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La strategia dei festiani: se la sindaca non accetta le condizioni, compatti in maggioranza. Una opposizione interna leale e intransigente

Il tempo è scaduto: i consiglieri di Davvero e W la Libertà non possono tradire il mandato elettorale. O in giunta per realizzare il programma ter per l’Avellino del futuro o la sindaca trovi nuovi assessori

O governiamo solo noi o tutti a casa: questo messaggio dei festiani è politicamente inaccettabile. I consiglieri fedelissimi dell’ex sindaco propongono un programma, delle proposte da integrare nelle linee programmatiche dell’amministrazione Nargi. Ma non basta: la loro richiesta pare un ricatto politico per il potere o comunque pretestuosa per aprire una crisi politica per tornare alle urne prima possibile, – a maggio o giugno – con Gianluca Festa candidato temerario, contro tutti a costo di indossare la fascia tricolore, di essere ancora il capo indiscusso, solista un poco autocratico, popolare e un poco populista. Un atteggiamento censurabilissimo. Pare.

Ma i festiani non vogliono vittimizzare Laura Nargi – comunque ci sono riusciti, forse loro malgrado -. Da parte sua, la sindaca non può dare l’immagine di voler la poltrona a tutti i costi, anche se non ha i numeri e a costo di subire ogni sorta di imposizione e umiliazione politica pur di difendere una poltrona per vivacchiare con una amministrazione inesistente. E no.
Intanto tocca a lei: deve accettare o no. I festiani mettono sul tavolo due proposte correlate, inseparabili, inscindibili ma non imprescindibili per tenere in vita l’amministrazione. Due richieste chiare: chiedono che la sindaca sottoscriva una lista di cose da fare e una lista di nomi di assessori.

Nargi accetta o rifiuta: questione di ore, al massimo qualche giorno. Per la precisione, le deleghe non si toccano, le proposte possono essere integrate, cambiare un poco, essere aggiornate ma senza stravolgimenti: rappresentano una visione – secondo Festa – della città del futuro: Avellino bella, vivibile, moderna, smart. Le proposte sono un corpus organico, idee cucite insieme da Festa, che probabilmente aveva immaginato di presentarle ai cittadini al momento della sua seconda volta da sindaco. Non sono fuffa o aria sfritta. E chi, se non una giunta di fedelissimi festiani può realizzarle? E poco importa se poi quando l’opera sarà completata sarà Nargi a benedirla. Ci sarà il marchio di Festa, e Avellino – per l’ex sindaco – sarà migliore.

Tanto basta a Festa. Ci saranno i suoi assessori, gli obiettivi saranno raggiunti. Conta il risultato.
I festiani hanno una sola paura: amministrare senza risultati, senza onore e senza gloria, non essere buoni amministratori, efficienti, efficaci, disponibili: non vogliono – confessano convintamente – occupare un posto in giunta per bramosia di potere, per gestire nel peggiore dei modi, per intascare una lauta ricompensa. La città non glielo perdonerebbe, li boccerebbe e li dimenticherebbe. Ed ecco allora perché la giunta è legata a doppio filo con il programma.
Perché i festiani, a loro modo, vogliono bene ad Avellino. Così dicono. E allora se il valore supremo è il bene della città, cosa succede se la sindaca non accetta la loro proposta? Merita di tornare a casa? E no. Sarebbe troppo. Una possibilità la deve pure avere, per il bene della città. Sfasciare politicamente una amministrazione non è una cosa da buon amministratore.

Se Nargi non è d’accordo con le idee di Festa e con la nuova giunta allora può comunque governare, è suo diritto. Sì, può farlo a modo suo, magari con una giunta tecnica o multicolore, con chi ci sta ma senza i festiani dentro. Che si piazzerebbero compatti in maggioranza, rispetterebbero il mandato elettorale, non sfiducerebbero subito Nargi, la loro sindaca. Composti tra i banchi del consiglio sarebbero sempre e comunque gli alfieri del bene della città, sentinelle del loro elettorato e dei cittadini tutti.
Insomma la sindaca per il momento può stare tranquilla, una maggioranza ci sarà comunque. I festiani giudicheranno nel merito i provvedimenti. Non perdoneranno, s’intende, nessun errore alla sindaca. Non si può tradire la visione della città di cui loro sono custodi: sono ferventi idealisti. A modo loro, si intende.

Però ci vuole consapevolezza e garbo istituzionale. La baruffa politica con la sindaca non può durare ancora. La giunta è vuota, il consiglio comunale è inagibile politicamente, la città è ferma, è in attesa, è annoiata: Nargi e Festa rischiano entrambi una brutta figura. La ratio della crisi è insensata, forse inconfessabile: nessuno ricorda perché tutto è iniziato. Una crisi incomprensibile perché fondata su premesse e conclusioni sbagliate. In democrazia prevale la maggioranza e l’importante è discutere. Però non del nulla.

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