia sul federalismo fiscale, poiché ogni territorio vuole che una parte delle imposte pagate il loco servono per le esigenze pubbliche.

Fu votata favorevolmente senza capire bene di cosa si trattasse. Nel 2017 si provò a fare la riforma della riforma, ma Renzi capi che il titolo quinto andava modificato di nuovo, ma non trovò fortuna. Siamo arrivati a oggi, l’Autonomia é prevista dalla Costituzione. L’art. 116 dice che lo Stato può, mentre sul Lep dice che si deve. Noi chiediamo il contrario, con una ridefinizione dei residui fiscali che favoriscono tutti il Nord.

I nostri parlamentari devono assumersi le responsabilità, e nel voto di fiducia rimane conclamata la volontà. Bisogna fare una battaglia politica, abbandonare la definizione di Salvemini di Sud straccione che chiede l’elemosina; dobbiamo essere un territorio consapevole delle proprie capacità e potenzialità; siamo superiori al Nord per capacità al lavoro, al sacrificio, non lo diciamo ma non accettiamo la retorica inversa. C’è bisogno di un ragionamento collettivo”.

Chiude la discussione Federico Conte, promotore dell’evento:

Ha inizio un percorso di radicamento territoriale, questa é una protesta contro l’Autonomia Differenziata, su questo tema c’é necessità di una divulgazione più ampia, purtroppo si presta troppo alla banalizzazione.

Invito a leggere attentamente il disegno di legge e la relazione allegata: la spesa storica é l’ancora della realizzazione dell’autonomia; sui LEP questo DDL dice che si faranno, é già realizzato. Scoprirete che é a saldo zero, quindi tutta questa deve uscire dal binario che ha tracciato il governo. É bene dire che non ci si tira indietro al confronto, ma é un territorio minato, dissestato. Questa proposta va contrastata politicamente, per fronteggiare una spinta cosi forte c’é bisogno di una proposta ampia che coinvolga i soggetti politici.

Il regionalismo é un figlio minore della Costituzione e si é realizzato per una concessione al Partito Comunista, spazi di potere e amministrazioni locali. Se realizzata, l’Autonomia sarà la fine dello Stato centralizzato. Ripensiamo il rapporto tra Stato ed enti territoriali, ripensiamoli rispetto a una riorganizzazione dei comuni italiani, delle regioni. Ci vuole una mobilitazione forte. I partiti hanno abbandonato la società e solo il civismo può permettersi di alzare la voce ed esprimere posizioni differenti”.

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