Franco Arminio non ci sta e non usa mezzi termini per replicare allo scrittore Cristian Raimo e alle sue dure parole sui paesi, raccontati come uno spazio di desolazione, segnato da alcolismo e maschilismo: “Mi fermavo in questi luoghi semidisabitati, bellissimi – scrive Raimo – quasi senza presenze umane tranne i bar pieni di maschi vecchi, italiani bianchi, che bevevano male già alle 8 di mattina, l’unica donna era sempre e solo la barista, 20 o 30 anni, alla quale i maschi vecchi facevano battute di merda, gli s’appiccicavano letteralmente addosso. Quando non c’è l’overturismo questo resta di quello che chiamiamo l’Italia, i borghi, gli antichi mestieri: resta l’alcolismo, il maschilismo, il razzismo… Leggevo Turoldo o Pasolini che parlavano del loro Friuli distrutto dal capitalismo, dalla retorica sviluppista della Democrazia cristiana e pensavo a cosa avrebbero scritto di un paese in cui dell’umanesimo intrinseco della civiltà contadina sarebbe rimasta solo la brutalità dell’odio per il diverso. Chiuse le chiese, chiuse le fontane, chiusi gli ospedali, chiusi i tribunali, chiuse le scuole, ogni tanto un cantiere aperto, roba di Pnrr per lo più o di qualche altra commessa pubblica, con ovviamente lì gli stranieri a lavorare a 35 gradi a mezzogiorno. Questa è l’Italia dove si parla di woke e di antiwoke. Un paese in cui il razzismo è la norma. Un razzismo che non si nomina mai, perché si chiama identità italiana”.
“.Puntuale la replica del paesologo e poeta Arminio a cui va riconosciuto il merito di essere stato tra i primi a raccontare territori che apparivano dimenticati, senza presente e futuro, facendone la cifra distintiva di un impegno concretizzatosi in pubblicazioni e progettualità come “La luna e Calanchi” di Aliano. Battaglie che gli hanno restituito popolarità ma che continuano ad essere parte integrante del suo essere poeta e scrittore. “Si tratta di un post dove l’autore, Cristian Raimo, denigra i paesi – spiega il paesologo Franco Arminio – Da come è scritto sembra un cittadino che ad agosto si concede un viaggetto rurale, alcuni lo fanno anche a Pasquetta e alla sagra della castagna. (…) Ci vivo da sessantasei anni in un paese, ne ho visitati migliaia, ho qualche esperienza sull’argomento. Un territorio è una scrittura frutto di un lavoro millenario e va letto con molta cura, evitando possibilmente le astrazioni, come mi ha insegnato il mio maestro Gianni Celati. Io non ho l’abitudine di fare polemiche, ma in questo caso nelle righe sciatte e sconclusionate del post di Raimo si intravede un vecchio male di certa sinistra saccente e pseudo marxista che i paesi non li ha mai guardati con attenzione. I paesi per capirli li devi guardare da vicino e da lontano. Credo che al nostro contestatore manchi almeno un punto del fuoco necessario. E non credo sia interessato a fare un corso di recupero o possa ammettere di aver fatto un post brutto. Forse tutti dovremmo diffidare di quello che ci viene detto, di bene e di male, dovremmo riconoscere che spesso siamo frettolosi, che scriviamo con l’idea che in fondo nessuno prende seriamente le nostre parole. Metterò nei commenti l’intero post e ovviamente se mi può far piacere che la Rai crei un canale dedicato al territorio, non approvo che venga chiuso quello dedicato alla scuola: vicino alla parola scuola, non va mai messa la parola chiusura. E questo a cominciare dai paesi. E come si fa a parlare di maschilismo e razzismo e alcolismo senza dire che il nostro Stato non assicura uguali trattamenti sanitari, tanto per dirne una: un infarto in paese è molto più pericoloso di un infarto in città”.


