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 Alla fine, dopo un tiro e molla durato 22 giorni, la pressione di molti giornalisti (il Fatto Quotidiano ha raccolto 163000 firme) e l’annuncio di una mozione di sfiducia del M5S, appoggiata dal PD, il sottosegretario della Lega Durigon si è dimesso. Draghi ha mantenuto un imbarazzante silenzio anche se probabilmente ha chiesto a Salvini le dimissioni di questo ingombrante personaggio che aveva proposto di re-intestare il parco comunale di Latina: “Falcone e Borsellino” ad Araldo Mussolini, fratello del Duce e gerarca fascista.

Draghi ha, forse simpatie leghiste? Probabilmente no ma ha in Giorgetti della Lega un suo collaboratore prezioso e permette a Salvini di stare con due piedi in una scarpa appoggiando il Governo ma, nello stesso tempo partecipando alle proteste della Piazza pe non farsi scavalcare dalla Meloni che viaggia sull’onda del consenso.

Si discute sui media e nei partiti sul futuro politico del Presidente Draghi: una personalità di livello internazionale che gode di autorevolezza e prestigio in Europa e nel resto del mondo. Lasciarlo a palazzo Chigi fino al completamento della legislazione o promuoverlo a Capo dello Stato il prossino gennaio quando scadrà il mandato presidenziale di Mattarella che ha annunciato di non voler accettare una rielezione? Stante il carattere estremamente riservato e istituzionalmente corretto di Draghi saranno i partiti a fare una scelta e pregare il Presidente di accettarla.

Se ne parlerà sicuramente dopo le elezioni politiche suppletive e amministrative di ottobre. In linea di massima Meloni vuole andare a elezioni subito e propende per Draghi al Quirinale. Anche Salvini vuole le elezioni subito e quindi vedrebbe bene Draghi al Colle che non potrebbe fare altro che dare un incarico al Centro destra che, con l’appoggio di Renzi e di altri parlamentari del gruppo misto (fuoriusciti dal M5S e di F.I) potrebbe raggiungere la maggioranza relativa alla Camera e al Senato e, in caso negativo, gestire le elezioni con il Presidente del Consiglio dimissionario in carica. Letta e il PD vorrebbero Draghi alla Presidenza del Consiglio fino al termine della legislatura. Per Conte e i 5stelle sarebbe opportuno che Draghi restasse al governo e Mattarella accettasse la rielezione salvo a dimettersi alla fine della legislatura.

Ma cosa converrebbe a Draghi? Non ha alcuna tessera di partito e alla fine della legislatura si troverebbe praticamente spiazzato con il rischio concreto di non avere il reincarico per formare il nuovo Governo. Se glielo chiedessero il suo interesse sarebbe di traslocarsi al Colle dove potrebbe continuare a gestire la vita politica del paese, almeno che non si trovasse una personalità politica che accetterebbe di fare il Presidente della Repubblica fino alla fine della legislatura e poi dimettersi per consentire a Draghi di sostituirlo. Berlusconi ci starebbe e i suoi ne parlano sempre più frequentemente.  Gianfranco Rotondi ha addirittura parlato di un disegno di convenienza politica che converrebbe a tutti. Ma Berlusconi al Quirinale condannato per truffa contro lo Stato e protagonista, in negativo, di tante altre vicende giudiziarie e cenette “allegre” poco consone ad una figura istituzionale, sarebbe un’indecenza tale che il popolo italiano non potrebbe assolutamente tollerare. L’unica possibilità resta l’accettazione di Mattarella ad una rielezione salvo a dimettersi alla fine della legislatura per far posto a Draghi. Tetium non datur.

Alla fine Draghi, se Mattarella dovesse insistere nel non volersi più candidare, accetterebbe la candidatura al Quirinale, non avendo altra strada per continuare la sua opera di servitore dello Stato che si popone di salvare gli interessi supremi della Nazione e nel controllare la realizzazione del PNRR in questo grave momento oltre a garantire il mantenimento del profilo democratico della nostra Repubblica.

di Nino Lanzetta

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