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Maturità, docenti e dirigenti scolastici si dividono: donne ancora una volta assenti. Buoni spunti di riflessione ma il rischio è la banalizzazione

Iandolo: manca una riflessione approfondita sul mondo di oggi. Nell’anniversario di Deledda autrici ancora discriminate. Lo Russo: previsioni disattese ma alunni soddisfatti. Saggese: tracce equilibrate, un esercizio di democrazia in un tempo di buio. Vespucci: tracce controcorrente, di forte complessità Napodano: nella traccia su Saragat forte richiamo etico. Sasso: alunni chiamati a interrogarsi sul proprio tempo. Vespasiano: un immaginario che richiama i valori del governo di destra

Sono tracce che dividono docenti e dirigenti scolastici quelle scelte dal Ministro Raffaele Valditara. Se alcuni spiegano di averne apprezzato le tante suggestioni e la capacità di parlare all’universo interiore dei ragazzi e porre l’accento su temi cruciali come quello della democrazia, indicando un universo etico a cui guardare, altri puntano l’indice contro la loro genericità o l’ambiguo riferimento a confini e frontiere, sia pure riferiti alle stagioni della vita.

La prof.ssa Claudia Iandolo, docente e scrittrice al liceo Virgilio, parla di tracce “che arrivano a banalizzare grandi temi, dalle democrazie su cui si chiede di riflettere senza fare riferimento alla crisi che attraversa questa forma di governo al processo di crescita. Manca una riflessione seria e approfondita sul mondo di oggi. L’amarezza nasce, poi, dalla constatazione di come il Ministro e chi collabora con lui siano scollegati dal reale. Nella traccia legata all’analisi del testo sono stati proposti autori che difficilmente si riescono a trattare anche a causa delle tante ore sottratte all’insegnamento perchè destinate a percorsi di orientamento e progetti. Inoltre, ancora una volta le donne risultano assenti da tracce e documenti, malgrado l’anniversario dedicato a Grazia Deledda. Proprio alle donne ho dedicato quest’anno una progettualità specifica, affrontando scrittrici come  Annamaria Ortese, Grazia Deledda e Sibilla Aleramo. Ma il Ministro sembra continuare a discriminarle. Senza contare che persino autori come Pavese vengono depotenziati e proposti a partire da componimenti che ne sminuiscono la carica innovativa o di militanza o che ci presentano comunque questi autori sotto vesti diverse da quelle tradizionalmente li caratterizzano”

A parlare di una buona accoglienza da parte degli alunni la prof.ssa Mara Lo Russo, docente al liceo Mancini, che sottolinea come “Le tracce, che come spesso accade hanno disatteso le previsioni, – se si esclude quella relativa al discorso di Saragat, tenuto nel giorno di insediamento dell’Assemblea Costituente – sono state accolte con piacere dagli allievi, almeno da quelli della classe, che ho seguito nel triennio, al punto che qualcuno è stato a lungo incerto sulla scelta più adeguata. L’analisi del testo ha raccolto maggiore consenso, in particolare quella relativa alla bella pagina diaristica di Vitaliano Brancati sul valore del ricordo. Molto apprezzata per la sua intensità è stata anche la poesia di Cesare Pavese, dedicata alla donna amata, raccontata attraverso la bellezza di uno dei luoghi simbolo di Roma, piazza di Spagna. Il paesaggio, che lo scrittore ci racconta, riflette il suo stato d’animo tumultuoso nella sospensione dell’attesa: “Il tumulto delle strade sarà il tumulto del cuore”. Coinvolgenti per gli studenti sono state anche la traccia sulla meraviglia, la capacità di farsi stupire, che ci rende migliori, più umani, più vivi, e quella desunta dal bellissimo libro di Mario Calabresi, “Alzarsi all’alba”, sull’idea di “fatica”, che si presta a molteplici riflessioni”.

