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Echi di memorie, quelle immagini di Segni, Riti e Volti che riescono ancora a parlare al presente

L’Archivio Audiovisivo Irpino si conferma tra le realtà più belle del panorama culturale locale. Grande partecipazione al primo evento pubblico che racconta il patrimonio raccolto dall’inizio del progetto

Sono lampi di passato, squarci nella vita di uomini e donne che non abbiamo mai conosciuto ma che ci raccontano chi eravamo e in fondo anche chi siamo oggi, frammenti di esistenze colti nella loro quotidianità e nell’ingenuità di chi ignorava che sarebbe arrivato il tempo dei selfie e dei social. E’ il senso del lavoro portato avanti dall’Archivio Audiovisivo Irpino, con il coordinamento di Luigi Cuomo, promosso dall’amministrazione provinciale, presentato nel corso dell’incontro “Echi di Memorie-Segni, riti, volti”, un percorso audiovisivo dedicato alle persone, ai gesti quotidiani e alle immagini di famiglia che raccontano la memoria dell’Irpinia, di scena ieri, al Museo Irpino. Tre i video proiettati, realizzati con la collaborazione di Maurizio Venturiero e Lorenzo Crescitelli e il montaggio di Alessandro Guerriero, che raccontano tre sezioni diverse dell’archivio, dai Segni” dedicati ai beni storici e antropologici, da luoghi della città a musei a santuari, a partire da Montevergine e San Gerardo, ai ‘Riti’ nel segno di feste, processioni e tradizioni e dunque all’identità della terra irpina. Fino ai ‘Volti’ alla scoperta della vita quotidiana, dalla tavola apparecchiata ai video di compleanno girati in famiglia, con una sonorizzazione live di Luis Di Gennaro che fonde De Andrè e Capossela e sembra parlare a ciascuno di noi.

E’ Luigi Cuomo a spiegare come “Non volevamo che fosse un’operazione nostalgia, l’Archivio nasce dalla volontà di salvare il patrimonio rappresentato da queste pellicole, convinti che possano offrire un contributo prezioso a comprendere le trasformazioni che hanno attraversato l’Irpinia. Certo, non è stato facile acquisire i materiali, soprattutto quando si trattava di formati intermedi tra le vecchie pellicole e  quelli digitali”. Ringrazia i tanti cittadini comuni che hanno contribuito, spiegando come il materiale proposto provenga innanzitutto dai fondi Varrecchia, Rodia e Mancusi mentre ad accompagnare gli spettatori, e sono davvero tanti, c’è Lara De Venezia che ci ricorda che “la storia non vive nelle teche ma continua a camminare al nostro fianco” in un dialogo tra il passato che rivive nei video e quello rappresentato dai reperti archeologici in esposizione.

E così si resterebbe lì ore a guardare qui video, lasciandosi conquistare dall’arte del cestaio che lavora la paglia, dal sorriso di una ragazza in giro con le amiche, dalla magia degli artisti di Castellarte, in una festa che oggi appare irripetibile per l’incanto che trasmetteva, dalla dedizione della donna che lavora i campi, dalla spensieratezza dei giovani in giro  con il motorino, dalla devozione alla Vergine del Pellegrino che sceglie di salire gli scalini di accesso al santuario inginocchiato, dalla preghiera di Ciretta con i suoi colori, dai ritmi delle tammorre, dallo sguardo dei bimbi sul bus scolastico, dalla semplicità degli anziani che giocano a carte fino al Corso Vittorio Emanuele e all Biblioteca Provinciale con la storica vasca dei pesci rossi dove quasi tutti hanno sostato almeno qualche minuto, dopo aver studiato nelle sale. Ecco la donna che prova a scrivere sulla neve mentre sfila la zeza di Mercogliano, ecco gli sbandieratori e le bimbe che salgono sulla carrucola per il Volo degli Angeli di Prata, ecco lo sguardo di tenerezza che una donna regala al suo uomo, mentre gioca a mettersi in posa davanti alla telecamera, in una gita nel bosco. Fino alla città con la facciata della Dogana, ancora integra e le sue statue e la Torre dell’Orologio che svetta mentre ovunque si vedono i segni lasciati dal sisma. In tanti chiedono se verrà replicato, c’è un desiderio forte di riscoperta della memoria, una curiosità autentica per ciò che ha fatto parte della storia individuale e collettiva, lo si percepisce nei commenti degli spettatori, nelle domande, nello sguardo commosso di alcuni dei presenti. Ed è straordinario come in un tempo dominato dalle immagini, quelle che scorrono sullo schermo finiscano per apparire più nuove delle tante che dilagano sui social, ricordandoci che ciò che è autentico finisce sempre per emozionare e raccontarci ciò che non sapevamo.

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