Roberto Montefusco, segretario provinciale di Sinistra Italiana, martedì prossimo a via Tagliamento, nella sede Pd, ci sarà l’incontro tra i partiti di centrosinistra per discutere la linea politica da seguire alle prossime amministrative: l’alleanza è salva, o no?
Il centrosinistra si riunisce con un ritardo evidente a tutti, a poco più di un mese dalla chiusura delle liste. Quella convocazione sarebbe dovuta arrivare quantomeno all’indomani delle elezioni regionali che hanno visto il campo progressista affermarsi nella nostra Regione. La coalizione allo stato ad Avellino non c’è. Pesano chiaramente mesi di vuoto di relazioni e confronto. Ma penso che uno sforzo vada comunque fatto per verificare volontà e prospettive. La nostra bussola resta il campo progressista, resta una coalizione di cambiamento e di governo per la città. Verificheremo le volontà di ciascuno.
Una condizione inderagabile per l’unità del centrosinistra, per rinsaldare l’alleanza e per costruire una proposta programmatica credibile?
La discontinuità netta e radicale con la stagione del civismo tossico che ha inquinato la città. Avellino ha bisogno di uscire dalla deriva morale di questi anni, e non sono proponibili formule e candidature che questa discontinuità non la evochino in maniera netta. Ricordo a me stesso che se non ci fosse stata una lotta politica durissima anche nel campo progressista probabilmente Avellino avrebbe ancora una giunta Nargi.
Le associazioni non sono state invitate?
Penso sia stato un errore grave. C’è un pezzo di mondo progressista cittadino al di fuori dei confini delle forze politiche che rappresenta energie fondamentali per costruire una proposta di governo e alternativa per la città. Se si pensa di escluderle per guardare altrove o in nome di una idea di autosufficienza semplicemente si snatura il campo progressista, lo si trasforma in una palude indistinta che non può appassionarci.
L’identikit del candidato sindaco ideale?
Una personalità che rappresenti istanze di cambiamento, di innovazione politica, che metta Avellino in sintonia con le migliori esperienze del campo progressista a livello nazionale, cito esempi come Genova o Perugia ma ne potrei fare altri. Perché non provare a volare alto? Perché non immaginare per Avellino un tempo di coraggio? E mi si permetta di dire, qualcuno le cui idee, le cui battaglia politiche, siano note alla città. Qualcuno che non abbia bisogno di spiegare dove si colloca, perché la sua biografia è la risposta stessa a quella domanda.