La dirigente scolastica Mirella Napodano promuove la scelta degli autori legati all’analisi del testo “Le sorprese non sono mancate. Personalmente, per la tipologia A, che prevede l’analisi del testo, ho apprezzato la scelta della poesia di Pavese, evocativa di atmosfere romane e ancor più quella del brano di prosa di Brancati, denso di emozione per la memoria: facoltà spesso trascurata ai nostri giorni a favore di un presente dilagante e nichilista, inevitabilmente svuotato di senso. Da proustiana convinta, continuo a ritenere che anche solo un frammento di memoria possa evocare il tempo perduto di una felicità destinata a rinnovarsi. Per la tipologia B, che prevede l’analisi del testo, la traccia sugli 80 anni della Repubblica – molto attesa dagli studenti – è arrivata con il discorso di insediamento alla Costituente di Saragat nella seduta del 26 giugno 1946, in cui il richiamo etico all’umanità risuona con grande efficacia in questa tragica attualità. Interessanti mi sono apparsi anche l’insistenza nel brano di Binucci sulla competenza verbale nello scrivere per l’efficacia della comunicazione, che stimola importanti riflessioni di creatività scientifica e lo spunto indotto dal brano di Furedi sull’arte di tracciare ‘frontiere’ per non ridurre ad insignificanza le diversità, valorizzando le identità. Per la tipologia C, tema di attualità, ho apprezzato la citazione sulla meraviglia di fronte allo spettacolo della natura, dall’articolo della giornalista Wenke Husmann e allo stesso modo il richiamo all’impegno, al valore della costanza e dello sforzo nel lavoro espressi nel brano tratto dal recente libro di Mario Calabresi Alzarsi all’alba. In sintesi, credo che in linea di massima siano stati scelti argomenti pertinenti agli obiettivi delle prove di esame, formulati senza troppe ambiguità e alla portata delle capacità degli studenti.”

A parlare di tracce complesse il professore Gerardo Vespucci, già dirigente scolastico “A voler esprimere un giudizio sintetico – contro ogni speranza – credo si possa affermare, senza tema di smentita, che i tecnici del ministero abbiano realizzato una ottima selezione. E questo è davvero insolito visti i precedenti di questo ministero, come vedremo tra poco. Le 7 tracce consegnano agli allievi la possibilità reale di mostrare sia le conoscenze linguistiche che la capacità di rielaborazione, analitiche e sintetiche. Nel merito, le prime due tracce di analisi del testo offrono da un lato una poesia di Pavese e dall’altro un brano di Vitaliano Brancati. La poesia è tratta dalla raccolta Verrà la morte ed avrà i tuoi occhi del 1950, anno del suo suicidio, tanto bella quanto disincantata: dedicata alla sua ultima fiaccola di speranza di vita dal nome di Constance Dowling, una splendida attrice americana. Di Vitaliano Brancati è stato proposto un brano tratto da I piaceri, il cui tema centrale è il valore dei ricordi, la cura nel trattenerli e la necessità di non disperderli. Sicuramente i due temi proposti sono di immediata comprensione, l’amore ed il passato, ma è nelle corde di ragazzi e ragazze tra i 18 e 19 anni la capacità di farne oggetto di riflessione? E questo vale sia per Pavese, di cui bisognerebbe comprendere di quale amore egli tratti, se solo si pensa che la principale poesia della raccolta recita Verrà la morte ed avrà I tuoi occhi; e sia per Brancati che può certo valorizzare la memoria non fosse altro perché ne è piena: ma quale memoria hanno i ragazzi? Aspetto curioso di vedere in quanti si cimenteranno con queste due tracce. Passando alle tre tracce argomentative, si può dire che si passa opportunamente a tre tematiche che pongono i ragazzi ed i maturandi a riflettere, e a ragionare su tre questioni di fondo: Giuseppe Saragat – ex Presidente della Repubblica – col suo intervento alla Costituente sulla realizzazione di una Costituzione democratica pone l’accento sul fondamento umano di ogni regola costitutiva della comunità. Piero Bianucci, giornalista scientifico molto noto, pone agli esaminandi il tema della comunicazione scientifica che pur esprimendo il massimo della razionalità utilizza sempre le facoltà più umane – che nessuna intelligenza artificiale può esprimere – che sono quelle della creatività e fantasia: sullo sfondo, la provocazione è relativa alle due culture, inopinatamente contrapposte. Il terzo, I confini contano, di Frank Furedi – probabilmente il più controverso – invita i giovani a considerare la necessità di una maggiore identità considerato che l’incapacità di definire confini di vario tipo – reali e mentali – sta conducendo anche le diverse generazioni in un indistinto: probabilmente, sarebbe stato più efficace il famoso invito di Orazio col suo est modus in rebus! Infine, le due tracce di attualità: la prima di Wenke Husmann, tratta da Funziona a meraviglia, in cui nel mentre si invita a gustare le meraviglie della natura, si insinua in maniera sottile una certa critica allo scientismo che con la sua pretesa di spiegazione rigorosa ha eliminato il piacere della curiosità verso i fenomeni naturali. La seconda di Mario Calabresi, con un brano tratto da Alzarsi all’alba, che intende porre i maturandi di fronte al valore intrinseco della fatica, intesa come sforzo e responsabilità tramite cui in passato si fondava una civiltà ed anche i rapporti umani ne uscivano rafforzati in una relazione di solidale condivisione. Tutto ciò considerato – frenando al massimo il mio spirito critico – non posso nascondere la mia sorpresa – in positivo – ed anche le mie perplessità – in negativo. Della prima ho detto; della seconda invece non posso tacere: le sette tracce, comunque le si guardano, possono essere accumunate dal giudizio univoco di “complesse”: anzi, a dirla tutta, credo che i ragazzi e le ragazze si sapranno esprimere solo in superficie. Ma, mi chiedo, come fa il ministro Valditara a tenere assieme questi spunti di complessità con le sue semplificanti scelte suicide in tema di scuola? Ha eliminato i giudizi analitici alla primaria, sostituiti dal giudizio sintetico propedeutico per i voti; ha attivato gli istituti tecnici di 4 anni; ha imposto le commissioni di 4 commissari al posto di 6 per gli esami di Stato trasformati in di Maturità con un tratto di penna: da dove nascono queste tracce controcorrente? Purtroppo, siamo in presenza di una compagine che voleva costruire l’egemonia culturale a prescindere e questo genera ‘chimere’!”

