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“Discriminato a Milano per il mio accento del Sud, ho trovato il successo a Shanghai”

La storia di Alberto Sanseverino, designer partito da Atripalda 13 anni fa: “In Cina ho trovato lavoro dopo 10 giorni”. E ora lancia una startup sul rapporto tra arte e intelligenza artificiale. Mercoledì 7 agosto sarà possibile seguire un suo evento in live streming

Alberto Sanseverino è partito da Atripalda 13 anni fa: destinazione Shangai, e ora non ha nessuna intenzione di tornare. Un paio di anni fa stava quasi per farlo, grazie ad un’offerta che gli era arrivata da un’azienda di Milano: qui però si è consumato un episodio spiacevole legato al suo accento meridionale e non se n’è fatto più nulla. Da qui la decisione di continuare a vivere in Cina. Del resto qui ha messo su famiglia e ha scalato rapidamente l’organigramma dell’azienda dove ha iniziato a lavorare nel 2011 e oggi ne è il “direttore creativo esecutivo”.

Come è iniziata questa avventura? “Nel 2011 ho messo in scena ‘L’Elisir d’Amore’ presso l’Oriental Art Center, un’esperienza che mi ha portato a Shanghai e dopo la quale ho deciso di rimanere in Cina, iniziando a lavorare nel mondo degli eventi. Tutto è successo molto in fretta: in 10 giorni ho trovato un impiego, cosa che in Italia, allora e oggi, sarebbe stata impossibile”.

I SUCCESSI IN CINA E LA COLLABORAZIONE CON I GRANDI MARCHI INTERNAZIONALI
“Ciò che mi ha aiutato, e che poi si è rivelato rilevante, sono stati i miei studi di scenografia presso l’Accademia di Brera a Milano. Per i cinesi, il design è un discorso puramente estetico e visivo. Con le mie conoscenze ho portato il teatro negli eventi, creando nuove storie, nuove narrazioni e nuovi scenari. In questi anni, ho lavorato con grandi aziende e vinto premi prestigiosi, collaborando con brand di lusso come Vacheron Constantin, Cartier e Montblanc, marchi automobilistici come Ferrari, Porsche e Rolls-Royce, e brand legati al lifestyle e alla moda come Skechers, Dolce e Gabbana e Tory Burch. Con quest’ultimo brand ho vinto il primo premio a un concorso internazionale a New York, il ‘Windows Wear Award’, nella sezione miglior pop-up. Ho anche servito clienti cinesi come Alibaba, Oppo e Huawei, realizzando eventi a Barcellona per il Mwc”.

LA START UP CHE SPOSA L’ARTE CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
“La voglia di fare non mi è mai mancata. Shanghai è una metropoli dove l’innovazione è sempre benvenuta. Rappresenta il riflesso positivo della Cina, dove le nuove tecnologie e il senso di dinamismo sono dominanti. Dopo il lockdown del 2022, che ha segnato profondamente la Cina di oggi, le cose sono un po’ rallentate, ma le opportunità non mancano, a differenza dell’Italia, che vedo molto distante dal mondo contemporaneo. Oltre
a metter su famiglia, ho implementato la mia conoscenza delle nuove tecnologie, creando spettacoli immersivi, installazioni interattive e utilizzando l’intelligenza artificiale per generare una serie di immagini accattivanti ispirate alla Shanghai degli anni ’30 con un taglio surreale. La collezione si intitola ‘Shanghai Meraviglia’. Da un anno a questa parte, ho fondato insieme a un partner una startup dal titolo Inventi, che si occupa dell’interazione tra tecnologia e arte. Attualmente stiamo lavorando su alcuni progetti interattivi, tra cui la creazione di un museo della scienza e una nuova mostra intitolata ‘Il Suono dei Colori’, che inaugureremo ad agosto a Shanghai”.

