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Il Battito, la sentenza di Pierino sulla città

Franco Festa

Il mio amico del cuore, Pierino De Gruttola, che è anche nel cuore di tanti avellinesi, avvia e chiude ogni conversazione con la stessa affermazione, espressa in modo furente: E’ colpa nostra, la colpa è tutta nostra! Qualunque sia la questione che affrontiamo, qualunque sia il tema intorno al quale ci confrontiamo, la discussione viene di fatto interrotta e stroncata dalla stessa affermazione: E’ colpa nostra! In generale lo lascio parlare, anche se non condivido appieno le sue eterne e granitiche conclusioni. In questi giorni però, leggendo i quotidiani, navigando nei siti, ascoltando le voci della gente in un ufficio o per la strada, scopro che forse Pierino ha davvero ragione. Siamo dentro una delle più dozzinali, misere, angosciose, paradossali, ridicole situazioni comunali che io ricordi, fatta di baruffe appezzottate tra un assessore cacciato fuori e una sindaca che, dopo solo quattro mesi, getta a mare lui e tutta la sua giunta tecnica, tra minacce di denunzie, risposte arroganti, petti in fuori e petti in dentro che si inseguono e si accavallano. E questo è solo il corollario di una finzione più grande, tra una sindaca senza una sua maggioranza  che si regge con la maggioranza di un altro, Gianluca Festa, il quale dichiara a mari e monti di essere lui il sindaco vero, con le sue truppe di vecchi figuri che hanno già sgovernato per anni il Comune e che ora premono con furia per rioccupare i loro posti di potere.  E infine c’è  il terzo anello, quello che tutti fingono di non vedere, ovvero che tutto ciò avviene mentre il sindaco vero e il sindaco finto sono indagati,  e i carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino della Procura  salgono e scendono continuamente le scale del Comune, sequestrando atti e documenti, tra la preoccupazione e lo spavento dei dipendenti comunali. Eppure la città continua la sua vita di sempre, con i suoi ritmi narcotici, la passeggiata al Corso, l’incontro con il filosofo al Circolo del Nuoto, le baruffe dell’opposizione  e gli applausi a  chi comanda che riempiono le cronache e i social. Poi è in arrivo Natale, ed ecco le luminarie con le loro corone mortuarie, che però si illumineranno  a festa per sere e sere, e renderanno felici gli avellinesi, contenti di vivere nel posto più bello del mondo, e che vuoi che conti che costino 300.000 euro, è poco, è poco, vogliamo di più! “Mo vene Natale
nun tengo denare me leggio ‘o giurnale e me vaco a cuccà” mi cantava mio padre, quando ero bambino, e il mio Natale era povero, semplice, e semplice era la mia città. Nessuna nostalgia, ci mancherebbe, viviamo in un altro tempo. Ma nella relazione tra quel tempo e il nostro torna l’imperiosa domanda: Com’è potuto accadere tutto questo? E in quel vuoto risuona, forte, senza scampo, definitiva, la risposta di Pierino: E’ colpa nostra, è tutta colpa nostra!!

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