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IIA, Iannuzzo: “Troppe verità nascoste. Di Civitillo non ci fidiamo: riassuma gli operai di Fib e ne riparliamo”

Da 22 anni in IIA, prima Iveco-Irisbus, Davide Iannuzzo ne ha affrontati di momenti difficili. E nemmeno adesso si scoraggia. Anche se è consapevole che la situazione non può che peggiorare. Ma le tute blu, 370 a Flumeri, altre 159 sono alla ex Bredamenarini di Bologna, non si tirano indietro. Abituate a stare in trincea, anche stavolta sono preparate. E Iannunzzo, operaio iscritto alla Fiom, ha cominciato l’estate andando a far conoscere quello che sta accadendo in Industria Italiana Autobus – unico stabilimento italiano a produrre bus elettrici – a tutti i politici che sono arrivati da queste parti.

Iannuzzo, Seri Industrial nonostante le vostre richieste e quelle dei sindacati è entrata in maggioranza nel portafoglio aziendale.

“Questa cosa non ce la spieghiamo. Un governo, che parla sempre del made in Italy non può avallare una operazione di questo tenere, senza trasparenza e conclusa nelle segrete stanze. I principali responsabili sono Leonardo e Invitalia (ex soci pubblici di maggioranza, ndr) che hanno gestito lo stabilimento per portarlo al disastro totale. Non certo gli operai che anche in condizioni pessime, si sono rimboccati le maniche andando avanti”.

Perché non è gradito il gruppo industriale della famiglia Civitillo?

“Non certo perché sia brutto e cattivo, ma perché si tratta di imprenditori che ha fatto già fatto qualche pasticcio in provincia di Avellino. Come fai a fidarti di chi non paga e nega il Tfr ai colleghi di Fib Sud?
Se vuole iniziare a fare pace con questo territorio prima inizi a pagare il Tfr alla Fib Sud e magari a quelli che ha messo in mezzo alla strada. Li assuma alla IIA, visto che fa il buon samaritano. E comunque come ci si fa a fidare di chi prende in mano una fabbrica così importante e complessa senza aver mai visto un pezzo di un bus nei suoi stabilimenti? Non ci rendiamo conto del perché uno con questo pedigree piaccia al governo e alle istituzioni?”

Tredici anni fa, con Irisbus, ci fu un altro forte momento di lotte e tensioni. Che differenza c’è con quello che state attraversando oggi?

“Lottiamo perché stiamo dalla parte della ragione. Come allora. Adesso è più imbarazzante, in quanto, stando sulla parte pubblica, in nessun’altra parte del mondo si può svendere ai privati. Se nel 2011 abbiamo lottato senza indietreggiare di un millimetro, lo stesso faremo adesso. Il governo Berlusconi le cose le faceva alla luce del sole, questi i tavoli istituzionali li fanno di notte e di nascosto”.

Ritieni che sia stato fatto abbastanza per allontanare Seri da valle Ufita?

“Noi operai abbiamo fatto non abbastanza, ma l’impossibile. Per far capire al governo che stava prendendo una strada senza uscita. Continueremo questa battaglia per un senso di legalità e trasparenza. Gli operai sanno chi è stato con loro e chi no, prima o poi faremo i conti con quei signori che ad oggi non rappresentano più nessuno. Se non le proprie poltrone”.

Un altro problema è quello dei terreni adiacenti IIA. 800 mila metri quadri che, da tempo, fanno gola.

“Tutti sappiamo il perché degli interessamenti a quei terreni. Ma questa è una domanda da fare a Confindustria Avellino, visto che da anni parla di quei terreni ma non si interessa degli operai, della sicurezza nei luoghi di lavoro. Prima di mettere fabbriche tipo dopo terremoto, piuttosto direi: ‘Perché non si fa una battaglia seria per saturare gli stabilimenti vuoti che ci sono in questa provincia?: da Pianodardine a San Mango sul Calore, da Lacedonia a Calitri. Poi potremmo anche parlare dei terreni di IIA”.

Domani e martedì sono previste mobilitazioni alla ex Bredamenarini di Bologna. In valle Ufita che farete?

“Da domani inizia il secondo tempo di questa partita. Sapendo chi sta con noi e chi contro, di sicuro andremo nello stabilimento dai lavoratori in assemblea per cercare insieme una strada da percorrere.  E, specialmente, per raccontare la verità su quanto è accaduto. Perché se ne stanno sentendo tante. Certamente arriveranno mesi duri. E non solo per noi”.

 

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Giancarlo Vitale

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