LA ZEZA DI BELLIZZI E L’EVENTO IN LIVE STREAMING DEL 7 AGOSTO
“Shanghai mi ha dato la possibilità di aprirmi a nuove prospettive e crescere professionalmente fino a diventare vicepresidente di una grande azienda di eventi. Uno degli eventi che ho creato si intitola XChangeTalk, un progetto che dà voce ai talenti che perseguono la via dell’innovazione e che sarà trasmesso live il 7 agosto alle 19 (ora cinese) sulla pagina IG: xchangetalk. Dare voce alle persone è fondamentale per la crescita personale e della comunità. Durante il prossimo incontro, parlerò insieme a Gu Tian Yu, un’artista cinese che ha studiato in Europa, delle esperienze teatrali e accennerò a due fenomeni ricorrenti nelle nostre province, come La Zeza di Bellizzi e La Via Crucis. Nell’era dell’intelligenza artificiale, può sembrare strano parlare ancora di tradizioni, ma per me l’innovazione non può esistere senza radici. Queste tradizioni fungono da archetipi, trasformandosi con il passare del tempo. Durante la mia infanzia, entrambe sono state una grande fonte di ispirazione. Mio padre Mario è un veterano della Zeza, mentre la Via Crucis è un fenomeno profondamente sentito ad Atripalda. Anche in Cina, la ricerca della tradizione è molto sentita. Siamo culture che affondano le radici nella storia e nella cultura popolare contadina. La cultura del focolare domestico, le festività come esperienze collettive e il carnevale, che qui coincide con il capodanno cinese, rappresentano esperienze di rinascita con la primavera”.

IL NEGOZIO O LA BOTTEGA COME LUOGHI DI SOCIALIZZAZIONE
“Anche qui, come in Italia, il senso della famiglia è molto forte e direi allargata. La dimensione privata e pubblica per la cultura cinese si fondono: il negozio o la bottega sono sia luoghi di business che di socializzazione. Questo aspetto è molto importante. Durante gli anni del post-terremoto, abbiamo vissuto insieme, senza distinzione, con solidarietà. Questo spirito di comunità si è manifestato nuovamente durante il lockdown nel 2022, quando l’amicizia e la disponibilità erano all’ordine del giorno. Era confortante ricevere un pasto dai vicini cinesi e un aiuto quotidiano, persino quando tutta la mia famiglia si ammalò. Abbiamo vissuto due settimane con la paura di essere portati nei centri covid, ma la solidarietà della comunità ci ha sostenuto. Queste sono i gesti che vanno al di là delle differenze culturali e religiose. Vedo l’Italia ancora molto lontana nonostante gli anni trascorsi qui”.

IL RAZZISMO
“Nel 2022, dopo il lockdown, ho ricevuto un’opportunità lavorativa a Milano da una grande azienda di eventi.
Pensavo fosse la conclusione di un ciclo, ma purtroppo l’esperienza è stata deludente. Le domande che mi sono state poste durante il colloquio riflettevano una scarsa conoscenza del settore e poco rispetto verso i professionisti, culminando con una battuta poco carina sul mio accento ‘napoletano’, pensando avessi chiuso la conversazione. Mi sono chiesto come fosse possibile nel 2022, con un pizzico di rammarico dopo la mia precedente esperienza di successo. Poco importa. Noi irpini siamo persone che emigrano, che subiscono, che si adattano. La storia non è mai stata gentile con noi. Siamo stati negli Stati Uniti in passato a fare un pezzetto di storia, e ora giriamo il mondo mettendo radici. Ci ritroviamo nelle estati nei nostri paesi alle sagre, nei pellegrinaggi a Montevergine, nei carnevali a Bellizzi Irpino, ai matrimoni dei nostri parenti. I nostri figli, i nostri nipoti parlano il nostro dialetto o forse nulla affatto. Ma questo poco importa, perché noi andiamo avanti con le nostre radici salde nelle tradizioni, guardando al futuro con positività, nonostante l’accento”.

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