Il filosofo Giovanni Sasso sottolinea come “Le tracce sono interessanti, sollecitano le riflessioni critiche degli studenti, vanno a smuovere alcuni nodi che impongono una necessità di analisi. Nell’insieme sono ad ampio spettro e vogliono che lo studente metta giù le proprie riflessioni secondo una dimensione culturale ampia. La tipologia A dell’analisi del testo che riporta a Pavese e Brancati non deve essere assunta come la scelta di autori che si pongono fuori dai programmi, poichè da un lato le Indicazioni Nazionali sollecitano i docenti a spingere sempre di più verso il Novecento, dall’altro la visione che consegnano gli studi liceali della letteratura comincia dal primo anno delle superiori. Pavese e Brancati potrebbero essere autori che sono stati affrontati anche al biennio o con letture personali. E’ vero che il componimento di Pavese potrebbe non essere stato oggetto di studio ma risulta affascinante la descrizione delle atmosfere. Io avrei scelto la traccia sul testo di Brancati sul tema della memoria, che pone anche il problema delle malattie demolitrici del bagaglio dei ricordi e si ricollega al discorso di Saragat, che consegna una pagina di memoria del paese, offrendo uno spaccato della realtà nel 1946. Il monito è quello di salvaguardare la memoria e lo si fa, innanzitutto, studiando la storia, mantenendo vivi i principi costituzionali. Nel 1946 Saragat si sente uomo della Repubblica, ribadisce il valore della democrazia che si contrappone alla tirannide, spiega l’attenzione del legislatore a valori come saggezza e giustizia, celebra il valore della patria libera. Ricorda come la democrazia è un costume e sollecita la riflessione su un armonico equilibrio dei poteri. Molto suggestiva anche la traccia sulla comunicazione scientifica e quella sull’elogio della fatica, attraverso sinonimi come impegno, passione, dedizione, costanza e tenacia, che ricordano ai nostri ragazzi il valore dello studio per raggiungere qualsiasi traguardo, realizzare sè stessi ed affrancarsi proprio dalla fatica. Del resto, l’invenzione delle macchine nasce dalla volontà di  cancellare la fatica. La traccia ci ricorda come studiare o lavorare comporta sacrificio ma produce conquiste. Siamo abituati a lenire la fatica ma chi vuole essere se stesso deve abituarsi alla fatica. Bello anche lo spunto di riflessione sulla meraviglia dell’incanto, dobbiamo essere sempre noi a conservare la capacità di stupirci, ricordando come la filosofia è figlia della meraviglia”.

