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Clan dei Casalesi, monopolio delle slot machine in Irpinia: annullata condanna per un 43enne

La Suprema Corte di Cassazione, II sezione, accogliendo il ricorso dell’ avvocato Vittorio Fucci, ha annullato la condanna a 9 anni di reclusione a carico di A.G. di Casal Di Principe, di anni 43, imputato di associazione mafiosa (art 416 bis) e di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il 43enne secondo le indagini, sarebbe elemento di spicco del Clan Dei Casalesi ed in particolare del gruppo Russo-Schiavone, indicato come il nucleo centrale dell’organizzazione, comandato dai super-boss Francesco Schiavone, detto “Sandokan”, e da Giuseppe Russo, detto “O’ Padrino”, entrambi detenuti. A.G. è l’ unico imputato ad aver avuto l’ annullamento della condanna dalla Cassazione, le condanne degli altri imputati sono state tutte confermate dalla Suprema Corte.

Il processo scaturisce a seguito di un maxi-blitz contro il Clan dei Casalesi, in particolare del gruppo Schiavone-Russo, che portò a 44 arresti. L’ inchiesta si fonda su intercettazioni ambientali e telefoniche e sulle dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia (pentiti). Dalle indagini è emerso che i Russo si sarebbero imposti nella gestione delle estorsioni e del controllo degli appalti, in rapporti con rappresentanti delle amministrazioni locali e nel controllo delle principali attività economiche. L’ operazione, in particolare, portò alla scoperto la gestione monopolistica del gioco online da parte dei Russo-Schiavone. Il sodalizio era riuscito attraverso prestanomi incensurati, prevalentemente commercianti ed imprenditori compiacenti, ad ottenere il monopolio di slot machine e videopoker nei bar della provincia di Caserta e in numerosi della provincia di Napoli, fino ad arrivare ai bar dell’ Irpinia e del Sannio ed in particolare delle Valli Caudina e Telesina. Inoltre dalle indagini emergeva il fatto che il clan gestiva anche: sale Bingo, la distribuzione del caffè e il settore dei cavalli da corsa.

Nell’ ambito dell’ operazione erano stati arrestati anche Corrado Russo ed il fratello Raffaele Nicola Russo, ritenuti i reggenti del clan, ai quali sarebbe stato affidato il compito di riorganizzare le fila “soprattutto da un punto di vista militare”.

il 43enne  era stato condannato in primo grado dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere a 11 anni di reclusione e in secondo grado dalla Corte di Appello di Napoli a 9 anni di reclusione.

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