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Era inevitabile che, presto o tardi, si sarebbe arrivati al discorso con cui il premier Conte ha intimato a Salvini e Di Maio di chiarire le loro vere intenzioni sulla prosecuzione del suo governo. Il redde rationem ha fatto seguito a due settimane di tempesta politica. Il 2 giugno, a margine della Festa della Repubblica, vi era stata l’inedita, incredibile polemica tra Salvini e Fico sui migranti. E qualche giorno prima l’ennesima, vergognosa pantomima di un ex viceministro alle infrastrutture Rixi. Condannato per peculato e alla fine costretto alle dimissioni. Presentate però innanzitutto al segretario del suo partito, non al premier. E Salvini si era benignamente degnato di accettarle, compensando il suo fedelissimo, ricoperto di elogi, con l’incarico di responsabile della Lega nello stesso settore. E questo è stato solo il più recente dei tanti vergognosi episodi cui abbiamo assistito nell’ultimo anno! E’ intollerabile che un ministro dell’Interno che pure, a parole, dice di rispettare una sentenza di condanna, adotti comportamenti che contraddicono o aggirano nei fatti la sentenza stessa! Infatti, essa – che è solo di primo grado – segnala quantomeno l’opportunità di dimissioni dagli incarichi governativi da parte del condannato, per salvaguardarne l’immagine dell’esecutivo. E in nessun altro Paese civile un minsitro e leader del suo partito avrebbe avuto l’ardire di nominare a un rilevante incarico interno un condannato, addirittura lo stesso giorno e sfrontatamente!

Negli ultimi mesi è stata spostata sempre più in alto l’asticella dell’inosservanza delle regole costituzionali. Di qui le ripetute offese ad organi fondamentali dello Stato. La manifesta insofferenza verso i principi fondamentali della nostra convivenza. La irrisione di chi la pensa diversamente. Come se queste possano essere, alla lunga, senza conseguenze sullo stato delle nostre istituzioni. L’irresponsabilità di alcune forze politiche, che già ha portato alla sfrontata emersione di atteggiamenti violenti incompatibili con l’ordine costituzionale, rischia di alimentare pericolose scintille e una caduta verticale della credibilità delle nostre istituzioni. Già ora messe a dura prova.

Infatti mai prima, nella ormai settantennale storia repubblicana, si era assistito a episodi incredibili come il tira e molla messo in atto dal M5S su Savona ministro dell’economia. E culminato nell’irresponsabile accusa di impeachment formulata dal ministro di Maio nei confronti del Capo dello Stato. O la vergognosa sceneggiata contro il difensore dei conti pubblici Tria, sottoposto a indebite pressioni, il cui ultimo atto fu la pseudo-scena rivoluzionaria, dal balcone di palazzo Chigi, di un vice-premier che inneggiava ad una inesistente vittoria! O la ripetitiva cantilena di Salvini, incapace di confutare con argomenti seri le obiezioni dei suoi interlocutori. Invitati perciò ruvidamente a candidarsi prima di parlare! Ciò in piena rotta di collisione con la Costituzione, visto che proprio il ministro dell’Interno, come garante dell’ordine pubblico, lo è anche della libertà di manifestazione dei cittadini ! E invece abbiamo assitito increduli alla trasformazione della polizia e dei Vigili del Fuoco. Sottratti ai loro compiti istituzionali. E indotti alla ricerca e alla distruzione di striscioni. O alla sottrazione di cellulari, spesso in violazione dei diritti costituzionali dei cittadini !

Perciò, il ritorno al rispetto della “grammatica” istituzionale – richiamata dal premier – va valutato positivamente. Restano, però, tutti i nodi politici. Le grandi differenze tra i sottoscrittori del contratto di governo. E le diffidenze reciproche. Un Di Maio – su cu incombe l’ombra di Fico – ormai convinto che la Lega voglia distruggere il M5S. E una Lega intenzionata ad imporre al M5S delle scelte indigeste, pena la minacciata rottura. Esse rafforzano i rumors su decisioni già prese da Salvini per elezioni anticipate in autunno. E la situazione rimane ad altissima tensione. Addirittura drammatica per la necessità di assumere atteggiamenti chiari. Soprattutto verso l’Ue, con cui si è aperta una delicata partita politica. Con distanze tra i contendenti difficilmente colmabili !

di Erio Matteo

 

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