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Presidio permanente a Grottaminarda per Gaza. L’Irpinia si mobilita contro la violenza israeliana

Grottaminarda -“Free, free Palestine”. Così si è aperta l’assemblea permanente di questa mattina, per Gaza e la Palestina, dell’Arci e delle associazioni. Un presidio, quello della cittadina ufitana, con il circolo Arci, associazioni, piccoli collettivi e rappresentanti della società civile e di partiti.

Uno”speaker’s corner”, come lo ha chiamato Roberto De Filippis, uno degli organizzatori di questa giornata. In piazza XVI Marzo c’erano anche studenti, operai ed insegnanti. “Vogliamo portare – dice ancora Roberto -sul territorio l’attenzione alta su quanto sta accadendo a Gaza. Dove c’è il tentativo di pulizia etnica con l’invasione violenta di Israele con droni e carrarmati”.

Ma allo stesso tempo “un pezzo di umanità entra all’interno delle coste palestinesi con la Sumud Flottilla”. Poco più di duecento persone hanno partecipato a questa assemblea permanente. Un’idea partita già giovedì scorso, e messa in pratica oggi. I giovani, la loro forza di volontà, contribuiscono a non far calare il sipario sulla Striscia: “Da qui vogliamo dar voce ai senza voce. E vogliamo portare allo scoperto, con le sue responsabilità, la politica”.

Stamattina Gaza è parsa meno lontana. Un banchetto, da dove chi voleva è potuto intervenire. Poche le istituzioni presenti. A parte il sindaco di Grottaminarda, Marcantonio Spera, che ha sottolineato come”i ragazzi oggi hanno finalmente rotto gli indugi. Noi, finora, abbiamo indugiato. Ma quando li ho visti venire in Comune mi sono commosso. Ci sembra che, il male, sia lontano da questa società dell’opulenza.

E a questo dovremo sicuramente rimediare”. Anche per il sindaco il problema è politico”per questo c’è bisogno di queste piazze”. E la manifestazione di stamattina, i cui interventisonostaticoordinatida Giovanni Montesano, , “è stata accesa una luce. Perché c’è ancora voglia di incidere e cambiare la società”. Al sindaco di Grottaminarda poi è stata consegnata una bandiera della Palestina. Intervenuta anche Rosanna Mariam, dell’Arci provinciale di Avellino. Ha ricordato del nome della Flotilla, che sta portando gli aiuti umanitari a Gaza”tra mille difficoltà”. Infatti”Sumud significa letteralmente non arrendersi mai”. Ed è questo lo spirito di chi combatte contro”un genocidio, perché di questo si tratta”.

Poi Luigi Violante, dell’Unione degli studenti di Avellino.”A scuola di tutto questo non se ne parla. I prof hanno paura. C’è una pratica di censura, per cui chi parla di Palestina è etichettato come rivoluzionario o di sinistra. Ci parlano solo di scuola-lavoro; mentre aziende come Leonardo distribuisce le armi ad Israele. Io manifesto perché non ho più voglia di sentire che quello di Palestina non è uno Stato, perché voglio dire basta al genocidio in atto”. Anche gli studenti dell’Its di Grottaminarda aggiungono che”i ragazzi di Gaza hanno diritto ad uscire con gli amici, di andare a scuola, come tutti quelli della nostra età. Israele vuole invece che non esistano più. Dove sono finiti i diritti umani. Siamo qui per farci sentire”.

C’erano Arturo Bonito, segretario provinciale di Rifondazione Comunista, e il Collettivo”Irpinia pro Gaza”. Pascal ha detto”sono qui per gridare: mai più “.

Accolta dagli applausi una telefonata con Mohamed, direttamente dalla Striscia di Gaza. La sua testimonianza.”La situazione in Cisgiordania è davvero tragica. Controlli metro per metro, io per andare al lavoro impiego due ore quando prima bastavano trenta minuti. La vita economica si fa sempre più difficile. Ogni giorno che passa il male si avvicina. La vita è diventata molto costosa. Ci hanno bloccato i conti, prendiamo solo il trenta per cento. I campi profughi, come quello di Jenin in Cisgiordania, è distrutto quasi totalmente. E sono state demolite cinquecento case. Le demolizioni, da ogni parte, continuano quotidianamente. Nelle università è tragico: gli studenti non hanno soldi per pagare gli studi, perché alle famiglie è stato tolto tutto”. Proprio nelle ore scorse, continua Mohamed,”sono stati arrestati accademici e studenti, e distrutto un campus universitario, dall’esercito israeliano, al Nord della Cisgiordania, perché si minaccia chi parla di politica”. E la manifestazione finisce. Come è cominciata: al grido di”Free, Free Palestine”.

 

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