A parlare di tracce ideologicamente orientate il docente e scrittore Michele Vespasiano. “Ho scorso le tracce e man mano, mi sono convinto che non erano affatto neutrali, ma ideologicamente orientate secondo il valoriale caro al governo di destra (sacrificio, dovere, resilienza individuale, amore romantico depoliticizzato, ecc.) Nel toto‑tracce della vigilia si sperava in una riflessione su Grazia Deledda; invece c’è stata la completa assenza di voci femminili. Questo già dice molto. L’enfasi su confini, fatica, dovere e sacrificio, poi, disegna un immaginario formativo che privilegia rigore, autodisciplina e resilienza individuale. Inserire figure come Frank Furedi (considerato un ideologo orbaniano) e selezionare letture che esaltano l’autodeterminismo (o un amore romantico fuori tempo) non è neutro, bensì legittima interpretazioni politiche precise, trascurando le condizioni sociali che determinano le vite dei giovani. Se il governo celebra la “disponibilità al sacrificio”, la scuola non può limitarsi a richiederla. L’esame dovrebbe stimolare pluralismo e spirito critico, non forgiare consenso attraverso omissioni e simbologie pedagogiche. Chiedere impegno ai ragazzi è legittimo; chiederlo senza accompagnarlo a responsabilità collettive e diritti fa correre il rischio di una manipolazione politica mascherata da educazione. È questo, temo, il comune denominatore dell’intero pacchetto di tracce proposto oggi. Immaginando di essere un maturando, ho provato a pensare quale traccia avrei svolto. Quasi certamente avrei scelto il brano tratto da “Alzarsi all’alba” di Mario Calabresi, storie che esaltano la fatica come cifra esistenziale, e avrei analizzato la prospettiva della responsabilità secondo la lezione e la pedagogia del collettivismo emancipativo di Don Lorenzo Milani. La fatica, per il Priore di Barbiana, non è mai solo virtù individuale, ma strumento di riscatto collettivo. E questo è anche il mio pensiero”

A parlare di tracce equilibrate il dirigente scolastico Paolo Saggese “Non condivido le polemiche. Credo che le tracce della maturità non debbano piacere a tutti, debbano, piuttosto, mettere i ragazzi nelle condizioni di poter scrivere. La traccia su Cesare Pavese era la più complessa anche se apparentemente semplice, poiché Pavese è un autore che non è sempre studiato a scuola e risente fortemente dell’influenza della letteratura americana. Il testo di Pavese rischia, perciò,di apparire banale senza una conoscenza dell’evoluzione della sua poetica e della lettura italiana del Novecento, da Ungaretti a Montale e Quasimodo. Molto interessante il testo di Brancati, rivalutato anche nella bozza delle Indicazioni Nazionali, tra i pochi elementi positivi salutati dal Centro di Documentazione che non ha nascosto, invece i tanti dubbi e ombre sui programmi di storia. La traccia sui confini è stata considerata polemica nei confronti dei giovani ma mi sembra che lo sia ugualmente nei confronti dei tanti adulti che non hanno capacità di essere genitori, che vogliono continuare a comportarsi come se fossero ancora giovani. Molto bella anche la traccia sul senso del dovere che richiama un’idea comune nella civiltà contadina, che fare bene il proprio lavoro, che si parli di un docente, di un operaio, di un collaboratore scolastico è una dichiarazione etica, significa promuovere il giusto e l’utile, fare bene il proprio lavoro anche al di là di quanto richiesto dal Contratto Collettivo è un atto d’amore, una dimostrazione di amore per gli altri, unica possibilità di sentirci comunità. Lo stesso discorso di Saragat nel buio del mondo in cui viviamo richiama con forza i valori della Costituzione e si carica di un valore forte. Leggere questi testi per i ragazzi è, dunque, un esercizio di civiltà e democrazia, soprattutto se confrontato con quello che sta accadendo nel mondo, che si fa negazione della civiltà”.

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